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martedì, aprile 18, 2006

La Foto

Un gioco nato per fraintendimento. Divertente, pacato, eccitante. Capire male un discorso, iniziare a spedirsi qualche foto, capire cosa di è frainteso, riderci sopra e continuare il gioco. I discorsi in equilibrio fra il detto non detto, come foto con il vedo non vedo,  quindi chiari se quelli che parlano si capiscono. Apprezzamenti velati, desideri non sempre celati ma che escono in toni tenui.

Poi una scommessa, in palio una foto,”se vinci tu mi fai la foto, decidi tu come, solo una”. Vinsi.

Lei è Donna, più grande di me, Donna vera, al 100%, scherzosamente dice di aver un fisico da rottamare, come dice al suo istruttore in palestra, ci sta lavorando per essere perfetta come vorrebbe lei, ma anche ora, con curve abbondanti, induce a pensieri peccaminosi e belli.

Arriva il giorno della foto, ma questa volta non sono autoscatti, sarò io l’artefice di un mio desiderio. eccitazione palpabile quando entriamo in casa sua. Più o meno ci siamo già detti tutto, beviamo giusto un caffè, poi ci prepariamo. Lei entra in camera e si prepara, come su mia richiesta, quando sarà pronta io entrerò e scatterò la foto, per poi uscire. La seguo con lo sguardo mentre entra in stanza, sospiro, non ricambia lo sguardo, gioca, è Gatta. Vederla vestita era relativo, sotto gli abiti eleganti, anche quando semplici, vedevo il mio desiderio.

I nostri discorsi, il nostro equilibrio toglieva gli imbarazzi, che fosse un discorso serio o scherzoso ci si trovava sempre bene, e si creava equilibrio eliminando disparità, eliminando imbarazzi, forse, come si può immaginare al primo scambio di foto. Come ora senza imbarazzo ci si preparava a questo che è per me un evento. Come ora si giocava, seguirla con lo sguardo, vederla nuda sotto gli abiti, come sentirsi i miei occhi addosso, calamitarli su di se, goderseli.

Preparo la macchina, mi batte il cuore, e batte ancora di più quando sento il mio nome, ora posso entrare.

Letto dalle lenzuola candide, scompigliato ed elegante, quadro di una stanza che è cornice di Arte (emotiva). Lei nuda, distesa. Pelle leggermente abbronzata da lampade, eccitante nudità, posa da dipinto. Su un fianco, mano che sorregge la testa, un sorriso accennato e occhi accesi, il mio sguardo segue tutto il suo corpo, seni prosperosi, il braccio disteso sul fianco tiene il lenzuolo,  senza nulla indosso, mi soffermo sul pube, seguo la mano che tiene il lenzuolo che copre dal ginocchio in giù. La luce del giorno è buona per la foto ed è fortunata ad adagiarsi su di lei. Scatto.

 

Il cuore mi batte un poco meno, abbasso la fotocamera e la guardo, e mi dice “ cosa fai lì impalato?”. Non saprò mai se volesse che uscissi o facessi quello che ho fatto. Ho appoggiato la macchina fotografica ed ho iniziato a spogliarmi, nel silenzio di quella domenica pomeriggio sentivo il suo sguardo adagiarsi su di me. Una volta nudo la guardo, lei chiude gli occhi, salgo sul letto e sono su di lei, per baciarla, sulle labbra, due volte, delicati, poi con la lingua bagnarle le labbra. Apre gli occhi, ci baciamo ancora, facendo sfiorare le lingue. Sono sopra di lei, mi appoggio con il pene al suo pube, sento la reazione che ha, lo tolgo per appoggiarlo ancora, mentre scendo pian piano con i baci, per sentirle il collo, e scendere ancora, per baciare il seno che stringo e muovo. Prendere tra le labbra i capezzoli, succhiare mentre con la lingua gioco e ci giro intorno. Una mano scivola fra le gambe, per sentire il calore, tengo la mano sopra, come per scaldarmi, e per bagnarmi,  e titillo il clitoride tornando su con i baci fino alle sue labbra, fino alla sua lingua. Dimenarsi con il corpo, lento aumentare il ritmo della mia mano e del movimento del suo corpo, aumentare come la passione dei nostri baci. Il calore è tanto. Entro con due dita e mi fermo in fondo, sento le sue reazioni, godo con lei, ed aumento il ritmo. Le sue mani sulla schiena, sul petto, sul sedere. Ancora per un poco la masturbo con tre dita. Si dividono le nostre labbra, assaporo le mie dita, mentre scendo e i nostri sguardi si incontrano  e si lasciano. Il mio respiro è lento, il cuore batte forte, batte come il suo, sento il suo respiro,come per prendere fiato.  Appoggio le labbra sul suo clitoride e tengo le mani sulla pancia, appena appoggiate, mi piace, mi piace la sua pelle, mi piace sentire che si muove. Succhio lentamente, assaporo, giro la lingua intorno. Gode lentamente, si gode ogni giro di lingua, scendo pian piano e giro intorno alle labbra, calde, bagnate, ma non entro, percorro lentamente e assaporo la sua voglia. Le mani mi fermano e mi spingono la testa contro il pube, entro con tutta la lingua di colpo, spingo forte la testa, giro con vigore lento la lingua, sento le sua mani decise allentare la spinta man mano che aumenta il trasporto e il coinvolgimento. Muove la schiena come io muovo la lingua, godo con lei, danzo con lei. Bevo di lei e ne sono inebriato. Il silenzio della domenica pomeriggio è mosso dal nostro respiro passionale, da ansimante coinvolgimento, da sesso vellutato.

Minuti che passano caldi, viene dolce, si calma la danza mentre prendo ancora qualche goccia di lei.

Percorro a ritroso il suo corpo, che si muove lentamente calmandosi come calano i miei battiti, e trovo le sue labbra aperte, prendo il suo respiro mentre si incrociano gli sguardi, beati….

I corpi attaccati e sapori che mi mescolano con il sottofondo del respiro di un bacio appassionato. Il pene appoggiato con il tronco alla vagina mi trasmette quanto è aperta e quanto è bollente. Le mani scivolano sui miei fianchi, solleticandomi. Sentiamo il sorriso intrappolato nel bacio. Sento la mano che lo prende e mi comanda, mi allontana, lo spinge poco lontano, sento le dita introno alla sommità, che mi guida dentro le sua labbra, entro piano e spingo forte, spingo prolungatamente mentre mi stendo ancora su di lei per un altro bacio, ansimante, per farle sentire il mio cuore a mille, per sentire il suo, splendido cuore. I baci diminuiscono, di intensità e numero,  man mano che sale il walzer, ora lento. Sale la musica, colonna sonora, di battiti, respiri e gemiti. Su di lei, alto, la guardo, ammiro,  guardo le sue mani sulle mie braccia, sento le sue gambe dietro la mia schiena, spingermi ancora di più dentro di lei, così faccio, mentre seguo il suo collo inarcarsi indietro e gli occhi che si chiudono come per contenere il sesso, ammiro mentre sento il pulsare del suo corpo, del suo respiro, del suo cuore dai seni che con vigore fanno godere il mio tatto. Il silenzio ora gode della nostra musica, forte, il sole si scalda del nostro calore, la primavera gode dei nostri lussuriosi profumi. Un vortice dentro e fuori, una discesa a testa in giù, con la testa che gira, che sale. Forte e forte sempre più forte dentro di lei, su di noi. Ancora più musica, calda, aperta, duro e morbido incontro intimo, sale il ritmo, il godimento. Vellutata lussuria. Ancora più forte, quasi violento, incedere, musica, gemiti e urla non strozzate, forte, ancora più forte e dentro, dentro di me, dentro di lei vengo, vengo con lei, insieme, piena di me, pieno di lei, nei miei occhi,nel mio cuore. Vellutato pomeriggio. Una foto diventata realtà, un quadro che prende forma con le emozioni.


fantasticato da gattaca | il mio blog | alle 18:21 | commenti (4)


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lunedì, aprile 10, 2006

E’ buio davvero adesso. Lo percepisco dal silenzio della strada. E dalla luce dei neon che si insinua dalla persiana. Sento il chiavistello che viene aperto. Il rumore dei suoi passi. Le sue mani mi slegano finalmente. "Come una ballerina"- aveva detto. E così sono rimasta per due giorni. Legata al soffitto. Tutto il peso del mio corpo sulle punte dei piedi. Vorrei guardalo. Per sapere se è fiero di me e del mio sacrificio per lui. Ma con una mano mi fa chiudere gli occhi. Mi prende tra le braccia come quando sa di avermi fatto male. Sento che usciamo dalla mia prigione. Entriamo nella sua stanza. Mi sdraia sul letto. E si allontana. Sono immobile. Tendo le braccia ormai libere verso i bordi del letto. Sono al centro. Immobile, perché non so se ho il permesso di muovermi. Me ne aveva parlato una volta. Di questa sua fantasia. “Ti vedo come una bambola di cristallo” - aveva detto. E le bambole non si muovono. Mai. Ho paura. Per la prima volta da quando tutto questo è iniziato. Perché il mio corpo è stanco, i miei muscoli sono tesi al massimo. Ho paura che inizino a tremare. Ho paura di sanguinare senza permesso. Ho paura di respirare. Un rumore. Sulla destra. Sento che armeggia con qualcosa. Poi mi sfiora la coscia. La mia pelle si increspa. Ma non se ne accorge. È il frustino lungo. Quello che lascia i segni e apre la carne. Quello con cui mi frusta sul sesso quando gli manco di rispetto. E commetto degli errori. E’ difficile stare immobili. Mi tocca una coscia. Scende lentamente. Mi sfila le scarpette. Spero di averlo accontentato in questo. Spero che stia guardando il mio sangue e le dita viola e che capisca il mio sacrificio. Il contatto della sua bocca calda sul dorso del piede sinistro. Per la prima volta dopo ore sento che mi sto rilassando. Ma devo restare tesa. I crampi verranno di nuovo lo so. Ma glielo devo. Perché mi ha creata per questo. La mia sofferenza è il suo piacere. Avvicina un bicchiere alle mie labbra. E sussurra al mio orecchio una domanda alla quale non so che rispondere. “hai sete?”. Le vede le mie labbra secche e sporche di sperma. Lo sa che non posso bere da quasi tre giorni perché mi ha proibito qualsiasi liquido all’infuori di quello che posso procurarmi succhiando e leccando come una puttana. “si” provo a rispondere. Ma la gola è troppo secca. E quasi mi fa male. So che sta sorridendo. “le bambole non parlano, lo sai”. Sono nel panico adesso. Il corpo inizia a tremare e irrigidirsi preparandosi per il primo colpo. Ci ha giocato a lungo per addestrarlo a reagire così, ricettivo a ogni sua parola. L’ho deluso. Il colpo arriva. Secco, tremendo. Sul seno destro. La sensazione del sangue. Come sale su un taglio. Urlo. Perché non posso non farlo. E mi muovo. E mi agito. So che è arrabbiato adesso. Mi prende per i capelli e inizia a legarmi. Una corda doppia che stringe e mi toglie il fiato. La stringe attorno ai seni fino a scoppiarli, me la avvolge in verticale attorno al collo, verso il basso attraverso il sesso aperto, e tira avvolgendo anche i polsi e di nuovo il collo. Ancora giù sulle caviglie, attorno alle ginocchia, le dita dei piedi, e poi su attorno alle spalle. E stringe, stringe. E io urlo. Ma mi tappa la bocca. Il sapore che assaggio è intenso e lo riconosco subito. E vorrei vomitare. È quello della sua urina. Ha bagnato un panno nel piscio che era nel bicchiere e me lo ha cacciato in gola. Mi benda gli occhi. E mi adorna il capo con una corona di spine intrecciate. So che adesso sono bellissima, una struggente e intensa versione porno di nostro signore Gesù Cristo. Sona la regina di tutte le puttane adesso. Sono la dea della vergogna, la santa del cazzo. Inizia a montarmi dentro l’eccitazione di quest’immagine che non vedrò mai. Voglio più sangue addosso. Voglio urlare e sentirmi farlo. Lui se ne accorge. Stringe di più le corde. Le labbra gonfie e rosse del sesso si allargano accoglienti, il clitoride viene sfregato, un contatto ruvido che mi fa immaginare una sirena col mio viso stretta tra le maglie di una rete di pescatori. Pronta per essere usata e venduta. Toccata da mani callose, costretta a scopare per compiacere e rimanere in vita. Non devo parlare per chiedere di essere colpita ancora e ancora. Le staffilate arrivano e ognuna di esse è un contrarsi di muscoli immobilizzati e nervi che si tendono. Corde che stringono. Mi sembra di lacerarmi da sola. Ha sempre avuto ragione. Se resto immobile non provo dolore. È questo che vuole farmi capire con le sue frustate morbide di gentilezza, con i suoi baci taglienti di rasoi, con le sue mani cerebrali. Mi ritrovo a piangere. Sono felice. E lui lo sa. Non mi muoverò più, amor mio. Perché so che ogni mia mancanza ti reca dolore. Non mi muoverò più mio signore. Ma il mio corpo è orami divenuto anch’esso corda. E adesso ha capito che il piacere è vicino. Continua a muoversi da solo. La mia bocca più vogliosa inghiotte e rilascia. Il mio bacino sembra in preda alle convulsioni e i colpi aumentano, e si fanno più veloci e il clitoride brucia sfiorato e stretto in una morsa ruvida che mi costringe all’immobilità. Immobile, godo dei miei movimenti rubati e inconsapevoli, sento il sangue che cola tra le gambe e mi manca l’aria per un attimo che dura ore. E un urlo che sa di sete e di dolore mi esce dalla gola e si fa strada attraverso il bavaglio. Che inizio a succhiare. Perché mi ricorda il suo sapore. Perché è uno dei suoi sapori meravigliosi. Mani da uomo mi tolgono il bavaglio. La mia lingua esce fuori tra le labbra cercando di prolungare il più possibile il contatto con la stoffa. Vengo slegata, completamente. Ma è ancora buio. È troppo che sono bendata ormai. Le tenebre mi appartengono. Voglio promettergli di non aprire più gli occhi se questo può in qualche modo renderlo felice. la sua bocca accanto alla mia. Il suo alito mi avvolge, voglio baciarlo. “Hai sete?” – chiede. La mia bocca non emette suono ma lentamente la mia testa annuisce. Mi prende tra le braccia. Di nuovo. Mi mette in ginocchio a terra. Davanti a lui. In basso. Finalmente al mio posto. Lo sento vicino, a sfiorarmi le labbra. Sono una bambola di cristallo. E ho sete

fantasticato da mimoperparlare | il mio blog | alle 15:47 | commenti (4)


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