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mercoledì, marzo 29, 2006

Noir Desire

"Era desiderio quello che c'era nei suoi occhi,vedere quei due corpi unirsi in quel modo così selvaggio e carnale,vedere quelle bocche come mangiarsi,le lingue unirsi in danze senza fine,lui dentro lei e lei dentro lui,era sublime invidia...sapevano che era li...aveva visto che lei aveva inquadrato lo spiraglio di porta dove lei poco furbescamente si era nascosta,la passione che stava guardando esplodere in tutta la bellezza era una calda carezza fra le gambe,un desiderio che nasceva e moriva nel centro del suo piacere,sentiva quel delizioso pizzicorio,quel desiderio assurdo di essere presa come lui stava prendendo lei,non provava quel calore da mesi,quel calore che gli dava vita...

...Si leccava le labbra in sincronia con la lingua di lui sul collo di lei,la sua mano si muoveva piano sbottonando la camicetta nera che portava,bottone dopo bottone,il latteo seno faceva capolino,piano scostava i lembi e sfiorava i capezzoli che subito divennero turgidi,la lingua seguii piano i contorni delle labbra che sapevano di lucidalabbra alla fragola,il desiderio di aprire la porta e di unirsi a loro era fortissima,si sentiva come una tigre in una gabbia troppo stretta,che si dimenava in continuazione in preda da febbrile eccitazione....

...Vedeva lui che scostava le spalline dell'abito rosso di lei abbassandole,che prendeva a coppa i seni e con la lingua giocava con loro e il desiderio cresceva,si sentiva cera liquida pronta per essere modellata,per essere presa e saziata da quel desiderio che non cessava di farsi strada nel suo sangue,nel suo cervello...e fra le sue gambe,seguiva incantata i movimenti di lui,che alzava l'abito sui fianchi,le gambe di lei in bella vista,splendide chilometriche fasciate da autoreggenti nere di pizzo,le mani avevano preso a giocare con i nastri che tenevano legato il perizoma di lei,fiocchi di raso nero che maliziosamente gingillava ricevendo in risposta piccoli morsi sulle labbra da lei,il gioco che vedeva nei loro occhi era disarmante per lei,respirava a fatica tanto era l'eccitazione...

...La sua mano ora si era spostata verso la cerniera dei jeans che ad un tratto sentiva troppo stretti,voleva quei corpi,voleva essere là a giocare con loro,alzò gli occhi giusto il tempo per vedere lui tirare i fiocchi e liberarla da quel microscopico perizoma e immergersi in lei nel suo piacere,le gambe erano allargate tenute dalle mani di lui forti e abbronzate,lo sguardo volò sul viso di lei e ciò che vide la fece esplodere di paura mista ad eccitazione,la stava guardando,aveva gli occhi puntati su di lei,annebbiati dal piacere ma la stava guardando,vedeva i respiri affannosi,la lingua che inumidiva le labbra,aveva voglia di baciarla di posare le sue labbra su di lei e rapinarla dei respiri e giocare con la sua lingua,mentre lui si prendeva la sua dose di paradiso...

...Gemiti esplosero da quelle splendide labbra,non riusciva a respirare bene,infilò la mano negli slip e piano scese alla ricerca del suo piacere,il suo clitoride lo sentiva pulsare,sfiorarlo appena era come una tortura,sentiva il corpo tendersi come corde di un violino che stava suonando nel miglior teatro del mondo,sentava rimescolare in se farfalle di lussuriosi pensieri,voleva e non voleva entrare in gioco,voleva patire quel calore là senza giocare,voleva vivere quell'emozione guardando e godendo da se,cone le sue mani,guardando e desiderando...

...Occhi negli occhi si rapivano e lei spettatrice si sentiva partecipe,cominciò a scoprirsi sempre più desiderosa di strappare alla sua anima gemiti,cominciò una lenta guerra fra sensi e ragione,vinsero i sensi,cominciò a sfiorarsi il clitoride osservando senza mai staccare gli occhi da loro,che nel frattempo si erano spogliati tranne lei...che aveva addosso ancora le autoreggenti,erotica,sublime,gonfia di desiderio comincio a gemere...gemiti uniti a quelli di lei...su quel letto,con lui dentro...

 

...Calde gocce di desiderio stavano imbrattando le sue dita immerse in lei,si muoveva giocando,colpendo e ansimando...e guardava,mangiava con gli occhi ogni singolo loro movimento,si muoveva a loro ritmo,ad ogni colpo di lui le sue dita la scopavano,era come se lui stesse scopando anche lei...ogni colpo dentro lei lo era anche dentro a lei,seguiva tutti i movimenti e scendeva nell'inferno delle sue emozioni e ne risaliva ansimando prendendo boccate d'aria a fatica,sentiva che stava per raggiungere il piacere,ma voleva arrivare con lei...gemere forte con lei gridando davvero...

...Stava per arrivare...vedeva le sue labbra aprirsi in cerca di respiri,vedeva i suoi occhi chiusi,le sue dita graffiare e aggraparsi forte e lei attendeva,il suo piacere era sul burrone...pronto a prendere un volo volontario.
E il suo gemito arrivò,riempendo l'aria,ed anche lei gridò facendo uscire davvero il suono incurante che la potessero sentire,stremata sorrise e scivolò seduta a terra per riprendersi...non aveva più gli occhi su quello splendido spettacolo ma su se stessa e sulla voglia di riprendere a respirare normalmente.si ricompose facendo attenzione a non fare troppo rumore,mentre la sua mente stava cercando di capire come uscire dall'armadio senza che i due amanti si accorgessero di lei,sbirciò nella stanza e non c'era nessuno...si alzò di scatto strabuzzando gli occhi e stava per aprire la porta quando essa venne spalancata dalla donna...bionda splendidamente nuda,impossibile non guardarla,non seguire le curve...vedere i segni lasciati dai morsi gentili di quell'uomo,deglutì senza avere la forza di dire nulla...

La donna sorrise...prese la mano di lei...e si portò alle labbra le dita che aveva usato per masturbarsi...aprì le labbra e fece scivolare dentro le dita...lambendole con la lingua...e prese a succhiarle piano,il gioco era diventato reale... "

The End


 

 

 


fantasticato da Eva_eva | il mio blog | alle 13:26 | commenti (1)


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venerdì, marzo 10, 2006

Il cielo è di un azzurro intenso. Sola, davanti allo specchio. Posso guardarmi. È la prima volta dopo settimane. Oggi l’uomo che amo ha deciso di togliere la benda che mi rendeva suo oggetto. L’ho sentito entrare, come ogni mattina, nella mia prigione fatta di cuscini e catene e incensi all’oppio. Ho sentito le sue mani forti toccarmi le braccia, scendere fino ai polsi e slegarli. È stato strano. Per un attimo essere libera mi ha procurato dolore. Ha ragione quando dice che senza di lui non riuscirei neanche a respirare. Non mi è permesso di vestire il mio corpo da mesi, eppure solo oggi mi sono sentita nuda. Ma io sono solo un corpo creato per donargli piacere. La mia bocca è sua. Il mio sesso è suo. Ogni parte di me gli appartiene. Eppure spesso, quando sono da sola, penso che sia lui a servire me. Ogni mattina mi porta da mangiare, ogni notte alle 11 mi prende tra le braccia, mi solleva, amorevole come un padre, e mi porta in bagno. Mi guarda, nel momento più intimo, come si fa con una bambina, mi pulisce, e mi lava, mi pettina i capelli, mi spalma creme profumate su tutto il corpo, e mi riscalda tra le gambe fino a farmi tremare. Poi si ferma. Semplicemente perché gli appartengo. e non mi è concesso provare piacere. Non è questo il mio ruolo e devo imparare a liberarmi dai miei istinti. Quando mi riaccompagna nella mia stanza, mi saluta con un bacio sul piede e poi mi lascia sola. Se gli capitasse qualcosa morirei di fame. Ma se gli capitasse qualcosa non vorrei più vivere. Dipendo totalmente da lui. Sono sola davanti allo specchio adesso. Mi ha spiegato che è il mio compleanno e che questo giorno sarà solo mio. Mi guardo e non mi riconosco. Ho i seni più tondi, forse perché sono più magra e risaltano di più. I capezzoli sono accesi di rossetto. Non mi sono accorta di essere stata truccata. Ho i fianchi stretti, belle spalle, gambe dritte e muscolose. Sorrido alla ragazza che ho davanti trovandola bellissima. Ha dei bei denti bianchi. Gli zigomi pronunciati, la fronte larga e candida, i capelli color cenere, e occhi scuri, intensi dal taglio quasi orientale. Allargo leggermente le cosce e mi guardo il sesso liscio. Sembra quello di una bambina piccola. Sento una malinconia strana che mi fa venire voglia di piangere. Non so stare da sola a guardarmi…vorrei che ilmio amore mi stringesse tra le sue braccia e allontanasse la mia tristezza. Avvicino la mano all’ombelico e poi più giù. È così tanto che non lo faccio. Immagino che la mia mano sia la sua. Vorrei chiudere gli occhi per rendere più reale la mia finzione. Ma lui mi ha chiesto di non farlo. Ha delle dita sottili lui. Quasi come le mie. Ma le mani più grandi. Inizio a sfiorarmi lentamente. Cercando di stare attenta alle risposte inconsapevoli del mio corpo. Sento le mie/sue dita che percorrono il mio sesso dal basso vero l’alto. Sorrido nell’istante in cui mi accorgo che sono bagnate. Il mio respiro è più lento. Mi sdraio sui cuscini che sono a terra. Piego le ginocchia e mi guardo le labbra rosse aperte. E mi guardo sfiorarle. E mi guardo entrarci dentro. Per un istante sospiro. Poi vedo le mie mani intrecciarsi in un lento movimento di cui non mi sono mai accorta. Dita candide sfiorano la mia bocca più voluttuosa. Calde del mio miele salgono fino a sfiorarmi il centro delle mie emozioni più forti. Con una mano, avida cerco e stringo un seno. Fino a farmi male. Aumenta la percezione del mio corpo. Sono solo un corpo che ha bisogno di essere soddisfatto. Sono solo un corpo che chiede di essere soddisfatto. Inizio a entrare dentro di me con forza, mentre le mie cosce iniziano a tremare. Il mio peso è sui talloni, sulle dita dei piedi, di nuovo sui talloni. Il mio petto si alza e si abbassa e i miei seni vengono stretti spasmodicamente. Prima uno poi l’altro. Velocemente. Dov’è la bambina adorata dal mio amore? Lo vedo con la sua bocca che mi lecca, e che mi penetra con la lingua. Mi fa urlare questa sua esplorazione. Sento che beve da me. Che beve tutta la mia voglia di cazzo. Entrami dentro, entrami dentro… E vengo attorno alle mie dita. voglio assaggiarle. Mi ritrovo a succhiarle come vuole che faccia con lui. È buono il mio sapore. Mi è sempre piaciuto. Mi distendo su un fianco. E ansimo. Sorrido e ansimo. Sono sudata. Poi sento la porta che si apre dietro la mia schiena. Passi che conosco mi sfiorano l’anima. una mano che conosco mi sfiora i capelli. Vengo bendata di nuovo. Grazie amore mio.

fantasticato da mimoperparlare | il mio blog | alle 12:23 | commenti (3)


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venerdì, marzo 03, 2006

Per un ideale di bellezza

Apro la pesante porta di legno. Senti girare la chiave nella serratura. Il chiavistello produce un rumore assordante per te che sei stata nel silenzio più assoluto per due giorni.
Senti i miei passi che si avvicinano. Non puoi vedermi perché la benda nera che ti avvolge gli occhi è legata troppo stretta. Una leggera pressione sulle tempie che si è tramutata in dolore estenuante dopo il primo giorno.
L’odore del sudore di cui il tuo corpo è madido mi entra dentro, regalandomi una leggera ed intensa scossa di piacere che mi si propaga fino al cervello. Ho voglia di farti del male e tu lo sai.
Ti sto davanti. Lo avverti dall’angoscia sottile che inizia a crescerti dentro e ti stringe il cuore in una morsa di paura.
Avvicino le mie labbra al tuo collo. Docilmente me lo porgi. Ti bacio a labbra aperte la pelle. Senti la mia bocca che ti sfiora la pelle bagnata, poi ti mordo. Forte come farebbe un vampiro. Inizi a dimenarti, ma così facendo aggiungi dolore a dolore.
Le corde che ti stringono i polsi e che sono fissate al soffitto iniziano a torcersi e la punta dei piedi, con la quale cerchi di reggerti in equilibrio, scivola procurandoti una fitta lancinante che dalle braccia si propaga alle reni. Quindi decidi di stare immobile. Sai che voglio che ti umili e finito il mio bacio di sangue con un filo di voce mi ringrazi.
Mi piace il modo in cui il tuo corpo mi viene offerto dalla posizione in cui sei costretta. Sembri una ballerina che danza sulle punte. La prima volta che ti legai così eri davanti a uno specchio. Fosti d’accordo con me nell’affermare che il tuo corpo era meraviglioso teso in quel modo. Ma dopo la prima ora il dolore ai piedi era cresciuto, e ai crampi alle gambe si erano aggiunti quelli alle braccia, al collo, il sangue che ti scorreva lungo polsi…
Mugolavi all’inizio, poi cominciasti a piangere…alla fine il suono stesso dei tuoi lamenti era diventato estraneo, impossibile da sostenere persino per te. Ed il silenzio ti aveva avvolta con la sua coltre protettiva.
Iniziasti un lungo dormiveglia mentre il sudore caldo rivestiva completamente il tuo corpo.
Prendo i morsetti con i pesi che ho lasciato sul tavolino vicino alla tua gamba destra. Ti applico il primo alla punta del seno sinistro, tenendo però il piccolo peso sospeso tra le mani, poi ti stringo anche l‘altro capezzolo col secondo. Anche questa volta tengo il piccolo peso sollevato. Tu stringi i denti per il dolore, decisa a trattenere tra le labbra anche il più leggero dei lamenti. Sorrido, anche se non puoi vedermi. Mi piace umiliarti e rendere vani i tuoi sforzi.
Lascio all’unisono tutti e due i pesetti. Sono appesi a due piccoli elastici che iniziano a farli oscillare e quasi rimbalzare. I capezzoli ti si allungano a dismisura per poi tornare normali quando l’elastico risale nel suo violento moto oscillatorio. Un urlo ti esce dalle labbra. Inizi a piangere come la bambina che vorresti essere. Vorresti che ti abbracciassi, che allontanassi il tuo dolore. Che ti nascondessi dalla vergogna, dal dolore, dal piacere che colpevolmente provi in questi momenti.
Ti accarezzo le costole esposte dal lungo digiuno cui volontariamente ti sei sottoposta e che adesso è un rimpianto. Apro un flacone che riconosci dal rumore. Ne verso il contenuto in un cucchiaio capiente. Te lo avvicino alla bocca che assetata spalanchi in modo osceno. Bevi tutto il contenuto e ti passi la lingua sulle labbra. Sai che non berrai nient’altro almeno fino a stanotte. Quando forse ti sarà concesso anche di poter andare in bagno. Sempre davanti ai miei occhi che sai ti scruteranno violentando la tua intimità. La prima volta che ti avvicinai il cucchiaio pieno di sperma alla bocca quasi mi picchiasti. Ma poi è sopraggiunta la sete. E con essa la consapevolezza della tua dipendenza da me. In tutto. Ti ho sempre legato le braccia dietro la schiena o sulla testa come adesso. All’inizio il disagio era enorme poi hai compreso il tuo ruolo. Hai iniziato ad abbandonarti alle mie cure. A sentirti la bambina ancora in fasce che hai sempre desiderato tornare ad essere. Che di nascosto, quando tu stessa non te ne rendi conto, sogni ancora di essere.
Mi inginocchio davanti a te, il tuo sesso è aperto. Slaccio la piccola cintura che tiene bloccato il vibratore tra le tue labbra più rosse. È intriso dei tuoi umori nascosti. Vergognosamente grondante di un piacere che vorresti nascondermi. L’estrazione del fallo di gomma lo vivi come una liberazione. Finalmente senti di tornare a possedere il tuo corpo. Ma poi l’idea che esso non ti appartenga più ritorna. Non appartieni più a te stessa. Hai deciso di donarti. Questa è la tua vita. Questa è la vita che hai scelto.
Ti avvicino il finto fallo alle labbra. Tu inizi a leccarlo come sai che voglio. Lentamente, con piccoli e rapidi tocchi della lingua. Come se fosse il mio pene a cui stai donando piacere. Come se dalla perfezione dei movimenti della tua bocca dipendesse il tuo stesso piacere. La tua stessa vita. Ti guardo, mi affascina come sempre osservare il tuo amore manifestarsi. Ti amo e questo mi spaventa. È per questo che ti lascio spesso da sola…è per questo che devo farti male. Perché la tua bellezza ne fa a me. Perché ciò che mi fai provare risveglia il dolore che cerco di soffocare nelle mie viscere. Il fallo ti viene allontanato dalla bocca e per pochi istanti la tua lingua si muove nel vuoto. Senti il rumore di qualcosa che viene lanciato contro il muro. Avverti la rabbia di chi ti sta davanti. Non vorresti ma inizi a singhiozzare di nuovo e a tremare. Inizi ad emettere versi irritanti dalla bocca. Sai che devi stare in silenzio mentre mi dedico alla tua educazione. Afferro la bacchetta di bambù sul tavolino. E vado dietro di te. Guardo soddisfatto i segni sui glutei e sui reni delle lunghe sedute di sculacciate e frustate che ti ho regalato. Stringo la bacchetta fino a farmi diventare le nocche bianche e poi inizio a percuoterla nell’aria. Avverti il rumore e lo spostamento d’aria provocato dalla sottile e lunga bacchetta. Inizi a chiederti in cosa hai sbagliato. Forse come hai offerto il collo o perché eri troppo bagnata…domande che ti muoiono dentro quando ricevi la prima pesante scudisciata sulle natiche.
Un urlo che non sembra neppure prodotto dalla tua voce esce prepotente da dentro di te. I muscoli si flettono, la tua schiena si inarca e perdi l’appoggio.
Il peso è sostenuto solo dai tuoi polsi che iniziano di nuovo a sanguinare. Aspetti, con un’ansia che si tramuta in agonia per la lunga attesa, il secondo colpo. Senti armeggiare sul tavolino mentre faticosamente cerchi di riacquistare una posizione eufemisticamente più comoda. Poi avverti la sensazione della canapa rozza che ti stringe le caviglie. Te le stringo strette tra loro per non farti più muovere e con una cordicella te le fisso alle ginocchia. Così non potrai più poggiare i piedi a terra e sentirai il dolore che provo nel farti questo. Il secondo colpo è più duro. Sui reni questa volta. La pelle già segnata si apre in un sorriso di sangue infetto. Il terzo colpo è di nuovo sui glutei. Ti colpisco venti volte. Lentamente. Ad ogni colpo lascio la bacchetta poggiata sulla pelle bollente. Mi diverte il tentativo inconscio del tuo corpo di ritrarsi dal suo contatto. Ad ogni colpo le corde che ti sostengono ti fanno girare su te stessa. I pesetti appesi ai tuoi seni continuano ad oscillare. Le urla sono sempre più forti. Non ti rendi conto che così mi fai più male? Mi avvolgo uno straccio attorno a due dita e te lo infilo di forza nel sesso. Lo infilo e lo estraggo più volte, violentemente. Appena è sufficientemente bagnato te lo infilo in gola. In profondità. Inizi ad agitarti, la gola e la bocca sconquassati da spasmi e conati di vomito. Prendo una fascia lunga e te la lego sulla bocca per farti trattenere lo straccio bene in profondità. Superata la prima sensazione di soffocamento riesci ad abituare la gola al corpo estraneo. Ti chiedi ancora cosa hai fatto per meritare questa punizione. Poi senti la bacchetta più fina, quella che temi maggiormente sfiorarti il viso. Un istante dopo la senti colpirti i seni con forza. Non riesci a respirare per il dolore, vorresti urlare ma non puoi perché lo straccio ti toglie aria preziosa. I seni stillano lacrime di sangue, i tuoi occhi di sale. Una sensazione di torpore ti ovatta i sensi. Quasi speri di svenire…ma chi ti ama se ne rende conto e sospende il trattamento. Per qualche istante sei cosciente di tutto il dolore che provi e ti sembra di impazzire. Senti qualcosa che viene trascinato nella stanza. Sembra una sedia. Ne hai la sicurezza quando viene posta sotto le tue ginocchia. Adesso puoi poggiare il peso del tuo corpo ed abbandonare le braccia. Una fitta di dolore te le percorre ma non puoi non sussurrare un grazie impercettibile tra le labbra. Di nuovo la bacchetta che fende l’aria. Una sensazione quasi di piacere si propaga dalla pianta dei piedi e ti regala un brivido freddo che ti attraversa il corpo nella sua interezza. Poi ti accorgi che le piante dei piedi sono un nuovo bersaglio per la mia rabbia. Ricevi quaranta colpi violenti. Veloci e rapidi per toglierti il respiro. Per vederti abbandonare la testa esausta sulla spalla sinistra. Ma abbiamo solo iniziato amore mio e lo sai. Ti sfilo d’improvviso la sedia da sotto le ginocchia. Senti le mani che quasi ti vengono strappate via dalla spessa corda. Ti slego le caviglie e ti lascio libera di cercare di nuovo un equilibrio che adesso ti fa più male conservare. Hai paura. Paura che possa fermarmi.
Afferro gli altri morsetti, quelli dentellati d’acciaio. Te li applico ad ognuna delle due grandi labbra della vagina. Poi li fisso tra loro con un filo che ti faccio passare dietro la schiena. Adesso hai il sesso completamente esposto. Totalmente aperto. Mi inginocchio tra le tue gambe e ti fisso le caviglie a due ganci sul pavimento, in modo da tenerti le cosce divaricate. Infilo la lingua tra le labbra del tuo frutto proibito. Ed anche se non lo ritieni possibile senti una sensazione di piacevole calore che ti sale lungo le cosce fino a farti vibrare qualcosa dentro. Ti stuzzico con i denti il clitoride. Diviene subito turgido. Accarezzo il tuo piccolo bottoncino di carne come se fosse un piccolo pene. Voglio farti scoppiare di godimento. Inizi ad ansimare. I tuoi sospiri soffocati dallo straccio sono simili ad un raglio. Provi vergogna per quel rumore assurdo che proviene dalla tua gola. Vergogna e un imbarazzo crescente. Per la prima volta ti senti una puttana. Per la prima volta sei felice di esserlo. Afferro la frusta piccola. Quella che termina con sette piccole lingue di pelle. Ti colpisco una prima volta su un fianco. Poi ti strappo via la benda e ti estraggo il panno da dentro la bocca. L’aria entra prepotente nei tuoi polmoni. Ti sembra di essere riemersa dopo un tempo interminabile dal fondo di una piscina. Voglio sentire le tue urla. Voglio che mi implori perdono per ciò che non hai fatto. Voglio che mi regali la tua anima. Ti colpisco con violenza il sesso aperto. Una due tre volte…le lacrime ti solcano il viso, le urla quasi non mi permettono di sentire il suono della frusta che torna a colpirti un’infinità di volte. Urli Francesca, mi urli di smetterla, di poter respirare, implori la mia pietà, il mio perdono per l’umiliazione che ogni volta che ti guardo provo nel saperti libera. Mi urli di amarmi, di voler morire per me, di voler essere colpita e frustata ancora fino ad una morte consolatrice. E svieni. Come la sgualdrina che sei, ti abbandoni, stanca, esanime per il trattamento che ti ho concesso. Allora decido di slegarti. Ti sostengo quando cerchi di cadere per farmi provare una perversione che non sento di possedere. Ma so che è un trucco. So che non soffri veramente. Ti porto nella mia stanza da letto. Ti sdraio delicatamente sul materasso. E ti bacio. Entro con la lingua nella tua bocca che sa di sangue, e piacere e dolore.
Lo stesso che mi doni quando riapri gli occhi e mi fissi con quello sguardo implorante. Le mie labbra si poggiano di nuovo sulle tue e ti chiedo come ti senti…
-Adesso bene Ilaria- sussurri ed inizi a piangere tra le mie braccia.

fantasticato da mimoperparlare | il mio blog | alle 12:45 | commenti (3)


Categoria: sei la mia perversione

 

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mercoledì, marzo 01, 2006



Ho voglia di conoscere le tue labbra
I tuoi occhi
Le tue mani

Ho voglia di mordicchiare le tue labbra
Conoscere il tuo sguardo
Sentire le tue mani

Sentire il tuo sguardo su di me
Le tue labbra su di me
Le tue mani su di me

Sentirmi stringere
afferrare
tenermi stretta
sentirmi presa
tenuta

Afferrata

Stretta
serrata
al muro
bloccata

Bloccata dal tuo sguardo
dal tuo respiro
dalla tua voglia di me

Ho voglia di sentire le tue labbra
di sentirle sul viso
scendere
lente
sfiorarmi gli occhi
gli zigomi
le labbra
il mento

Sfiorarmi
il collo
la nuca
le spalle

Sentire la mia schiena che s’inarca
il corpo rigido
teso

Il mio corpo in cerca di un brivido

Sentire il respiro cambiare
da lento farsi…
rotto

Rotto per te
per il tuo guardarmi
per il tuo sfiorami
per tuo assaporarmi

Ho voglia di sentire quel morso

Allo stomaco

Il morso dell’attesa

Ho voglia di sentire il tuo sguardo

Dritto

Dritto nei miei occhi

Ho voglia di conoscere le tue labbra
le tue mani
i tuoi occhi

Ho voglia di conoscere il tuo mordermi
baciarmi
leccarmi
assaporarmi

Ho voglia di conoscere il tuo toccarmi
stringermi
sfiorarmi

Ho voglia di conoscere il tuo sguardo
il tuo tocco
il tuo sapore

Le tue mani
I tuoi occhi
le tue labbra

Su di me

Dentro di me


fantasticato da ricamo | il mio blog | alle 00:34 | commenti (1)


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