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giovedì, dicembre 22, 2005

"Adesso voglio esporre il seguente concetto. Accade a volte che talune fanciulle, rivelino a certi ammaliati viaggiatori - i quali hanno due volte, o molte volte, la loro età - la propria vera natura, che non è umana, ma di ninfa (e cioè demoniaca); e intendo designare queste elette creature con il nome di «ninfette».[…]Quello che mi fa impazzire è la natura doppia di questa ninfetta - di ogni ninfetta, forse; questo miscuglio, nella mia Lolita, di un'infantilità tenera e sognante e di una sorta di raccapricciante volgarità […]Non sapevo proprio nulla della mente del mio tesoro, e che probabilmente, dietro gli atroci cliché giovanili, c'era in lei un giardino e un crepuscolo, e la cancellata di un palazzo - regioni velate e adorabili a me lucidamente e assolutamente proibite[…] Penso agli uri e agli angeli, al segreto dei pigmenti duraturi, ai sonetti profetici, al rifugio dell'arte. E questa è la sola immortalità che tu e io possiamo condividere, mia Lolita."
(da "Lolita", di Vladimir Nabokov)


Secondo gli antichi greci la bellezza e la bontà erano imprescindibilmente legate: “kaloskagathòs”, ciò che è bello è necessariamente buono. A mio modesto parere invece ciò che è bello contribuisce al buono: un bel quadro rende piacevole un attesa dal dentista, un bel panorama di fronte alla propria scrivania invita allo studio e una pin up succintamente vestita come sfondo del desktop alleggerisce il lavoro. Un bel professore può essere un ottimo stimolo a studiare, ho ribadito a me stessa appena sei entrato in aula. Biondo, impettito e l’aria vagamente da stronzo. Mi sei piaciuto subito, lo ammetto senza difficoltà e i pensieri nobili e filosofici hanno ben presto ceduto il posto a tanti, tantissimi altri altrettanto nobili per carità, ma decisamente meno platonici. Immaginavo come sarebbe stato accarezzarti i capelli mentre al posto della tua lezione mi avessi sussurrato nell’orecchio porcate. Come mi avresti leccato, accarezzato, morso, chiavato. E tutto mentre ero in prima fila ad annuirti fingendo attenzione. E’ cominciato come un gioco, per il semplice piacere di sgomitare e ridacchiare con le mie amiche quando entravi in aula o per sentire i commenti gelosi di qualche maschietto alle mie provocazioni. Poi il gioco è diventato una specie di ossessione accompagnato da una malsano proposito di realizzare le mie intenzioni. E forse hai notato anche tu quella ragazza sempre in prima fila, con le sue magliette scollate e gli occhi che ti avrebbero divorato. Interventi, battutine, sguardi, per chi desidera tanto qualcuno, ogni cosa è un ottimo trampolino di lancio.
E oggi ho bisogno di te. Ma davvero bisogno eh! Siamo ad una settimana dall’esame e ci sono un sacco di cose che devono ancora entrarmi in testa e…l’orario di ricevimento servirà pure a qualcosa no?! Mi sono agghindata con molta più cura del solito, partendo dall’intimo “…che non si sa mai…” mi punzecchiava nel cervellino un diavoletto. Il risultato però è stato decisamente convincente, il conflittuale rapporto con me stessa è andato a farsi fottere per lasciar spazio all’insostituibile e così femminile piacere di sentirmi irresistibile. Il ticchettare dei miei tacchi e la musica a palla del mio Mp3 mi hanno portato da te. Busso, nella stanza non ci sei ancora. Mi accascio un po’ delusa su una sedia che c’è nel corridoio. Non c’è nessuno. Tiro fuori dalla borsa il mio libro e comincio a leggere, gambe accavallate e un pugnetto che mantiene la testa, assorta. Non mi accorgo dei tuoi passi e il “Buongiorno Signorina!” quasi mi spaventa. Chiudo automaticamente il libro e mi alzo in piedi di scatto, come una marionetta rispondo al tuo saluto. Un sorriso, sai che ti si illumina il viso? Prendi il libro fra le mani e ridi adesso “Nabokov…Lolita…gran bel libro…” ora sono io che sorrido imbarazzata “…hai visto anche il film di Kubrick?” ma è la classica domanda per smorzare un po’ la tensione e non aspetti una risposta. Cominci a chiedermi come va, se mi sono iscritta all’esame e se mi sento pronta. Sei affabile, disponibile quasi. Non ti facevo così.
“Allora signorina che dubbia ha?!” ed io appoggio con fare sconsolato il mio libro pieno di post-it e di annotazioni sulla sua scrivania. “…ma signorina, non si farà mica prendere dalla paura!” e ride facendomi l’occhiolino, lo scostumato “io che la vedevo sempre così seria e sempre in prima fila…”. Non so se esser contenta confermando a me stessa che sì, mi haidavvero notato o prendermela un po’ per il tuo fare canzonatorio. Ritratto tutto, sei esattamente lo stronzetto che immaginavo.
“Su, prenda quella sedia, si metta accanto a me…” . Obbedisco. Apro il libro e comincio con le mie domande. Mi rispondi subito, spiegazione esauriente e gesticoli enfatizzando il tutto. Accavallo le gambe, non riesco a star ferma sulla sedia, il mio nervosismo + evidente. E tu come risposta poggi la mano sulla mia coscia. Non vedo nessun valido motivo per protestare. La mano è li e non accenni a togliermela mentre leggo un altro paragrafo, anzi la spingi un po’ più. Mi blocco in attesa di una tua spiegazione che tarda ad arrivare. E hai cominciato a strofinare il palmo della tua mano sul mio autoreggente con un vigore inaspettato, come se me lo volessi strappar via. Inizio a boccheggiare, all’improvviso non capisco più niente, il sangue mi martella nelle tempie e le mie guance che avranno sicuramente preso fuoco. Ma infondo era quello che volevo, no? Mi prendi la testa fra le mani e mi mordi le labbra e poi le mani scendono giù sulle spalle, afferrandole e poi ancora più giù, afferri i miei polsi e li blocchi facendomi alzare. “Signorina glielo hanno mai detto che non bisogna provocare e poi nascondersi?”. Mi sento stordita. Mi fai sedere sulla sua scrivania e chiudi con due mandate la porta della stanza. E quando ti avvicini continui a giocare con i miei autoreggenti e mi togli gli stivali. Evito il tuo sguardo, mi sembra pazzesco ciò che sta succedendo. “L’aspettavo sa? L’avevo notata e avevo anche notato le sue provocazioni…” . Mi sento imbarazzatissima e stupida. Poggi entrambe le mani sulle mie tette e me le strizzi, prendendole a piene mani. E mi sfili via le mutandine. “Lo voleva vero?” Trovo ridicolo ed insieme eccitantissimo questo tuo voler tenere su ancora le distanze linguistiche, mi fa impazzire quando mi guardi e so che mi vuole chiavare e continui a darmi del lei. Ti stacca da me all’improvviso e ti metti sulla tua sedia, sbottonandoti i pantaloni e portando giù i boxer. Hai il cazzo durissimo in mano. “Si metta su!” Eseguo senza fiatare, le mie ginocchia ti stringono il bacino e comincio a prendermi il tuo cazzo, scivolando su e giu. Mi infili un dito in culo e la mia eccitazione, già indescrivibile, arriva davvero alle stelle. Mi muovo sempre più veloce, il tuo cazzo mi sembra scoppiare dentro. “…no…no aspetta…così vengo…”. E mi scosti via da te, finisco in piedi, chinata a pecora con il mio busto sulla sua scrivania. Mi hai sollevato la gonna sulla schiena, mi accarezzi il culo mentre contempli la scena: questa giovane Lolita in auto reggenti a pecora che sembra scoppiare dal piacere e non resistendo ha anche cominciato a farsi un ditalino nella sua fichetta bagnatissima. E tu ci dai dentro, mi apri il culo ancora ti più con due dita, inzio a contorcermi a protestare, mi sembra impossibile. E tu invece continui, le sbatti tutte, facendole entrare ed uscire completamente, finchè non ho smesso di contorcermi sulla scrivania e rimango ferma,accarezzandomi la fica, con gli occhi chiusi a godermi il mio attimo lucente di piacere. “Eh no eh!…ora mi fai un pompino e mi fai venire in bocca…!”…Mi viene da ridere, è la prima volta che non mi dai del lei. Poggi una mano sul tuo fianco e l’altra mi dà il tuo cazzo. Comincio a succhiarlo e tu mi tocchi le tette, mi dai ordini, dici di andare più veloce. Ed obbedisco, prendo il tuo cazzo fino in gola, succhio di più e vado velocissimo, finche non mi sborri in bocca. Ti accasci sulla sedia ed io ne approfitto per rimettermi gli stivali e cercare di “ricompormi” un po’. Non ti lascio il tempo di dire nulla ho recuperato tutte le mie cose. Ti sei rivestito anche tu e mi sorridi, stavolta sei tu quello un po’ imbarazzato. Ti allungo la mano e stringo la tua, sorrido.
“Arrivederci professore, è stato davvero molto gentile!”


fantasticato da DolcaMorgana | il mio blog | alle 12:08 | commenti (5)


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martedì, dicembre 06, 2005

"La serata si prospettava quasi anonima,passeggiavo per le vie della mia città quasi stranita come se fossi su un altro pianeta...pensieri che si rincorrevano come treni che sfrecciano nelle stazioni...pensavo a quanto queste feste di natale per me erano tristi...cupe di brutti ricordi...amicizie finite e amori sfiorirti.
Nel mio perigrinare notturno non mi ero accorta di essere finita davanti alla casa di un mio amico che non vedevo da tempo...forse non abitava nemmeno più lì...erano circa 6 anni...che non avevo notizie sue...mi fermai e sbircia sui campanelli...eccolo stavo per suonare ma mi bloccai quando notai che accanto al suo cognome ce n'era un altro...mi morsi le labbra e strinsi meglio la cintura del cappotto...pensai a quanto eravamo stati vicini...pensieri,parole,gesti...e poi quel bacio aveva distrutto tutto...

Stava per andarsene quando sentì il portone aprirsi...alza gli occhi e si ritrova a fissare gli occhi di Filippo che la guardano sorpresi...un sorriso...il suo magnifico sorriso,mai dimenticato prende posto di quel suo sgurado e con gioia l'abbraccia stritolandola.
Mi prende le mani e mi trascina dentro l'antro del palazzo...sto per dire qualcosa...ma mi tappa la bocca dolcemente con un dito...mi trascina nell'ascensore...sono stranita...non sò che pensare,dire e fare...mi stupisce che non gridi,strepiti...lo aveva letteralmente abbandonato sparendo nel nulla.
Lui la guarda e senza avvisarla...la bacia...leccando piano le labbra...Angela è stupita,sconvolta...lo ha da sempre desiderato...ha sempre voluto quella bocca sulla sua...quelle mani attorno al viso...aprì piano le labbra...e lasciò che lui prendesse possesso della sua bocca...le lingue unite...a giocare...le mani a coppa sui seni...non si era accorta che aveva aperto il cappotto e che il calore del suo corpo si era unito a quello di lui...le mani di lui che correvano su tutto il corpo...il bacio divenne più pressante...più voglioso...la mano destra corse alle sue natiche...per spingerlo a se...e sentì...il desiderio forte pressante...abitava all'ultimo piano...le porte si aprirono...e presi dalla passione...aprirono a malapena la porta...
Il cappotto fini per terra...assieme ai loro vestiti...la fece girare...e la fece appoggiare al muro...prese a leccargli il collo piano partendo dai lobi che succhiò con passione..sussurrando il suo nome...scese sul collo lasciando una scia umida...il desiderio era forte...pressante...scivolando lungo la schiena...brividi di piacere...sentire la lingua...infilarsi nel solco del fondoschiena fu la goccia che fece traboccare il vaso,Angela si giro...lo fece alzare e lo baciò con passione...lo fece stendere per terra e con un sorriso malizioso si chinò...leccando piano i capezzoli...succhiandoli...con estremo piacere...gemiti dalla sua bocca...scese fino all'ombelico che prese a leccare...a riempire di saliva...che dopo risucchio...mentre la mano scese ad accarezzarlo...prendendolo piano fra le mani...caldo,duro,possente...accarezzando la punta...i gemiti di Filippo la stuzzicarono...le labbra scesero...e con la lingua presero a giocare con il suo desiderio...leccandolo...lasciando una scia di saliva correre fino alle palleche inseguì fino a succhiarle...tenendole in bocca...risalì...fino a leccarlo tutto e a ingoiarlo con calma...Angela prese a muovere la bocca su e giù...fino a sentirlo gemere...piacere...delizioso piacere...non voleva farlo esplodere...doveva marchiarla con il suo miele...sul corpo...lo torturò finchè..."


fantasticato da Eva_eva | il mio blog | alle 13:03 | commenti (3)


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venerdì, dicembre 02, 2005

Le gocce di pioggia indecise sbattono sul vetro del lucernario sopra al letto. Scandiscono inconsapevoli il ritmo della danza che si sta consumando su quell'altare di raso rosso. Scivolano in trasparenza, punte dall'aria gelida fuori, regalando piccoli riflessi vibranti delle fiamme che ardono nel camino. Il chiarore tremolante vibra nei muri e mi concede il tuo profilo. La tua pelle liscia e umida di piacere scivola in quel chiarore senza smettere di danzare. Ti volto. Voglio il tuo segreto. Ti stendo piano sulla schiena e le mie labbra curiose si insinuano tra le tue cosce, che si scostano generose. Arrivo al bruciante ardore nel vertice. Umido di desiderio. Di voglia. Regalo le mie labbra e la lingua a quell'attesa ansimante. Ne bevo ogni goccia. Ne lecco ogni anfratto e ti sento tremare. Il respiro si accorda al tremore del fuoco. Poi la tua mano si aggrappa alla mia erezione. La scorre. La stringe. Fa da guida alle tue labbra. Alla tua bocca che la circonda e la inghiotte. Ne succhia ogni ambizione. Quasi stupita di tanta velleità. Ora girati. Concedimi la rotondità delle tue natiche. Le mani decise le allargano. Le tendono scostandole. Svelando il buco del culo. Lo bagno con la lingua prima di affacciarmi con la tensione del mio desiderio. Mi insinuo lento con la punta. Poi, inatteso ed improvviso, un singolo colpo secco ti concede l'integrità pulsante umida della tua saliva. Milioni di scosse ti percorrono lungo la schiena ed in tutto il corpo. Un grido lacera il silenzio e vibra nei muri, scorre con le gocce di pioggia nel vetro. Nell'attesa di sciogliersi in un orgasmo che cola. Un orgasmo da bere.


fantasticato da brainstorm | il mio blog | alle 22:55 | commenti (2)


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Prendimi così...prendimi adesso.......

fantasticato da LaMela | il mio blog | alle 22:01 | commenti (1)


Categoria: peccato

 

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