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mercoledì, gennaio 31, 2007

La Buonanotte.

Domenica sera, il weekend è finito senza che il carico di stanchezza fosse svanito e il riposo solo rimandato, sera fredda e noiosa. Fredda e noiosa. Non del tutto. Non sapevo, non mi aspettavo dovesse tornare, non che ci sia stata un annunciazione, è stata una sorpresa ovattata. Quasi nel dormiveglia, o forse si potrebbe essere anche già nel sogno, quando nel buio della camera mi pare di sentire i passi di piedi nudi sul pavimento, le coperte alzarsi e sentire il freddo toccarmi, freddo sparire quando le coperte si abbassano e percepisco il calore del suo corpo, nudo, avvicinarsi a me. Forse pensa che io dorma, e forse sto sognando, come potrebbe sembrare, i corpi nudi uniscono i propri calori e i respiri  si sincronizzano petto su petto, ma non dormo, o per lo meno in questo sogno gradirei non essere dormiente. La mia mano scivola sul suo sedere e fra le natiche, come se dallo destarsi dal dormiveglia mi bacia il collo, allora la mia carezza si fa più decisa palpando senza remore e ricambiando il bacio, baci che continuano sul collo mentre la sua mano scivola sulla mia eccitazione che si è sentita evidente contro il suo corpo. Mi masturba con vigore mentre le lingue scivolano saliva bollente nei nostri palati che assetati vogliono tutto. La sua lingua si stacca dalla mia mentre il gelo della coperta che si alza mi colpisce. La luce della luna o dei lampioni per strada non so staglia la sua silhouette e guardo come spettatore di un sogno mentre queste linee di luce e percezioni di calore si mettono sopra di me e la sua vagina decisamente bagnata e bollente scende sul mio pene che è in maniera imbarazzante è troppo pronto ad esplodere. Si siede velocemente mentre le mie mani velocemente sono sul suo seno e inizia a cavalcarmi impaziente e con forza. Il rumore del letto squarcia il silenzio della notte, respiri e ansimare fanno da tappeto musicale a questo sogno e ricordo, non so. Passano i minuti e le mani si stringono petto contro petto mentre il loro veloce respirare si affianca e minuto dopo minuto sempre con più vigore mi scopa e i gemiti di piacere aumentano l’eccitazione. Senza freno la riempio di sperma come poche volte prima e per pochi secondi tutto rimane fermo, lentamente i respiri rallentano e il suo corpo scivola sul mio ancora con i nostri sessi uniti, allontana le mani da me per rimettere la coperta su di noi, un bacio sul collo e uno sulle labbra e la buonanotte sussurrata…

Il Mio Nuovo blog è: http://percezioni.splinder.com/


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mercoledì, gennaio 10, 2007

-Sdraiati.
Francesca obbedisce e si sdraia. L'inquietitudine che prova nel seguire i suoi ordini si manifesta sulla sua pelle. La seta le accarezza la schiena nuda e stranamente la riscalda, -Alzati di nuovo e sdraiati. Più sensuale questa volta. Francesca si alza. È stanca di questo gioco. Gesti di ogni giorno ripetuti ancora e ancora centinaia di volte fino a raggiungere quella che lui considera la perfezione. Lo odia per questo. Non si era mai sentita così inadeguata come lui riesce a farla sentire. Non aveva mai visto tutte le imperfezioni che si celavano in lei fino a che lui non aveva iniziato a correggerle. -Francesca, sei goffa. Rialzati e sdraiati di nuovo. Continua da ore questo suo giudicarla. Ha le gambe stanche Francesca ma vuole imparare. Soddisfarlo è divenuto l'unico modo di dimostrargli l'amore di cui ha bisogno e che lo tiene in vita. Lei avverte il suo dolore quando si accorge di una sua mancanza. È dolore vero che lo rende infinitamente triste. Lei lo vuole felice. Dopo averlo conosciuto è la sola cosa che conti per lei. Iniziò col modificarle il corpo. Già magra, per compiacerlo Francesca ha rinunciato quasi del tutto al cibo. Le costole in evidenza l'hanno resa ai suoi occhi più bella, la spina dorsale, un lungo concentrato di sensazioni da svelare con le dita. Ha tagliato i capelli per compiacerlo. Scoprendo il cranio. Così lui baciandole la testa le trasmette meglio le sensazioni di piacere che vuole donarle. Unghie lunghissime, perché a lui piace sentirle lungo la schiena quando lei gode della sua voglia. Occhiaie sul volto, perché lui vuole che lei la notte non dorma e che trascriva per lui con la penna le pagine dei libri più belli che lei ha letto. Piccoli sacrfici che la fanno soffrire e che le regalano gioia. Piccoli sacrifici di cui lei sente il bisogno come se fossero la risposta ai suoi desideri. Non usa più il trucco Francesca se non per i seni e le labbra del sesso. Perché Francesca deve essere pronta e bellissima dentro. Dove nessuno può vederla. La sua femminilità deve stare nei suoi gesti. A volte vorrebbe piangere. A volte lo sconforto la coglie. Non si sente adeguata. Non è all'altezza di renderlo felice. Ma lui inflessibile non demorde e le insegna. Con dolcezza le impartisce le lezioni che la renderanno finalmente la donna dei desideri dell'unica persona al mondo di cui le importi qualcosa. Ha imparato di nuovo a mangiare Francesca. E a sedersi. Usa le posate per tutto. E le usa solo con la mano sinistra. Perché una donna che si rispetti è sacrificio che si esterna in ogni gesto, anche il più inutile. Tra la gente si siede alzando delicatamente la gonna e stringendo le natiche. Quando è con lui, siede sui talloni. Non indossa mai scarpe in casa, perché una donna è anche schiava e una schiava cammina a piedi nudi. Tra la gente indossa solo tacchi altissimi che la fanno camminare sulle punte dei piedi. Perché una donna deve essere aggraziata come una ballerina e il sangue che le cola lungo le dita sacrificate è solo un segno di riconoscenza per le cure del suo uomo. Lava i denti 5 volte al giorno, senza gargarismi. Nuda davanti allo specchio con una mano fa forza sul bordo del lavandino nero e si issa in modo da stare tesa anche quando si lava il volto. Poi ogni giorno si mette a 4 zampe nella vasca. E in quel modo si lava l'intimità. Con tre dita si lava all'inteno del sesso. Insaponandosi lentamente e pulendo in profondità. Con due dita si lava dietro, penetrandosi e insaponandosi allo stesso modo. Con la pietra pomice leviga e rende morbidi i piedi che adorna con lo smalto. Ogni giorno un colore diverso. Ogni fine settimana un ricamo leggero e complesso diverso da unghia ad unghia, che di solito fa di notte in modo da poterlo esibire la mattina, quano lui ha appena aperto gli occhi. Un bel tatuaggio dona grazia alle sue caviglie sottili. Il suo primo gesto d'amore: un arabesco che come un bracciale le veste i piedi. I segni delle frustate che le impreziosiscono i glutei, li lenisce con le creme che lui le ha regalato. Che rendono più delicata la pelle e meno facile il cicatrizzarsi dei tagli. Perché sulla sua pelle scura deve risaltare sempre il rosso del sangue. -alzati ancora e sdraiati. Obbedisce Francesca, perché ne ha voglia e perché sa di avvicinarsi ogni giorno di più ad un ideale cui ha iniziato ad anelare insieme a lui. Ogni sacrficio la rende libera. Ogni mancanza la rende più bella. E la sua bellezza adesso non ha paragoni.

fantasticato da mimoperparlare | il mio blog | alle 09:03 | commenti (144)


Categoria: sei la mia perversione

 

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sabato, gennaio 06, 2007

[…]però il viaggiatore che sente/ prima o poi trattiene il suo andare/ e sebbene il dimenticare/ che tutto distrugge/ abbia ucciso la mia vecchia illusione/ custodisco nascosta una umile speranza/ che è tutta la fortuna del mio cuore

Tornare/  con la fronte avvizzita / le nevi del tempo/ argentarono le mie tempie/ sentire che è un soffio la vita/ che vent’anni non sono niente/ che febbrile è lo sguardo/ errante nell’ombra/  ti cerca e nomina il tuo nome/ vivere con l’anima ostinata/ ad un dolce ricordo/ che piango un’altra volta

Volver- Estrella Morente (traduzione), dalla colonna sonora del film omonimo di Pedro Almodovar

 

 

Il buon Dio ha creato le scarpe col tacco affinché noi donne non corressimo dietro agli uomini ma ci limitassimo ad ancheggiar loro, davanti. Spiego questa mia filosofia di vita a Ricardo che è venuto a prendermi in aeroporto mentre addita i miei “tacones” e si chiede come sia umanamente possibile che qualcuno affronti un viaggio agghindato come Jennifer Lopez alla consegna dei Grammy. “…Tu e Mireia non potevate che essere amiche!” sentenzia, ridendo.  Mireia l’ho conosciuta quest’estate, mentre, entrambe etilicamente molto provate, ci scatenavamo in danze lascive in una discoteca. E dopo averla beccata all’uscita che pisciava in un angolo mi ha scroccato una sigaretta e siamo diventate grandi amiche. Dopo serate passate in divertenti sessioni di caccia all’uccello e dopo aver constatato che sì, esistono davvero donne che riescono a bere quantità inimmaginabili di ogni cosa, purchè contenga alcool (“Faccio l’hostess”- ha anche azzardato a mò di scusa), le nostre vacanze sono finite. Lacrimevoli promesse ed abbracci, nella speranza di poterci rivedere al più presto.

Ed io la mia promessa l’ho mantenuta. Ho approfittato delle vacanze natalizie per staccare un po’ la spina prima di diventare ufficialmente una donna sull’orlo di una crisi di nervi. E sono andata a trovarla. Ricardo è venuto a prendermi al posto di Mireia che in questo momento sta sorvolando Dubai e  si scusa da parte sua per non essere ancora fisicamente con me. Squadro questo marcantonio abbronzato e sentenzio fra me e me che non ci sono assolutamente problemi per quest’assenza. Mi bacia la mano e mi porta la valigia, in macchina mi stordisce di musica e di chiacchiere e penso che la mia vacanza non poteva assolutamente cominciare in modo migliore. Mi porta a casa sua dicendo dicendo che fino a sera posso accamparmi lì, e lavarmi, rilassarmi e mangiare, il tutto accompagnato dal classico ma sempre efficace “mi casa es tu casa”. Sotto la doccia penso che non mi dispiacerebbe che mi scopasse. Comincio a toccarmi infilando tre dita dentro la fica di colpo, immaginando il suo cazzo che mi fotte. L’acqua bollente mi scivola addosso, mi faccio cullare dall’acqua e dalla schiuma, continuo a toccarmi la fica mentre mi insapono le tette. Lo sento bussare alla porta. “Tutto bene?”. Sì sì, scusa avevo solo bisogno di rilassarmi un po’ , rispondo imbarazzata mentre afferro un asciugamano. “Dai vieni ti ho preparato delle tortillas di patate”. Mi fiondo in cucina solo con addosso solo l’asciugamano, realizzando solo dopo che ho davvero una gran bella faccia tosta. Ed è Ricardo a scusarsi per me ma sembra anche piuttosto divertito. “Scusa, davvero, non volevo darti fretta…ti ho sentito mugolare e pensavo non stessi bene…” Impallidisco. No no, abbozzo, era solo un po’ di stanchezza del viaggio. “Immagino!” e ride come un bambino, è in piedi dietro la mia sedia e mi bacia il collo. Ride di nuovo. “Sai di buono!” e mi mette davanti un piattone di tortillas “Mangia niña, che mi vengono in testa pensieri strani!”. Rido anche io, cominciamo bene!Più lo guardo e più mi sembra di impazzire, Ricardo è pieno di quel fascino virile che non mi fa capire più nulla…Mi vesto prima di combinare disastri e mi addormento sul divano. E lui, lo sfacciato, si corica dietro di me. Mi abbraccia, e mi riempie di carezze, caste ma non troppo. Struscia la mano sul collo, sul petto, mi stringe ma non mi tocca le tette. Il bacino è suo, lo accarezza dolcemente ma non va più giù. E’ piacevole ma anche un po snervante lo ammetto. La smette solo quando fa finta di dormire mentre sento dietro la mia schiena premere la sua splendida erezione. Restiamo come due bambini così per non so quanto tempo, probabilmente alla fine ci siamo addormentati entrambi. E’ lo squillare del telefono a crocifiggerci le tempie, rompere l’incanto e creare un po’ di sano imbarazzo. Ricardo si alza e grugnisce un “Hola”. E poi comincia a discutere animatamente, fermandosi solo per ridere, con la sua risata chiassosa. E’ Mireia, mi spiega, è appena ritornata e fra un paio d’ore ti porto da lei. Perfetto, penso, il tempo di agghindarmi un po’ e di godermi la compagnia di questo adorabile sconosciuto.

Casa di Mireia è esattamente come lei: bellissima, sfacciata e chiassosa. Per l’occasione riempita di cibo, cerveza e gente fino all’inverosimile “…per darti un bel benvenuto!”, e sorridente e per niente stanca, esattamente come l’ho lasciata qualche mesetto fa. Mi ritrovo a stringere mani e a consumarmi le guance di baci, coppiette accasciate per terra su cuscinoni, musica altissima, chiacchiere che mi stordiscono. Ad un certo punto esausta mi infilo nella sua camera da letto, cerco asilo politico buttandomi sul suo letto, un enorme ed accogliente matrimoniale ora sommerso di giacche e cappotti. Ricardo mi ha seguito e dopo aver chiuso la porta mi scivola accanto. Poggio la testa sul suo petto, per un attimo mi sento protetta, sicura ed è una splendida sensazione. Mi passa la mano fra i capelli. Lo bacio, chissenefregaditutto. Profuma di birra e sigarette, è così stupendamente uomo. Lui comincia ad accarezzarmi, nulla a che fare con le carezze fatte nel pomeriggio. Sono forti, concitate, come se avesse fretta di conoscere tutto il mio corpo, ora, come se non potesse più resistere. Gli salgo sopra, a cavalcioni e mi muovo per sentire il suo cazzo attraverso i suoi jeans. Continuiamo a stringerci e a succhiarci le labbra. Mireia sbuca accanto a noi e ci urla divertita  “Porcelloni! Sapevo che vi avrei torvati qui!”. Non ci siamo accorti che lei è entrata. Mi stacco da Ricardo e con un balzo finisco sull’altro lato del letto imbarazzatissima, guardo per terra sperando di assumere lo stesso colore del pavimento. E lei di tutta risposta mi prende il viso fra le mani e comincia a baciarmi. Rimango un attimo interdetta e non riesco ad oppormi quando comincia a strizzarmi piano le tette. Ricardo si è finalmente ripreso ed ora ride come un dannato “…bè…me l’avevi detto che lei ti stava moooolto simpatica…ma non pensavo…”. “Zitto, cavròn”-lo redarguisce- risparmia il fiato e leccamela!”. Magari avrò capito male, penso, infondo il mio spagnolo non è poi così perfetto. E invece Mireia non perde tempo, si sbottona i panaloni e li fa scivolare via, divarica le gambe aspettando Ricardo. Che non si fa attendere: si accuccia a terra e le infila la faccia nella fica. Mireia continua a baciarmi, mi sbottona i pantaloni e mi fa un ditalino, mi infila nella fica il medio e poi pizzica il clitoride, per poi ritornarmi dentro con tre dita e scoparmi forte. La sento mugolare di piacere, la stronza, sono gelosa: Ricardo le sta leccando la fica ed ha cominciato ad aprirle il culo con le dita. Lei continua a masturbarmi, e poi mi abbraccia, mi bacia ed urla più forte. Approfitto del suo orgasmo per sgattaiolare da Ricardo, mettermi a pecora accanto a lui e spompinarlo. Gli accarezzo le palle e schiudo la sua cappella nella mia bocca, per poi cominciare a succhiargli forze il cazzo finche non mi sembra così duro da scoppiare. E’ stupendo, bello grosso e pieno di vene, che gli lecco ed accarezzo tutta bagnata. E lui allora comincia a sculacciarmi il culo, due schiaffi forti mentre grida che lo faccio impazzire. E anche lui comincia a farmi uno splendido ditalino. Mireia si accuccia accanto a noi, beata, gli sfila le dita dalla mia fica e comincia a leccargliele. Stronza! Mi lascia così bagnata che non posso fare altro che saltare sul cazzo di Ricardo e cominciare a chiavarlo. Mi stringe il culo fra le mani e mi lecca le tette mentre io continuo ad andargli su e giù, bagnandogli anche le palle. Mireia mi accarezza la schiena e poi si stende diero e comincia leccarmi il culo. Continuo a scopare Ricardo finchè non mi riempie della sua sborra. Lo abbraccio, adoro il suo cazzo dentro. E poi mi stacco da lui e mi stendo per terra cercando conforto sul pavimento ghiacciato. Mireia è su di lui a leccargli il cazzo e poi finisce per terra accanto a me. Crolla dal sonno chissà quanto avrà bevuto prima.

Cerco i miei vestiti seminati sul letto, Ricardo poggia Mireia sul letto e la copre con i cappotti per non farla infreddolire troppo, mentre lei dorme come un sasso, come se non fosse successo niente. Ricardo mi prende per mano, e mentre usciamo dalla mia stanza, comincia a baciarmi e di nuovo quel profumo “di uomo” mi intontisce. “Eres muy guapa, guapissima” e ride di gusto, adorabile.


fantasticato da DolcaMorgana | il mio blog | alle 21:27 | commenti (3)


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