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domenica, maggio 29, 2005

Taci, anima stanca di godere/ e di soffrire (all’uno all’altro vai/ rassegnata)./ Nessuna voce tua odo se ascolto:/ non di rimpianto per la miserabile/ giovinezza, non d’ira o di speranza,/ e neppure di tedio.
Giaci come/ il corpo, ammutolita, tutta piena/ d’una rassegnazione disperata./ Noi non ci stupiremmo/ non è vero, mia anima, se il cuore/ si fermasse, sospeso se ci fosse il fiato…
Invece camminiamo./ Camminiamo io e te come sonnambuli./ E gli alberi son alberi, le case/ son case, le donne/ che passano sono donne, e tutto è quello/ che è, soltanto quel che è.
La vicenda di gioja e di dolore/ non ci tocca. Perduta ha la sua voce/ la sirena del mondo, e il mondo è un grande/ deserto.
Nel deserto/ io guardo con asciutti occhi me stesso.
“Taci, anima stanca di godere”-C. Sbarbaro
“Ti fai sentire?”, dio è più piangucoloso di quanto immaginassi, più querulo e supplice di quelli che di solito sento. E cazzo l’ho detto io. “Fatti sentire anche tu…” di rimando,sì confermo, è davvero peggio di quanto pensassi. Mi stavo addormentando, avevo trovato un barlume di sonno, il respiro aveva già cominciato a farsi più pesante e per la prima volta nella serata sarebbe stato solo per la stanchezza, stavo così bene, sì davver mi stavo addormentando. In realtà lo penso solo per colpevolizzarti, per poterti odiare un po’ visto che te ne stai andando. Poi però ti abbraccio e mi lascio baciare. Sai che non avevo fatto minimamente caso a quanto fosse brutta la stanza di questa topaia d’albergo? E ora dovrei non dico riuscire a dormire, ma almeno riposarmi. Cazzona che sono, ho una prova importante il giorno dopo e mi metto a giocare a Lady Godiva la sera prima. Ma non mi sento minimamente in colpa, solo che mi dispiace perché davvero non so quando ci potremo rivedere. Non drammatizzo, giuro, non ci riesco, è che è strana ‘sta cosa no? Uno non si fa sentire per mesi e poi ricompare, facendoti una sopresa stupenda, sì la sopresa più bella che qualcuno ti abbia mai fatto, nella fattispecie, nonché una gran bella sfacchianta per vederti. Romantico quasi questo inseguimento lungo lo stivale, direi. Perché, penso, non ho la fica più liscia, più bagntaa e più bella d’Italia quindi magari un po’ di bene me ne vuoi pure. Ma sinceramente non ci pensavo, non ho fatto in tempo a salutarti e a finire un discorso di senso compiuto che ho avuto il bisogno, il bisogno capisci? Di un contatto fisico, di starti addosso, con una voracità pazzesca di riaverti di nuovo.
E ora devo dormire almeno un po’. Di solito per farlo devo crollare dalla stanchezza oppure mi faccio cullare da tantissimi bei pensieri. Non è una roba new age, lo facevo fin da bambina, iperattiva dicevano, e per dormire mi auto imponevo i bei sogni che avrei dovuto fare, se no mica valeva la pena stare tanto tempo stesi e ad occhi chiusi. Di cose belle a cui pensare ci sei tu. Tu che sei stato la mia estate, il mio sole, la mia salsedine. Tu che sei tutto quello che vorrei essere se fossi un uomo. Te, che ammiro culturalmente, fisicamente, artisticamente e sessualmente. Sarà anche una forma di egocentrismo elevata all’ennesima potenza ma io posso amare solo chi sento migliore di me. Chiaccheravamo, solite frasi di rito dopo l’entusiasmo pazzesco iniziale, ed ho cominciato a sbottonarti i pantaloni, non vedevo l’ora di farti un lunghissimo pompino e di ingoiarti come si deve. Sei stupendo, sei stupendo, il mio mantra, te lo dico quando mi fermo e allungo il collo verso la tua bocca, non farei che ripetertelo se questo non precludesse qualcosa di molto più gustoso. Perfetto come mi scopi, perfetto come sai toccarmi. “Sei un po’ chiusa…” mi hai detto, una volta sopra di me, mentre cominciavano i tentativi di penetrarmi. Strano come l’emozione a volte possa fare di questi scherzi eh, quando in realtà smaniavo per avere il tuo cazzo infilato dentro. E ci sono le tue mani che mi aprono fortissimo, come se quante? Tre? Quattro? Quattro dita che mi sbattono possano risolvere tutto. Mmmmm sì, che bravo che sei, ma che fai sei pazzo? Che ti fermi proprio ora? Ah si, ecco bravo, leccamela, leccamela così, eh del tuo piercing alla lingua, eh si certo che serve a qualcosa, si ti prego leccami il clitoride così, sì, sì sì… Mi prendi sempre dalle caviglie o dai polsi, aodro, smanio, mi eccitano come una cagna eccitata i tuoi piccoli tentativi di possedermi tutta. Come quando mi sono messa a carponi sul letto e tu eri in piedi dietro di me a tenermi forte dalle caviglie, mentre i tuoi colpi erano affondi nelle lenzuola, le mani che avrebbero voluto stringerti ma riuscivano solo ad aggrapparsi a lembi del lenzuolo,  potrei stare ore così, vorrei che non finisse mai, vorrei che non te ne debba andare mai, pensavo. Piccola troietta eccitata, troia, troia, con la mia fica che sembra scoppiare, con quell ‘insostituibile ed impagabile dolore di prendere un cazzo da dietro, dandoti le spalle. Ad un certo punto hai detto “All’uomo piace guardare” non ricordo precisamente in che momento è stato, forse è stata solo immaginazione, forse una di quelle frasi mezze sconnesse che è lecito dire tutti eccitati. Probabilmente però quando eri sopra di me, con le gambe che poggiavano sulle tue spalle, anche stavolta con le caviglie bloccate perché era la tua bocca che provava a morderle e a trattenermi così, non ne ho mai abbastanza così, ancora, dai, dai, più forte. Poi ho ripensato a quella tua frase, si sempre quella stupida cosa , “All’uomo piace guardare” perché pensi che a me non piaccia? Davanti allo specchio di quella specie di scrivania. Ho un sano rapporto di pacifica sopportazione col mio corpo, se piace, piace agli altri a me è indifferente. Ho cominciato a guardarmi di sfuggita, in piacevoli lampi che la posizone permetteva. Eravamo tutti e due in piedi, io però avevo una gamba appoggiata sul tavolino. “All’uomo piace guardare”, piace anche a me sai? Lo dico sempre che in realtà sono un macho mancato… Gli avvitamenti su di te, il mio seno ancora più sodo ora, la curva dei fianchi ancora più dolce e sensuale ora, il mio corpo a quanto pare è stato fatto per scopare con te, è ancora più bello vederlo muovere se ci sei tu ad abbracciarmi, la tua schiena riflessa con quelle spalle larghe e quel culo…dì un po’, in quante te l’hanno detto che hai un culo meraviglioso? Hai ricominciato a sbattermi da dietro, facendo poggiare il busto sulla scrivania, inevitabilmente ho dovuto smettere di guardarti affidandomi solo alla tua presenza. Non mi aspettavo che mi venissi di colpo in culo. Stupendo che sei, mi gira la testa e mi fanno male le gambe. Non ho voglia di muovermi, ti prego resta ancora un po’ dietro di me, accarezzami ancora la schiena, restami dentro. Ti voglio in bocca, si che ti voglio succhiare di nuovo, ti succhio tutto, mi piace sentire il cazzo che non è più duro in bocca, con quell’odore così tagliente, che mi fa impiazzire. Sì leccami anche tu il culo, a qualnto pare quella a leccare non sono solo io, dai raccglimi la tua sborra, aprimi bene il culo, fatti desiderare ancora chè poi un bacio così non ce lo toglie mica nessuno. I pochi centimetri che ci separano dal lettone me li faccio fra le tue braccia come una sposina, sigaretta fra le lenzuola, odio i salutisti e per fortuna penso che non ci sia niente di più bello che riempirsi di boccate di fumo la bocca senza sentirsi storie. O andare al ristorante con qualcuno che ti fa venire una sete pazzesca di primitivo e una fame di vita. Tu sei tutto questo. “Sai, mentre venivo a trovarti pensavo…nessuno mi ha più fatto dei massaggi come quelli che fai tu!” , ma in realtà è solo un modo carino per farti fare un po’di shiatsu. Sembri un bambino, come se avessi davvero bisogno di scuse. E sembri un bambino mentre ti siedo accanto e tu sei steso, con gli occhi chiusi e beatamente sorridente. E poi abbiamo ripreso con i baci, e non avrei voluto mai finire di starti addosso…
Poi la sveglia del cellulare che suona nel cuore della notte. Che devi andare, che devi fare strada con la macchina, che hai casini lavorativi per la mattina . Che sei stato bene, che mi baci, grazie di tutto. Ingioio un po’ di astio più che lecito e dovuto esclusivamente alla mia fottuta razionalità, così come ingoio tutto ciò che di bello vorrei dirti prima che te ne vada. C’è solo quel “Ti fai sentire?” che mi va di traverso.

fantasticato da DolcaMorgana | il mio blog | alle 16:08 | commenti (7)


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Pubblico qui l'inizio della storia che sto scrivendo sul mio blog, se vi piacciono i racconti lunghi e non vi viene a noia il mio modo di scrivere, sarei lieto di accogliervi nella mia piccola casetta per leggere il resto del libro che sto pubblicando a puntate.

Se volete mi trovate su http://kokkino.splinder.com

Schiava

 

 

Perdonerete il mio povero parlare di schiava ma la mia vita non e’ stata improntata sulla erudizione e sulla nobiltà di casta, io sono solo una povera schiava, presa da ragazzina in Gallia dagli invasori romani e portata in una villa fuori dalle campagne di Roma per servire i miei nobili padroni.

Come potrete facilmente intuire non sono io a scrivere, non ne sarei capace, ma sto solo raccontando le mie avventure al vecchio greco quasi completamente cieco che dorme nella stalla dei Padroni e li allieta con le sue strane storie di gesta antiche.

Mentre racconto credo di avere circa sedici estati di vita, posso però sbagliarmi in quanto non ricordo praticamente nulla dei miei primi anni di vita, i primi ricordi che ho della mia nuova vita sono della casa di mio padre data alle fiamme dai centurioni dell’imperatore e di un lungo e freddo viaggio a piedi incatenata dietro ad un carro con tanti altri che un tempo erano i miei amici e parenti del villaggio e che adesso non vedo più da lungo tempo, la mia vecchia vita è morta, bruciata con il mio villaggio e finita per sempre.

Ho sofferto in quel periodo la fame e la sete, il freddo mi ha quasi ucciso e sono viva solo grazie ad una vecchia donna che mi ha dato i suoi poveri cenci prima di morire durante il viaggio.

Sono stata portata in una grande piazza e fatta salire su un piccolo palco, ricordo tanti volti di gente che urlava arrabbiata, ricordo l’imbonitore che mi toglieva le vesti per mettere in mostra i miei piccoli seni acerbi e tutto il mio corpo, ricordo le frustate perché cercavo di coprirmi con le mani il piccolo ciuffo di morbidi peli che spuntava morbido sotto al mio ombelico, ricordo la mia Padrona che dopo avermi comprata mi ha fatta legare dietro alla sua portantina dorata e mi ha portata nella sua bella magione.

Ricordo di essere stata trattata bene dagli altri schiavi, rifocillata, lavata e vestita con una morbida tunica bianca, una corda rossa mi cingeva la vita, la veste si apriva di continuo sul mio petto ma mi dissero che mai e poi mai dovevo cercare di richiuderla per coprirmi.

Piansi a lungo, ero sola, disperata ed abbandonata, non avevo più fame però e mi lasciarono dormire e riposare per tutta la notte; il mattino dopo venni portata nel patio e fatta sdraiare in terra a pancia in giù, non capivo nulla di quello che mi dicevano, venni afferrata da quattro schiavi che mi tennero bloccate le gambe e le braccia e, mentre una vecchia mi carezzava i capelli sussurrando parole incomprensibili ma colme di dolcezza, sentii un dolore lancinante alla spalla, il fuoco mi bruciò lasciando, indelebile per tutta la vita, il marchio dei miei padroni sulle mie carni.

Piansi a lungo, rintanata in un angolo della stalla non volli mangiare ne bere per due giorni fino a che la vecchia che mi aveva carezzato mentre mi marchiavano non venne da me, sussurrò ancora dolci parole, quasi una nenia che mi fece scuotere dal mio stato di torpore e profonda tristezza; mi prese per mano, mi condusse nel retro della casa e mi lavò accuratamente togliendo il fango e le erbe che mi erano state messe sulla bruciante ferita, riprese a carezzarmi la schiena e i seni, la lasciai fare quasi felice del trattamento umano che almeno lei mi riservava, sentii la sua mano scivolare sulla mia pancia, carezzarmi le gambe e con un morbido tocco farmele aprire un poco.

Ebbi un sussulto quando il suo dito entrò in me e la guardai esterrefatta per il suo ardito comportamento, la udii dire a voce alta una parola che non scorderò mai più nella mia vita, disse VERGINE.

Imparai in fretta le mie mansioni, dovevo stare nell’angolo della camera della mia Signora e precipitarmi con la caraffa dell’acqua ogni qual volta lei avesse avuto sete, quando non ero nella sua stanza aiutavo le altre donne in cucina ed intanto cercavo di imparare quella strana lingua che mai avevo udito prima; la vecchia mi divenne amica, mi fece da madre in quei mesi e mi insegnò tutto quello che sapeva, mi raccontò che li in fondo la vita non era nemmeno tanto male, soprattutto quando il Padrone era in guerra; la Padrona in fondo non era cattiva, non ci faceva frustare mai più di una volta al mese e faceva uccidere dalle guardie chiunque cercasse di toccarmi in una certa maniera, ma questo successe solo due volte, poi tutti capirono che io ero riservata alla festa per il padrone quando egli fosse tornato dalla campagna militare.

Ed alla fine tornò. Maestoso, con scudo ed armatura leggera, il gladio che tante battaglie aveva vissuto era addormentato sulla sua coscia, gli stendardi garrivano al vento salutando il suo ritorno ed una maestosa aquila romana tutta d’oro lo precedeva.

Lo osservai di sottecchi sollevando appena la testa, io schiava prostrata al suo passaggio, era un bell’uomo, forte, maestoso, il suo viso scintillava di gioia per il ritorno anche se i suoi occhi erano colmi della malinconia di cento battaglie e di mille vite spezzate, per un istante i nostri sguardi si incrociarono, abbassai gli occhi ma vidi che mi guardava sorridendo, o forse pregustava solo il mio corpo che sapeva sarebbe stato presto suo.

Scese da cavallo ed entrò nella sua casa mentre i soldati che lo avevano scortato tornavano alla loro guarnigione dopo aver bevuto una coppa di vino al miele portata loro dagli schiavi.

Non lo vidi per due giorni, non avevo accesso alle stanze private se non quando venivo espressamente chiamata, aiutai gli altri schiavi ad approntare la grande festa che si sarebbe tenuta  quando il padrone si fosse riposato, osservavo i miei compagni che di tanto in tanto mi lanciavano una fugace occhiata di sottecchi a metà tra il divertito ed il compassionevole e mi domandavo, anche se inconsciamente gia sapevo, quando sarebbe stato il momento di aprirmi al mio signore e Padrone.

E venne la sera della festa.

La luna piena illuminava con i suoi tenui raggi il giardino addobbato a festa con gli stendardi delle vittorie del mio padrone, le fiaccole spandevano luce da ogni angolo creando strani giochi di luci e di ombre, il mio padrone, comodamente adagiato sul divano al centro del giardino ed attorniato dai suoi familiari ed amici mangiava e beveva felice ed ogni tanto mi gettava uno sguardo quando gli versavo il vino o gli porgevo la frutta.

La festa finalmente finì, gli invitati andarono nelle loro stanze ed io mi accingevo ad aiutare gli altri schiavi a ripulire quando la padrona mi chiamò con un cenno. Il cuore mi batteva forte, mi precipitai ai suoi piedi inginocchiandomi con la testa china, mi carezzò la testa poi prese la mia mano alzandosi e facendomi alzare ordinandomi di seguirla, ormai non ero ancora del tutto padrona della lingua ma capivo tutto perfettamente e riuscivo a farmi capire pur commettendo ancora qualche errore.

Seguii la mia padrona fino alla sua stanza da bagno, una schiava anziana la aiutò a slacciarsi la tunica e lei si immerse in un caldo bagno di acqua profumata dai petali di rose che vi galleggiavano, mi fece un cenno, anche io lasciai scivolare ai miei piedi la mia veste rimanendo completamente nuda, ormai non mi vergognavo più del mio corpo, sapevo di essere bella e giovane e godevo degli sguardi che mi venivano lanciati; mi immersi con lei nell’acqua ed iniziai a lavarla mentre anche io godevo della dolce carezza del bagno che stavamo facendo insieme.

Lei mi trasse a se prendendomi per le spalle, sentii il suo caldo respiro avvicinarsi alle mie labbra, sentii la sua dolce lingua insinuarsi nella mia bocca per esplorarla senza imbarazzo, sentii le sue mani carezzarmi i piccoli seni ed i capezzoli inturgiditi dal tocco dell’acqua e di lei, sentii la sua mano scivolare più giù ed un suo dito insinuarsi dentro di me per un attimo, ne dedussi che voleva accertarsi che fossi ancora vergine ma non ne doveva nemmeno dubitare, tutti sapevano che ero destinata al Padrone e nessuno mai avrebbe osato prendermi prima di lui.

Uscimmo dal bagno, nuda e bagnata la seguii a capo chino verso le stanze centrali della casa, arrivammo alla stanza dove Lui ci aspettava, osai un istante alzare lo sguardo, era li, nudo ed anche lui ancora bagnato steso sul letto, i suoi possenti muscoli guizzavano alla luce delle torce, le sue cicatrici risaltavano sulla sua pelle e il suo sesso giaceva a riposo quasi pregustando l’attesa che ormai volgeva al termine.

La mia padrona si sdraiò al suo fianco sul grande talamo e mi fece cenno di raggiungerla li; con un lieve imbarazzo e con molta paura, timidamente mi misi al suo fianco interponendola tra me ed il mio Padrone, lei prese la mia mano e la poggiò sul suo sesso invitandomi a toccarla.

Non lo avevo mai fatto ad un’altra donna ma la cosa non mi dava assolutamente fastidio, è vero che gli usi ed i costumi dei Romani erano diversi dai miei ma in fondo la mia Padrona era molto bella ed attraente e, anche volendo, non potevo permettermi il lusso di negarle nulla, avevo visto troppe volte gli altri schiavi frustati picchiati, venduti o ancora peggio uccisi senza possibilità alcuna di essere trattati diversamente da una bestia.

Sentii le mie dita che si bagnavano del desiderio della mia padrona, ad un suo cenno esplicito, senza che lei dicesse nulla, mi accoccolai inginocchiata ai suoi piedi affondando il viso e la lingua dentro lei iniziando a darle piacere; sollevai un istante lo sguardo restando esterrefatta ad osservare il grosso membro del mio Padrone che iniziava ad affondare nella bocca della sua consorte ma non smisi un solo istante di baciare il morbido sesso di lei cercando di fare del mio meglio per soddisfarla; cercando di non farmi notare feci scivolare la mano in mezzo alle mie cosce iniziando a toccare delicatamente il mio sesso eccitato e umido.

 


fantasticato da Kokkino | il mio blog | alle 09:10 | commenti (1)


Categoria: peccato

 

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sabato, maggio 28, 2005

 

SPINE SULLA PELLE

Francesca amava da sempre Royo e le sue illustrazioni piene di piacere e dolore e che mescolavano sensazioni alterne nel pubblico che le osservava...
In suo onore,e contro tanti pareri,aveva aperto una galleria che dopo mille ritardi finalmente innaugurava...
Nessuna sua storia passata aveva soddisfatto la sua voglia di essere dominata,schiava di un uomo...di desiderare quel bisogno enorme di tenere ed intime carezze e di sublimi lampi di dolore...
Storie sì piacevoli,ma quasi senza senso...senza la soddisfazione che cercava...
Controllò il buffet,i camerieri e le sale,sorrise orgogliosa e andò ad aprire le porte.
La sua avventura aveva inizio e dalla folla che attendeva,anche piuttosto bene era vestita di tutto punto,gonna in seta nera e maglia color glicine...che faceva un pò a pugni con i suoi sbarazzini capelli rossi che esaltavano gli occhi verde bosco e il viso affilato,tanto che molti amici la paragonavano ad un elfo inforcò i suoi occhiali e con calma cominciò a gironzolare tra la gente...fiera del suo lavoro.
Colori e gente strana era presente,ma c'era da aspettarselo,il disegnatore era ecclettico e sapeva che aprendo una simile galleria avrebbe attirato l'attenzione delle persone più disparate...

Ad un certo punto Fra si accorse di essere osservata...di avere attirato l'attenzione di un uomo,vestito di grigio...dagli incredibili ed impenetrabili occhi azzurro...lo vide avvicinarsi con passo felpato...lo stava esaminando bene...corpo asciutto,bocca che ispirava peccaminosi pensieri,infatti li avvertiva nel profondo,desiderava succhiare bramosamente quelle labbra...un lampo di desiderio che la stupì e la spaventò...si sentì come un animale intrappolata nella gabbia di una pantera,che sinuosa si muoveva verso di lei...
Arrivato a un passo da lei si fermò e sorridendo disse..."Splendida mostra,strano artista scelto da lei..."e allungando la mano si presentò"Paolo..." Francesca allungo titubante la sua mano che Paolo prese con foga schiacciandola tra le sue in una stretta quasi possessiva,un brivido di piacere percorse la schiena di Francesca perchè i suoi pensieri non erano per nulla angelici,soprattutto verso uno sconosciuto,desiderava che quelle mani prendessero possesso del suo corpo e della sua anima...
Paolo dal canto suo sentì tutto il suo essere accendersi,quella donna sconosciuta ma così sensuale lo stava incantando come ben poche...con la sola forza di quei due prondi occhi lo stava incatenando a lei...

Preso da un impulso ingovernabile...tirò la mano verso di sè e lei presa alla sprovvitsa si ritrovò schiacciata a lui...si chinò sul suo collo e velocemente fece guizzare la sua lingua su di esso,questo sorprese Francesca,ma non era indignata da quel suo gesto anzi si sorprese a sorridere e a desiderare ben altro da quell'uomo così ammaliante,non si sentiva così da mesi e con suo enorme stupore,contraccambiò,avvicinò le labbra all'orecchio di Paolo e prese a succhiare il lobo...

Si sentivano come isolati dal resto della gente che girava incuriosita...sia dalla mostra che da questi due corpi che incuranti di tutto e di tutti...si sfioravano intimamente...erano in un mondo tutto loro...non vedevano le persone che li circondavano...occhi negli occhi...mani che fremevano alla ricerca del corpo dell'altro,Paolo si stacco e con gli occhi e con le labbra mimò il bisogno di solitudine,di stare in un luogo appartato dove potevano conoscersi...lei fù ubbidiente,lo prese per mano e lo trascinò al bagno...
Il tempo di chiudere la porta della toilette e si ritrovò bloccata contro il muro e la bocca di Paolo schiacciata sulla sua...prima si sentì mordere dolcemente,senti i denti di lui affondare e maliziosamente tirarle piano...poi lasciò la presa sorridendo e appoggiò le sue labbra a quelle di Francesca e cominciò a spingere la sua lingua fra le labbra di lei,che all'inizio cercò di tenere chiuse,rendendo meno facile a lui la possibilità di frugarla,ma ben presto cedette alla pressione e si ritrovò ben presto a giocare a nascondino con la lingua di Paolo...
Intanto i loro corpi si frizionavano a vicenda...gambe con gambe,bacino con bacino,petto con petto...mentre il bacio aumentava d'intensità...mai si era sentita così soprattutto con un estraneo...finì di baciarla bruscamente..."Seguimi..." le sussurrò Paolo e mano nella mano uscirono dal bagno e sotto gli occhi stupiti degli avventori della mostra presero i cappotti ed uscirono...non sentiva altro che il desiderio di accontentarlo,fragandosene di dover essere per forza presente all'inaugurazione...ci sarebbe stata Clara.
Salì nella sua auto tremando di desiderio,facendosi avvolgere dal calore della pelle nera che ricopriva i sedili...non parlarono per tutto il tragitto dal museo a casa di Paolo,arrivati salirono nel suo appartamento e chiusa la porta si ritrovò di nuovo avvolta dal suo caldo abbraccio in un susseguirsi di lotta prima con i cappotti e poi con il resto del suo vestiario che volò per terra,lei alla fine rimase solo con il suo completino nero e le autoreggenti...si sentiva calda e lui lo sapeva perchè sorrise sornione,si girò verso il mobiletto e aprendo un cassetto prese un foulard di seta nera,si avvicinò al suo orecchio e gli sussurrò:"Ti renderò cieca...ma sentirai con il resto del tuo corpo" la bendò e lei non vi si oppose,la prese per mano e come una brava gattina seguì il suo padrone...capì dov'erano diretti e cioè nella sua stanza,dove la fece accomodare su di un un morbissimo letto..

Lo sentì muoversi per la stanza e capì che si stava spogliando...Paolo si sentiva bruciare dal desiderio e sentiva che quella donna sarebbe stata la sua docile schiava,si avvicinò a lei e baciandola con passione la stese e tutto esplose senza ritegno...mani che si sfioravano alla ricerca di seni palpitanti,verso un monte di venere splendidamente depilato,lingue che sfioravano lobi...labbra...sospiri di piacere...

Ad un certo punto prese le sue mani e le portò verso l'alto,Francesca allora sentì del freddo acciaio circondare i suoi polsi e ben presto capì che l'aveva ammanettata al letto,sospirò di piacere,sentiva un doloroso piacere salire dal suo centro del piacere e stendersi verso le estremità degli arti...continuarono a baciarsi...il desiderio stava crescendo...Paolo passava velocemente le labbra sul corpo mordicchiando collo,lobi e poi i seni,denti e lingua giocavano con i capezzoli che diventavano sempre più duri...in risposta a questa dolce tortura Francesca aderì alzando leggermente il bacino verso lui,lo sentì nudo e tremendamente eccitato...

Mirko stava in paradiso,spostò il viso verso l'orecchio e leccandogli il lobo gli sussurrò:"Ora sei mia gattina..."e detto questo si alzò e si diresse nell'altra stanza,da cui tornò con candele e fiammiferi...voleva giocare...

Francesca dal canto suo era eccitata come non mai...era smaniosa di provare piacere con Mirko,uno sconosciuto che aveva rubato i suoi sguardi e i suoi smarrimenti...risentì la sua presenza nella stanza e sul letto,dove riprese a baciarla con passione e nel mentre si sentì sfiorare da un oggetto tubolare...che si scaldava subito al contatto con la sua pelle cercava di capire cos'era aggrottando la fronte..."sei pronta micetta?"gli chiese Mirko...assentì con il capo e subito sentì lo sfregamento del fiammifero sulla sua confezione e accendere qualcosa...gemiti di piacere gli sfuggirono dalle labbra,subito sentì qualcosa di caldo colare sullo stomaco...prima sentì una sensazione di bruciore incredibile,ma dopo gemiti di piacere gli sfuggirono dalle labbra socchiuse,la pelle bruciava dove la cera colava,ma sentì subito una vampata di calore perchè sentì la lingua di lui lenire il bruciore leccando e si scoprì a sussurrare:"Continua...continua" e Mirko diresse la candela verso i seni e verso i capezzoli...dove delicatamente li invase di cera...stilettate di dolore pervasero il corpo di Francesca,ma erano lampi subito sostituiti da piacere estremo,Mirko era estasiato da quella creatura stesa lì in estasi per quel piacere/dolore.
La serata per Francesca si trasformò in un intreccio tra dolore e piacere in attesa della congiunzione dei loro corpi,Mirko la giro a pancia sotto...rendendogli difficile ogni forma di protesta...era bloccata...viso che cercava aria...si mise fra le sue gambe...e con le mani prese ad accarezzargli le natiche...il buchino era il suo stadio finale...prese l'olio e cominciò a passarlo piano piano con un dito,e poi prese a salire con il bacino fino a portarsi perfettamente in linea con il buchino pronto ad accoglierlo...in un sol colpo la penetrò...Francesca sentì una stilettata di dolore che subito fu sostituita dal piacere...Mirko prese a muoversi...piano...ma voleva sodomizzarla e aumentò la velocità...sospiri,urla di piacere...continuarono così...Mirko dal canto suo si sentiva in paradiso,Francesca lo stava accogliendo...docile,una schiava perfetta...
Esplose il suo piacere dentro di lei...e si accasciò felice...le baciò i lobi...il collo...le spalle...e gli sussurrò..."Magnifica schiava!"....Francesca sospirò...e si addormentarono così...lui dentro lei...e lei legata e bendata...sua
schiava...


fantasticato da Eva_eva | il mio blog | alle 09:27 | commenti (2)


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venerdì, maggio 27, 2005

Le tue labbra avvinghiano le mie, le circondano, le soffocano. Intravedo il brillante riflesso della saliva steso sulle mucose rosse e tumide mentre mordo e succhio ogni angolo della tua bocca. Le lingue giocano a nascondersi, per poi intrecciarsi in vortici repentini e fuggenti. Le tue dita si insinuano sotto la maglietta e scivolano sui fianchi, inseguono un brivido nella schiena e si stringono al petto. Si fermano un'istante per ascoltare la corsa del mio cuore imbizzarrito. Di sfuggita, ogni tanto, incontro l'azzurro bagliore dei tuoi occhi che si schiudono di piacere. Adoro sentire la tua pelle scorrermi piano sotto le mani, sussurrarti all'orecchio respiri ansiosi, baciarti ovunque senza soluzione di continuità. Adoro il profumo del tuo desiderio che si spande nell'aria e mi resta addosso. Adoro il tuo seno pieno e liscio che sfocia in timidi capezzoli che si affacciano al giorno. Le tue parole lievi che mi accarezzano il cuore. La voglia che straripa fuori dagli argini della ragione e sommerge ogni sogno imbrigliato dalla razionalità. La voglia che pulsa. Dentro di te adesso. Dentro di te scivola. Ed esplode. In milioni di luci intermittenti che volano agli occhi trascinate da un fiume violento che scorre e bagna di piacere. Non tremare. Non piangere. Sono qui.


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giovedì, maggio 19, 2005

 

Mi perderei/ nel tuo paese bruno/ Marìa del Carmen.

Mi perderei/ nei tuoi occhi senza nessuno/ pulsando le tastiere/  della tua bocca ineffabile.

 

Nel tuo abbraccio eterno/ l’aria sarebbe bruna/ e la brezza avrebbe/ la peluria del tuo viso.

 

Mi perderei/ tra i tuoi seni tremanti,/ tra le brune curve/ del tuo morbido corpo.

 

Mi perderei/ nel tuo paese bruno/ Marìa del Carmen.

 

“Canciòn morena”-Garcìa Lorca

[si ringrazia ZinoSperanza per la preziosa collaborazione:P]

“La mattina…!Sicuro!”-è la risposta di lui. La querelle in atto è nata da lei. Una di quelle stupide ed assonnate discussioni post coito. “Secondo te quando è meglio farlo?”. Farlo aveva detto. E per loro era così, quel pronome diceva tutto. Entrambi odiavano il “fare l’amore”, troppo zuccheroso, troppo sputtanato, troppo banale, e loro ci erano troppo allergici. Si parlava di “scopate”, “trombate”, “chiavate” solo quando si era eccitati o quando uno dei due voleva provocare l’altro istigandolo. Erano due gran bei feticisti, ci scherzavano su, e per di più anche feticisti della lingua italiana. E pignoli solo nello sforzarsi di dare il giusto peso alle parole.

“…cioè…vedi…non è solo una questione biologica di chi la mattina ha il cazzo duro” cercava di darsi un tono ma ridacchiava “capisci?” si, si, certo che lei capiva. E istintivamente e dolcemente lei si ritrovò ad accarezzarglielo, come per una conferma. “…è un ritrovarsi…una specie di ritrovarsi, sì!…capisci?” No ecco, ora non capiva. Probabilmente dipendeva dal fatto che lui per un po’ di tempo si era svegliato la mattina con la stessa persona accanto. Mentre per lei una scopata la mattina significava sconvolgere il naturale ordine delle cose, era vacanza, era un qualsiasi pretesto per dormire fuori casa, era qualcuno che magari aveva conosciuto la sera prima e svegliarsi dimenticando quasi quella presenza o magari non addormentarsi affatto. Lui le salì sopra abbracciandola con tutto il suo corpo, conosceva i suoi tempi e i suoi pensieri e quando lei iniziava a pensare correva il rischio di vedersela portare via dai suoi pensieri.

“Oppure il pomeriggio” era sempre lui a continuare a parlare. Qualsiasi cosa avrebbe detto era come velluto nelle orecchie di lei che amava quando il tono della voce si faceva basso, dopo. “Mi ricordo una volta, piena estate, appena finito di mangiare, ero piccolo eh, davvero, una decina d’anni fa…mamma mia…insomma…stavo con un amichetta mia, sul lettone dei miei, ti giuro, troppo eccitante, mamma che lavava i piatti e papà che finiva di fumare in balcone”. A lei venne da ridere per queste rimembranze, se lo scrollò da dosso e quando continuò con i particolari lei scivolò giù. Lei aveva visto anche il cazzo di lui che cominciava a prendere una certa consistenza, saranno stati i ricordi o sarà stato il contatto con la pelle di lei e non se lo sarebbe perso per niente al mondo. Sì, le piaceva tanto sentire quel pezzo di carne crescere nella sua bocca, da inerme diventare grosso ed indurirsi senza mai perdere nenache solo un attimo. Cominciò a succhiarglielo e la cappella sembrava già pronta per scoppiare nella sua bocca. Sentiva le parole di lui rompersi di piacere

-Eeeeeh…ma coooooosì non vale daiiiiiiii. Non mi hai ancora risp…oooh…

Lei lo guardava con i suoi occhioni per capire se lui fosse davvero interessato a continuare la questione e per vedere quanto bene gli stava facendo, ora. E decise che non valeva la pena interrompere quel pompino così splendidamente iniziato. Lui fu d’accordo, ogni dubbio fu presto tolto dalle sue carezze, furono le sue dita a dettare il tempo, lei avrebbe preferito andare più piano, ma non riusciva se veniva aperta così, bagnata così.

Ma nn c'era ormai piu' tempo, capita cosi' quando s'inizia non ci si puo' piu' fermare e lui non voleva di certo ferarsi ora.

 

Le mani la portavano sempre piu' in fondo e il pene ormai eretto era un tutt'uno con la sua bocca…  le mani di lei avevano ormai abbandonato quel membro che aveva ormai vita propria e si erano dirette sui suoi fianchi come a trovare un appiglio al quale mantenersi. Le mani di lui le dettavano la profondita' dei tempi... ma il suo sguardo non era poi quello di chi si accontenta di cosi’ poco…  Le mani lentamente scivolarono dai fianchi verso la sua schiena inarcuata e continuando ad accarezzarsi con il lembo del piumone porto’ le sue unghie a graffiare il sedere di lui che proseguiva nel penetrarla senza quello che pensava fosse il “ritegno”.Giocava con le natiche, giocava con il suo ventre premuto nell’angolo nel materasso, adorava  essere penetrata fino in gola. Le dita lentamente scivolarono verso il centro del sedere, di lui,  con le unghie iniziò a giocare con il suo buco. Sì, a lei piaceva anche tantissimo penetrarlo, essere lei per una volta a romperlo.

 

                       

 

Lo guardò eccitata e quando lo scopri’ proteso verso di lei cercando di allungare le mani verso alla sua figa, lo guardo’ sorrise e gli scosto’ le mani, per una volta era lei padrona e cio’ le piaceva, cominciò a leccare tutto insieme , il pene, la mano e l’insieme eccitante di umori che si era via via creato. La bocca come punto di contatto, la bocca per dominarlo, la bocca per essere tutta sua e per potere avere tutto, insieme. Poi fece in modo che anche lui potesse leccarsi le mani, piene di un nuovo sapore, davano anche del suo cazzo. Gli odori, chissà magari in un'altra vita loro due erano stati insieme due animali. Due leoni? Due cani? La mente di lei non rinuncaiva mai a giocare anche in “certi momenti”. Poi la sua lingua scivolò ancora più sotto, gli leccò tutto il culo, la sua lingua aveva un debole per l’aoreola rosa di lui. Ma non si stancava neanche del suo cazzo, un contatto continuo, piacevole, rassicurante, eccitante. Lui era a pecora, docilmente e lei se lo leccava per bene, continuando con le sue carezze, aumentando la velocità della sega che gli stava facendo. Si ritrovarono di nuovo aggrovigliati, non c’era nessuna armonia nelle loro contorsioni, solo quella voglia ossessiva, incessante. Lui le fù sopra, il suo cazzo sulla faccia di lei, carezze, insistenti, sulle palle, sul petto. Che espressione beata che aveva lui. Sì forse in un'altra vita lei era stata anche una geisha, si diceva, valeva la pena anche solo vedere il cazzo duro di lui, era eccitata per la sua eccitazione. E mentre faceva questi pensieri rise un po’. Cioè era eccitata, ma non solo perché era lui. E lui sospirò più forte, eccitato, si si scusa amore, hai ragione, mi ci perdo dopo in questi pensieri. E lo supplicò di venirle in faccia, il suo seme addosso sarebbe stato un compimento perfetto. Lui non si fece attendere, e mentre pensava che lei fosse bella così,  anche così, ferinamente eccitante la baciava. E poi si sistemò sfinito ai suoi lati del letto.

 

Con te, sempre, mica ho bisogno di ore in particolare. Pensò lei, era questa la sua risposta. Ma magari glielo avrebbe detto quando lui si sarebbe svegliato. O nella loro prossima querelle post coito.

 


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mercoledì, maggio 18, 2005

L'amministratrice.

Come tutti i venerdi, alle quattro del pomeriggio, avevo già finito di lavorare e mi trovavo in casa per poi recarmi al supermercato a fare la spesa settimanale. Ero ancora in bagno quando sento suonare il citofono, era l’amministratrice del nostro condominio. Mi infilo i pantaloni e una camicia e vado ad aprire la porta. "Mi scusi signor Rossi non volevo disturbarla, sto lasciando delle comunicazioni nelle cassette della posta e visto che sono abbastanza urgenti ho pensato di consegnarle personalmente ai condomini che sono in casa" – "Di cosa si tratta?" – "E’ il mio nuovo indirizzo. Da lunedì mi trasferisco a Bologna, se c’è bisogno potrà trovarmi in Via Verdi, 15 al piano terra" – "Va bene, grazie" – "Mi scusi di nuovo…ma lo sa che è veramente carino il suo appartamento? Tutto così in ordine…c’è qualcuno che viene per le pulizie o fa da se?" – "Faccio da me, comunque credo sia in ordine soltanto quello che si vede." – "In che senso?" – "Oltre quella porta c’è il bagno, poi la camera da letto e non sono esattamente così in ordine come il soggiorno". Mentre parlavo lei, una donna di circa trentotto anni, si era seduta sul divano accavallando le gambe mentre stava assorta ad ascoltarmi. Poi ha cominciato a raccontarmi che stava separandosi dal marito. E mentre lo diceva usava un tono di voce che tradiva la sua soddisfazione di essere nuovamente libera. "Scusi la mia confidenza, ma mi pare di capire che non vede l’ora di tornare a divertirsi come una ragazzina." – "Non esattamente come una ragazzina, come una donna" – "Forse suo marito …la trascurava un po’?" – "Sarebbe più esatto dire un po’ troppo".

A questo punto mi sembrava evidente che a quella donna gli mancasse da un pezzo la sua razione quotidiana di cazzo. Non sapevo come comportarmi, così ho iniziato a farle qualche complimento di circostanza. "Lo sa che la vedo più sorridente di due anni fa quando l’ho conosciuta. Anche i suoi occhi sembrano sprizzare felicità" – "Grazie. Anche i tuoi sono molto belli, sembrano quasi quelli di una donna?" – "Signora…anzi vedo che possiamo darci del tu" – "Certo Ivan, dimmi" – "Non vorrei sembrare troppo modesto ma devo considerarlo un complimento oppure…" E così dicendo mi sono avvicinato a lei, l’ho guardata fissandola negli occhi poi ho preso il suo viso tra le mani e baciato la sua bocca. Le sue labbra dischiuse, stupendamente truccate con un rossetto tenue e circondate da un filo dorato di matita, aspettavano solo di accogliere la mia lingua. Di succhiarla per poi farla entrare nella bocca dove ha cominciato ad intrecciarsi con la sua. Mentre ci frugavamo con lingua nelle nostre bocche con una mano avevo cominciato a carezzarle i fianchi, le cosce dure e sode come colonne mentre con l’altra le palpavo un seno attraverso la stoffa della camicetta. La sua mano destra intanto mi carezzava la nuca, mentre l’altra stava già frugando dentro i miei pantaloni per poi stringersi attorno al cazzo già turgido e umido sulla punta. Era un po’ gelida la sua mano, ma si è scaldata subito dopo avermelo afferrato. Il suo viso intanto si era improvvisamente colorito, avvampato. Doveva avere una fame abbastanza arretrata in fatto di sesso.

La sua mano continuava a carezzarmelo, scendeva delicatamente fino alle palle poi nuovamente risaliva lungo l’asta, mentre io intanto le avevo sbottonato la camicetta restando per qualche istante sorpreso dai suoi seni abbondanti e sodi come due meloni maturi intarsiati nel reggiseno di pizzo bianco. Le ho fatto togliere la camicetta poi il reggiseno. Aveva due capezzoli scuri e così duri che aspettavano solo di essere succhiati. Mentre con la lingua le leccavo i capezzoli ho pensato di fare un gioco erotico con il mio cazzo in mezzo a quell’abbondanza di carne soda e calda che erano le tue tette. Le ho chiesto di distendersi sul divano poi sono salito a cavalcioni sopra di lei ed ho cominciato a strusciarle il cazzo turgido e duro come non mai in mezzo alle sue mammelle. Il calore che sentivo e la morbidezza di quell’abbraccio erano una vera delizia. La punta del pene ormai si era scoperta e dopo essere stata raggiunta dalla sua lingua ora entrava e usciva dalla sua bocca, lucida e bagnata della sua saliva. Avrei voluto continuare, ma la voglia di godere, sborrare nella sua bocca era più forte di ogni razionale ragionamento. Era la voglia di vedere il mio sperma latteo e caldo coprirle le labbra, la lingua poi di riempirle la bocca. Ho sentito la contrazione dei muscoli dei glutei e del pene mentre il mio sperma percorreva velocemente la cavità interna dell’asta per poi schizzare violento ed improvviso nella sua gola. Mi sono svuotato con un gusto inimmaginabile in quella caldaia bollente di carne rosa, mentre lei famelica con lenti movimenti della sua lingua leccava la mia cappella poi la inghiottiva nuovamente pompandoci sopra con movimenti ritmici della testa come volesse succhiarmi fino all’ultima goccia. Ed infine, soddisfatta, dopo averlo afferrato con la mano lo strofinava come un pene di gomma per carezzarsi il viso.


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AMANTI NEL PARCO

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 Ieri sera (giuro, è vero) stavo tornando a casa poco prima delle 23, costeggiando certi piccoli giardini pubblici che stanno al centro di una piazza … 

 

 

 

  E pensavo ai fatti miei e alla mia nuova vita da single, alla mia ragazza lontana che avevo lasciato solo quella mattina...

... allorché ho sentito dei gemiti… gemiti d’amore e di sesso, inconfondibili… 

 

Ho guardato attraverso la grata che separa il piccolo parco dal marciapiedi e ho intravisto nella penombra prima una ragazza giovane -, avrà avuto al massimo 25 anni - che lanciava quei soffici sospiri di passione… muovendosi ritmicamente su e giù… il viso rivolto verso di me…. 

 

… sotto di lei una panchina.. di quelle classiche panchine dei parchi…

 

... e tra lei e la panchina s’intuiva che c’era un ragazzo… lei lo copriva, di lui si vedevano sole gambe e le braccia che le stringevano la vita… 

 

Lei stava seduta sopra, voltandogli la schiena… lì per lì ho quasi pensato ad un’allucinazione… possibile che in una tiepida serata di primavera, mentre attorno s’aggirava ancora qualche passante, magari a passeggio col suo cane, osassero tanto?

Invece pareva che nessun altro li avesse notati… e, in effetti, se lei non avesse sospirato in quel modo così tipicamente femminile, neppure io li avrei notati…

 

 In effetti la ragazza deve avermi visto,a  giudicare dalla direzione in cui guardava… tra noi non più di cento metri… io non mi sono fermato, ma ho riguardato, volgendo lo sguardo, per qualche istante: lei guardava verso di me e sobbalzava con ancor più forza… piegando la testa all’indietro… si vedevano le gambe bianche, la gonna alzata ora fino alla vita… gli slip sulle caviglie… sotto di lei le gambe più grosse e scure di lui, che però non aveva, ai miei occhi, che il ruolo della comparsa …la protagonista era lei ... 

 

 

 

 

 Ho affrettato il passo… mi parevano dolci… e non apparivano affatto volgari, nemmeno vagamente… solo coraggiosi… o pazzi d’amore e/o di passione… devo dire che mi hanno messo di buon umore…    

 

 

 

La vita trionfava in quel giardinetto di per sé un po’ triste… erano giovani, belli, appassionati, coraggiosi, sensuali, sfrenati… 

Come dovremmo (vorremmo) essere tutti, sempre…

 

 

 

 

 Tutto è durato meno di un minuto… mi sono allontanato … solo una volta mi sono velocemente girato… li intuivo ancora laggiù, quei due giovani amanti… sulla panchina, nell’ombra del parco, tra l’erba e le palme… Avrebbero potuto ispirare una poesia di Neruda…

   Come questa, che in effetti scrisse: 

 

Ho fame della tua bocca
di Pablo Neruda


Ho fame della tua bocca, della tua voce, del tuoi capelli
e vado per le strade senza nutrirmi, silenzioso,
non mi sostiene il pane, l'alba mi sconvolge,
cerco il suono liquido dei tuoi piedi nel giorno.

Sono affamato del tuo riso che scorre,
delle tue mani color di furioso granaio,
ho fame della pallida pietra delle tue unghie,
voglio mangiare la tua pelle come mandorla intatta.

Voglio mangiare il fulmine bruciato nella tua bellezza,
il naso sovrano dell'aitante volto,
voglio mangiare l'ombra fugace delle tue ciglia

e affamato vado e vengo annusando il crepuscolo,
cercandoti, cercando il tuo cuore caldo
come un puma nella solitudine di Quitratúe.

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Stasera ho proprio una gran bella voglia di masturbarmi.
Non so,sarà la primavera,l'odore del polline,o Il disco che suona,la voce di Greg Dulli arrapante.
Tutto è così stabile stanotte.
Immoto.
Irreale.
E' tanto che non vengo più e stasera è la sera giusta
ma sono pigro per farmelo venir su da solo
ho voglia di venire
venire addosso a qualcuno
quella rompiballe di Lucyna mi farebbe comodo adesso
ma non c'è
nun ciè
forse
qualcuno adesso busserà alla porta
si qualcuno adesso arriverà
per esaudire tutte le mie fantasie
speriamo non sia quel rottinculo di silvano
cristo ma chi vuoi che venga da me alle 2 del mattino
è meglio se mi calmo
credo proprio che andrò a dormire
forse sicuro andrò a dormire


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mercoledì, maggio 11, 2005

STIMOLI

(SUBLIMINALI)

Avrei voluto trattare del nuovo Pontficato, ma, considerando che il dibattito teologico non vi eccita per niente...

 

 vi propongo alcuni stimoli...

... che potrebbero smuovervi / mi ...

 

... dal vostro/nostro torpore...

... magari funziona ... altrimenti ...

... (parlo per me) ... ci riduciamo come Woody Allen quando disse: "Ho sognato di essere il collant di Ursula Andress" ...

... e guai a chi dice che qui si sta parlando solo di sesso...

... tanto per ricitare Allen, mi viene in mente uno scambio di battute nel film "Amore e guerra" ...

Sonja: "Oh no, Boris, no! Ti prego! Il sesso senza amore è una vacua esperienza". Boris: "D'accordo ma... nella sfera delle esperienze vacue, è una delle migliori!"

O no?


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venerdì, maggio 06, 2005

Ouverture

Mi piace guardarla mentre si muove nuda nella stanza. Ha i calici in mano, si avvicina per versarmi da bere.

Ora si gira mostrandomi la schiena, la rotondità perfetta dei suoi glutei sodi, le gambe tornite, i movimenti graziosi e felini.

Sono sdraiato tra il groviglio delle lenzuola, assorto, umido di sudore e del piacere che ci siamo appena regalati. Si avvicina tenera, mi da il bicchiere e appoggia la stessa mano con cui lo teneva sul mio petto chinandosi a carezzare e baciare i peli scuri che lo ricoprono. La mano e la bocca sono freschi, deliziosi sulla mia pelle. Poi si abbandona sulla mia bocca. Mentre io percorro con le dita l’incavo dei suoi seni per poi scendere fino all’inguine, accarezzando la peluria leggera con le dita che si muovono dolci sulle labbra gonfie e sensibili, massaggiando il piccolo monte intorno al clitoride.

Si apre tutta mentre la sua mano lo cerca. Ama sentirlo turgido e caldo sul palmo, muoversi lenta dalla punta alla radice, leccare le dita e farle scivolare nel solco dei glutei fino al glande e sentire gli impercettibili fremiti che ogni passaggio scatena. Gioca con le dita come io con lei, voluttuoso e insinuante, lento e sensuale perché la promessa di battaglia dei suoi occhi è potente e desidero gustarla fino in fondo.


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giovedì, maggio 05, 2005

Organizer

"Perché non mi hai più chiamata dall’anno scorso?" mi domanda. Rispondo sincero: "Scorrevo la rubrica, a te non capita mai?" – "Si, anche a me capita, ma parto dalla A, o non avevi nessuna da chiamare dalla A alla F?" – "Ho aperto la rubrica a caso." Replico io. Scoppiamo a ridere. L’atmosfera si scioglie, adesso sono solo quattro occhi che ridono…ed i suoi sono così stupendi, specialmente quando fa l'amore che vorrei farlo li, subito. Non so esattamente cosa attragga di me le donne, forse il carattere, i modi, la voce. Dimostro sicurezza, ma solo perché nascondo bene le mie insicurezze. Come ora che vorrei già baciarle il collo, carezzarle i capelli e prenderla li… sulle scale, ed invece è solo la mia fantasia che corre, che si fa strada. E’ vestita in modo elegante. Si è preparata bene.. curata nei particolari. Entriamo in casa, lei accende le luci, la musica, poi prende due bicchieri dalla vetrina e li appoggia sul tavolino vicino al divano. Mi passa il cavatappi, la bottiglia e si siede accoccolata vicino a me. I suoi seni a pigiano sul mio gomito. Ecco, è passato soltanto poco più di un quarto d'ora e siamo ritornati come a quasi un anno fa. Verso il Porto nei bicchieri. Offley Duke of Oporto sussurro. Avvicina il calice alla bocca, schiude le labbra in un sorriso e beve. Come stai, le chiedo, prendendo in mano il suo bicchiere per appoggiarlo sul tavolino di cristallo. Avvicino il viso alle sue guance e, come l'ultima goccia del bicchiere pasteggio del suo gusto. Ed inizio a eccitarmi, con il mio sesso che si inumidisce di piacere, lubrificandosi di desiderio. Il suo profumo comincia ad invadere il mio naso, il suo trucco a lasciare il suo segno sulla camicia. Sento i suoi seni caldi pulsare, il suo viso assumere un colore più acceso i capezzoli inturgidirsi sotto la camicetta. Ci baciamo, ci coccoliamo continuando a baciarci, con lei che mi bacia come una gattina, mentre con le mani segue e accarezza le linee del mio viso. Le slaccio il gancetto della gonna, abbasso la lampo e lei se la sfila. Calze con giarrettiera e mutandine bianche di pizzo. Proseguo lento nel desiderarla, quando lei rompe gli indugi e con fare quasi aggressivo si accanisce con la mia cintura, poi con la lampo dei pantaloni. Ci baciamo ancora, mentre le sue mani a scovano nei miei slip il cazzo già turgido, e sulla punta bagnato d’umori. Scende con il viso verso il glande, mostrandomi la vista del suo culo intarsiato nel pizzo bianco che accompagna le mutandine verso la sua passerina. L’assaggio con le dita mentre accarezzo la sua fighetta depilata. Morbida più delle sue labbra la sua passerina, è come una rosa carnosa, calda, bagnata dei suoi umori. Adoro i suoi umori. Con la lingua lambisco le labbra, leggero e delicato mentre stento a trattenere ansimi di piacere. Non capisco se le mie emozioni scaturiscano più dal baciarle il sesso o dal suo leccare il mio. Siamo accovacciati uno sull'altra. Le sue mani sul mio sesso turgido lo avvolgono, lo carezzano, lo eccitano. La sua lingua non tralascia un millimetro della mia pelle. Il mio viso fra le sue cosce, affondato nella sua figa, la lingua che solletica il clitoride e si fa strada fra le sue labbra, mentre con le mani le carezzo le cosce, le natiche, i seni. Sento che sto per esplodere.. cerco di trattenermi, ma la sua bocca mi tiene dentro di se.. inondo la sua gola e vengo copioso. Non mi lascia, continua a bermi, mi trattiene a se, mentre il suo sesso esplode di piaceri e di umori. Lascia uscire il mio pene dalla sua bocca per poi dare sfogo con le sue dita strette attorno al mio sesso al suo piacere. Lo tiene stretto fra le mani.. così stretto da farmi male.


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