[…]Amo dimenticare il profumo della cedrina/ su quello della tua pelle. Del tutto/ ricordare la parte più obliata,/ del frutto il seme ch’entro sé difende/ la sua amarezza in duro tegumento./ Ma se mento, non mento che a me stesso/ per dirti la verità che nello stesso/ errore è celata, difesa, abbandonata/ a crescere in se stessa, nelle proprie/ contraddizioni elementari- è lì/ che ogni due si unifica, nei suoi seminali abbandoni.
Amo guardarti/ mentre riveli in te una dolcezza/ che è quella della fata che nascosta/ tra gli alberi occhieggia che nessuno/ la segua andando verso il suo tugurio/ arredato come una reggia se tu/ ne percorri l’augurio coi tuoi occhi,/ scheggia impazzita tra gli altri balocchi/ del destino che l’uomo chiama vita.
“Tra la legge e la leggenda”- Piero Bigongiari
Secondo un mio teorema, formulato in temi di magra, sono sempre ed indiscutibilmente amata da vecchi, bambini, cani e lesbiche. Per le prime tre categorie vale il discorso del “tanto gentile e tanto onesta pare” , complice quest’aria da piccola santarella impunita che mi porto dietro, mio malgrado. L’ultima categoria me la sono giustificata nello stessa maniera, penso che a tutte le donne, la sottoscritta in primis, stia epidermicamente sulle palle un’altra donna troppo bella. Mentre una personcina graziosa riscuote successo e stimola l’istinto da crocerossina. Giustificazione che, a dire il vero, non mi fa troppo onore ma è stata l’unica plausibile che mi sia data.
E’ andata così anche con Marina, una ragazza ucraina conosciuta in vacanza. Lei aveva la stanza di fronte alla mia ed è stata anche una fra le prime persone che ho conosciuto. Ecco, lei invece è una di quelle donne troppo belle, con un corpo di quelli tanto sbandierati sulle riviste e nelle pubblicità, di quelli che ti chiedi se esistono davvero. Il viso sembra stato messo lì quasi per dispetto da qualche folletto malvagio, capelli lunghissimi rossi, lentiggini e un naso all’insù un po’ porcino che sembra stonare con tanto ben di dio ma nel complesso sì, è indiscutibilmente troppo bella. Non ricordo perché in una delle nostre chiacchierate ho iniziato a lamentarmi civettuola su come mi vorrei più così e vorrei esser più cosa. “I like your figure!” ha sentenziato le zittendomi e dicendo sicura che “se venissi nel mio paese avresti tutto ciò che vuoi, tutti gli uomini ai tuoi piedi…e anche tutte le donne!” accompagnando la frase lusingatrice con un occhiolino malizioso.
La nostra amicizia non è sfuggita a nessuno. In particolare ai ragazzi che, “rosicando” per l’invidia ,dopo aver capito la situazione buttavano lì battutine del tipo “…ecco sta arrivando il tuo spasimante!” quando Marina era nei paraggi. La sottoscritta ogni volta sembra cadere dalle nuvole. “Ma no, ma che dite…”. Mi accarezza, adoro il modo in cui lo fa, ogni volta che mi vede “…ma che bella maglietta!…” mentre la mano indugia neanche troppo timidamente sul seno. “Ma no che dite…” lo dico anche per convincere me stessa: ecco, magari è una, esattamente come me, per cui è naturale gesticolare, abbracciare, accarezzare, baciare, e tutto senza il minimo di malizia, che tutt’al più c’è negli occhi di chi ti guarda.
Poi è successo che una sera siamo andati a ballare tutti insieme. La sottoscritta che teoricamente sa benissimo i suoi limiti in fatto di alcool, in pratica però eccede sempre. Ricordo che ad un certo punto della serata ho cominciato a sentirmi malissimo, mi sono buttata su una sedia e Marina si è seduta accanto a me, in mano aveva del ghiaccio e mi costringeva a succhiarlo dalle sue dita, dovevo bere acqua, diceva. Io l’ho abbracciata e poi ho cominciato a piagnucolare, mi ha trascinato fuori e siamo andate alla ricerca di un taxi, ricordo esattamente tutto, soprattutto quella sensazione pazzesca di non esser responsabile delle mie azioni. Ho iniziato a piangere e ricordo benissimo che nessuno voleva accompagnarci ed allora ho cominciato a piangere più forte. “Shut up!”, è stata la prima e unica volta in cui ha usato quel tono con me, mi ha lasciato accucciata fra due macchine e l’ ho sentita contrattare con un tassista che finalmente si è deciso. Eravamo sul sedile posteriore, la sua pelle liscissima mi accarezzava, aveva una mano sulla mia bocca per non farmi parlare, ma poggiata piano, così che io potessi baciargliela grata e l’altra mi massaggiava le tempie. Ho dormito in stanza con lei, ho smesso di piangere solo dopo essermi stesa sul letto. Mi slaccia i sandali e massaggia i piedi. “Are you ok now?”. Chiudo gli occhi, anche solo risponderle mi sembra un impresa. Mi lascio spogliare da lei, così dolce, sfila il mio vestitino e lo poggia su una sedia, piegandolo. Sono senza reggiseno ed il perizomino non è di certo fra i più casti, mi sento piccolissima e mi vergogno, mi chiedo dove sono finita e all’improvviso mi viene di nuovo da piangere. Mi arrotolo la le lenzuola fresche e mi addormento subito. Mi culla un sonno strano e al mio risveglio è subito pronto ad accogliermi un mal di testa di quelli da guinnes. Marina è sveglia, seduta sul mio letto, inizio a balbettare qualcosa, il mio inglese di prima mattina non è decisamente perfetto. Lei mi risponde, serena, sorridente, che è rimasta sveglia tutto il tempo perché aveva paura che avessi bisogno di qualcosa. “Mi piace vederti dormire” . La stringo forte, la stringo fra le braccia e le bacio il collo, realizzo solo in quel momento di esser praticamente nuda. Anche lei sembra accorgersene solo ora, mi sorride mentre la sento accoccolarsi fra le lenzuola accanto a me. Mi accarezza piano, i suoi polpastrelli giocano con la mia panca, la accarezzano e li fa strisciare sopra, salendo fino al seno. Sono movimenti ingenui, da bimba. Comincia a spogliarsi accanto a me, sfila la maglietta e la gonna, porta le mie mani dietro la sua schiena per farsi slacciare il reggiseno e quando si è tolta anche gli slip mi abbraccia. Restiamo in silenzio ed avvinghiate, sento il suo respiro sul mio collo, la mia gamba è fra le sue, la mia coscia si bagna dei suoi umori. E’ così calda è bagnata e sono ancora più stordita di prima, stordita dal profumo dei suoi capelli sparpagliati sul mio viso, stordita da quanto è bella, dolce, morbida, calda, liscia. Comincio ad accarezzarla in modo febbrile, il suo seno tondo e perfetto è fra le mie mani, le dita stringono i suoi capezzoli, grossi, scurissimi. Non potrei desiderare altro, penso. E lei comincia a farmi un ditalino, un dito che prima entra piano esitante e poi altri due e va velocissimo, facendomi gemere di piacere ed abbracciarla fortissimo. L’altra mano mi accarezza la schiena e poi scende, per stringermi il culo fra le mani. Mi infila un dito nel buchetto, i suoi movimenti sono veloci, abili, segue il ritmo del ditalino mentre mi apre il culo. Mi fa succhiare il dito che aveva messo nel mio retto, chiudo gli occhi mentre lo lecco e lo lascio affondare nella mia bocca. Lei lecca la sua mano, i miei umori, schiude le labbra e poi mi bacia. Ci abbracciamo ancora di più, mi lecca le labbra stringendomi la testa fra le mani. “Let me lick your pussy!”, fammi leccare la tua fica, moromorato con quella vocine che a me sembra di impazzire. Scosta il lenzuolo, mi sfila il perizoma e si mette a cavalcioni si di me, con la sua fica sul mio viso mentre lei è lì che comincia a leccarmi, a stringermi le mie labbra con le sue, a penetrarmi con la lingua mentre mi apre la fica con entrambe le mani. La vedo muoversi su di me, il suo culo e poi è così splendida bagnata che penso non esista niente di più bello al mondo. Resto un po’ in muta contemplazione a godermi lo spettacolo mentre la testa comincia a girarmi da morire e poi la imito, imito i suoi movimenti e gliela apro anche io con entrambe le mani, per potergliela leccare bene, quasi a volerci affondare dentro il viso. Sento che grida, trema di piacere e ricomincia a sfondarmi il culo con un dito. Andiamo velocissimo, mi eccita il suo profumo, poterle accarezzare il suo culo stupendo e poter leccare la sua fica così bagnata. Si ferma all’improvviso, quasi sedendosi sul mio viso. Gliela lecco ancora un latro po’ ma più pianole stringo dolcemente le chiappe fra le mani e le accarezzo la schiena. Si stende accanto a me di nuovo e ci avvinghiamo, baciandoci, riempiendo i nostri visi e i nostri corpi di saliva e di umori.
Poi le dico che è tardi, troppo, e sarebbe meglio che tornassi nella mia stanza. Raccolgo i vestiti e recupero la mia chiave. Mi faccio una doccia e mi arrotolo con asciugamani puliti, a letto, intontita, chiedendomi se tutto è davvero successo. Marina sembra quasi chiamata dai miei pensieri, bussa alla mia porta, mi ha portato una tazza di thè caldo, delle caramelle ed un pelouches che aveva in stanza con lei. Penso che è davvero splendida, che è dolcissima, che non c’è nulla di meglio al mondo. E non ho neanche il coraggio di dirle che a me il thè proprio non piace mentre mi strofina sulla pelle ancora umida l’asciugamano.
E’ stato così, grazie a quella specie di buongiorno che non ho più avuto dubbi sul ciò che lei provava per me. Giorni dopo però ho conosciuto lui ed ingenuamente ho scelto come confidente delle mie pene ormonal-romantiche proprio Marina. Il pomeriggio stesso li ho visti insieme. Lui giorni dopo mi ha rivelato le mille raccomandazioni che Marina gli aveva fatto per me: “lei è il mio amore, lei è dolcissima, non ti permettere di trattarla male e di farla soffrire”. Ed è stato proprio da quel pomeriggio che però Marina non mi ha più rivolto la parola.