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mercoledì, gennaio 31, 2007

La Buonanotte.

Domenica sera, il weekend è finito senza che il carico di stanchezza fosse svanito e il riposo solo rimandato, sera fredda e noiosa. Fredda e noiosa. Non del tutto. Non sapevo, non mi aspettavo dovesse tornare, non che ci sia stata un annunciazione, è stata una sorpresa ovattata. Quasi nel dormiveglia, o forse si potrebbe essere anche già nel sogno, quando nel buio della camera mi pare di sentire i passi di piedi nudi sul pavimento, le coperte alzarsi e sentire il freddo toccarmi, freddo sparire quando le coperte si abbassano e percepisco il calore del suo corpo, nudo, avvicinarsi a me. Forse pensa che io dorma, e forse sto sognando, come potrebbe sembrare, i corpi nudi uniscono i propri calori e i respiri  si sincronizzano petto su petto, ma non dormo, o per lo meno in questo sogno gradirei non essere dormiente. La mia mano scivola sul suo sedere e fra le natiche, come se dallo destarsi dal dormiveglia mi bacia il collo, allora la mia carezza si fa più decisa palpando senza remore e ricambiando il bacio, baci che continuano sul collo mentre la sua mano scivola sulla mia eccitazione che si è sentita evidente contro il suo corpo. Mi masturba con vigore mentre le lingue scivolano saliva bollente nei nostri palati che assetati vogliono tutto. La sua lingua si stacca dalla mia mentre il gelo della coperta che si alza mi colpisce. La luce della luna o dei lampioni per strada non so staglia la sua silhouette e guardo come spettatore di un sogno mentre queste linee di luce e percezioni di calore si mettono sopra di me e la sua vagina decisamente bagnata e bollente scende sul mio pene che è in maniera imbarazzante è troppo pronto ad esplodere. Si siede velocemente mentre le mie mani velocemente sono sul suo seno e inizia a cavalcarmi impaziente e con forza. Il rumore del letto squarcia il silenzio della notte, respiri e ansimare fanno da tappeto musicale a questo sogno e ricordo, non so. Passano i minuti e le mani si stringono petto contro petto mentre il loro veloce respirare si affianca e minuto dopo minuto sempre con più vigore mi scopa e i gemiti di piacere aumentano l’eccitazione. Senza freno la riempio di sperma come poche volte prima e per pochi secondi tutto rimane fermo, lentamente i respiri rallentano e il suo corpo scivola sul mio ancora con i nostri sessi uniti, allontana le mani da me per rimettere la coperta su di noi, un bacio sul collo e uno sulle labbra e la buonanotte sussurrata…

Il Mio Nuovo blog è: http://percezioni.splinder.com/


fantasticato da gattaca | il mio blog | alle 19:25 | commenti (3341)


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mercoledì, gennaio 10, 2007

-Sdraiati.
Francesca obbedisce e si sdraia. L'inquietitudine che prova nel seguire i suoi ordini si manifesta sulla sua pelle. La seta le accarezza la schiena nuda e stranamente la riscalda, -Alzati di nuovo e sdraiati. Più sensuale questa volta. Francesca si alza. È stanca di questo gioco. Gesti di ogni giorno ripetuti ancora e ancora centinaia di volte fino a raggiungere quella che lui considera la perfezione. Lo odia per questo. Non si era mai sentita così inadeguata come lui riesce a farla sentire. Non aveva mai visto tutte le imperfezioni che si celavano in lei fino a che lui non aveva iniziato a correggerle. -Francesca, sei goffa. Rialzati e sdraiati di nuovo. Continua da ore questo suo giudicarla. Ha le gambe stanche Francesca ma vuole imparare. Soddisfarlo è divenuto l'unico modo di dimostrargli l'amore di cui ha bisogno e che lo tiene in vita. Lei avverte il suo dolore quando si accorge di una sua mancanza. È dolore vero che lo rende infinitamente triste. Lei lo vuole felice. Dopo averlo conosciuto è la sola cosa che conti per lei. Iniziò col modificarle il corpo. Già magra, per compiacerlo Francesca ha rinunciato quasi del tutto al cibo. Le costole in evidenza l'hanno resa ai suoi occhi più bella, la spina dorsale, un lungo concentrato di sensazioni da svelare con le dita. Ha tagliato i capelli per compiacerlo. Scoprendo il cranio. Così lui baciandole la testa le trasmette meglio le sensazioni di piacere che vuole donarle. Unghie lunghissime, perché a lui piace sentirle lungo la schiena quando lei gode della sua voglia. Occhiaie sul volto, perché lui vuole che lei la notte non dorma e che trascriva per lui con la penna le pagine dei libri più belli che lei ha letto. Piccoli sacrfici che la fanno soffrire e che le regalano gioia. Piccoli sacrifici di cui lei sente il bisogno come se fossero la risposta ai suoi desideri. Non usa più il trucco Francesca se non per i seni e le labbra del sesso. Perché Francesca deve essere pronta e bellissima dentro. Dove nessuno può vederla. La sua femminilità deve stare nei suoi gesti. A volte vorrebbe piangere. A volte lo sconforto la coglie. Non si sente adeguata. Non è all'altezza di renderlo felice. Ma lui inflessibile non demorde e le insegna. Con dolcezza le impartisce le lezioni che la renderanno finalmente la donna dei desideri dell'unica persona al mondo di cui le importi qualcosa. Ha imparato di nuovo a mangiare Francesca. E a sedersi. Usa le posate per tutto. E le usa solo con la mano sinistra. Perché una donna che si rispetti è sacrificio che si esterna in ogni gesto, anche il più inutile. Tra la gente si siede alzando delicatamente la gonna e stringendo le natiche. Quando è con lui, siede sui talloni. Non indossa mai scarpe in casa, perché una donna è anche schiava e una schiava cammina a piedi nudi. Tra la gente indossa solo tacchi altissimi che la fanno camminare sulle punte dei piedi. Perché una donna deve essere aggraziata come una ballerina e il sangue che le cola lungo le dita sacrificate è solo un segno di riconoscenza per le cure del suo uomo. Lava i denti 5 volte al giorno, senza gargarismi. Nuda davanti allo specchio con una mano fa forza sul bordo del lavandino nero e si issa in modo da stare tesa anche quando si lava il volto. Poi ogni giorno si mette a 4 zampe nella vasca. E in quel modo si lava l'intimità. Con tre dita si lava all'inteno del sesso. Insaponandosi lentamente e pulendo in profondità. Con due dita si lava dietro, penetrandosi e insaponandosi allo stesso modo. Con la pietra pomice leviga e rende morbidi i piedi che adorna con lo smalto. Ogni giorno un colore diverso. Ogni fine settimana un ricamo leggero e complesso diverso da unghia ad unghia, che di solito fa di notte in modo da poterlo esibire la mattina, quano lui ha appena aperto gli occhi. Un bel tatuaggio dona grazia alle sue caviglie sottili. Il suo primo gesto d'amore: un arabesco che come un bracciale le veste i piedi. I segni delle frustate che le impreziosiscono i glutei, li lenisce con le creme che lui le ha regalato. Che rendono più delicata la pelle e meno facile il cicatrizzarsi dei tagli. Perché sulla sua pelle scura deve risaltare sempre il rosso del sangue. -alzati ancora e sdraiati. Obbedisce Francesca, perché ne ha voglia e perché sa di avvicinarsi ogni giorno di più ad un ideale cui ha iniziato ad anelare insieme a lui. Ogni sacrficio la rende libera. Ogni mancanza la rende più bella. E la sua bellezza adesso non ha paragoni.

fantasticato da mimoperparlare | il mio blog | alle 09:03 | commenti (144)


Categoria: sei la mia perversione

 

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sabato, gennaio 06, 2007

[…]però il viaggiatore che sente/ prima o poi trattiene il suo andare/ e sebbene il dimenticare/ che tutto distrugge/ abbia ucciso la mia vecchia illusione/ custodisco nascosta una umile speranza/ che è tutta la fortuna del mio cuore

Tornare/  con la fronte avvizzita / le nevi del tempo/ argentarono le mie tempie/ sentire che è un soffio la vita/ che vent’anni non sono niente/ che febbrile è lo sguardo/ errante nell’ombra/  ti cerca e nomina il tuo nome/ vivere con l’anima ostinata/ ad un dolce ricordo/ che piango un’altra volta

Volver- Estrella Morente (traduzione), dalla colonna sonora del film omonimo di Pedro Almodovar

 

 

Il buon Dio ha creato le scarpe col tacco affinché noi donne non corressimo dietro agli uomini ma ci limitassimo ad ancheggiar loro, davanti. Spiego questa mia filosofia di vita a Ricardo che è venuto a prendermi in aeroporto mentre addita i miei “tacones” e si chiede come sia umanamente possibile che qualcuno affronti un viaggio agghindato come Jennifer Lopez alla consegna dei Grammy. “…Tu e Mireia non potevate che essere amiche!” sentenzia, ridendo.  Mireia l’ho conosciuta quest’estate, mentre, entrambe etilicamente molto provate, ci scatenavamo in danze lascive in una discoteca. E dopo averla beccata all’uscita che pisciava in un angolo mi ha scroccato una sigaretta e siamo diventate grandi amiche. Dopo serate passate in divertenti sessioni di caccia all’uccello e dopo aver constatato che sì, esistono davvero donne che riescono a bere quantità inimmaginabili di ogni cosa, purchè contenga alcool (“Faccio l’hostess”- ha anche azzardato a mò di scusa), le nostre vacanze sono finite. Lacrimevoli promesse ed abbracci, nella speranza di poterci rivedere al più presto.

Ed io la mia promessa l’ho mantenuta. Ho approfittato delle vacanze natalizie per staccare un po’ la spina prima di diventare ufficialmente una donna sull’orlo di una crisi di nervi. E sono andata a trovarla. Ricardo è venuto a prendermi al posto di Mireia che in questo momento sta sorvolando Dubai e  si scusa da parte sua per non essere ancora fisicamente con me. Squadro questo marcantonio abbronzato e sentenzio fra me e me che non ci sono assolutamente problemi per quest’assenza. Mi bacia la mano e mi porta la valigia, in macchina mi stordisce di musica e di chiacchiere e penso che la mia vacanza non poteva assolutamente cominciare in modo migliore. Mi porta a casa sua dicendo dicendo che fino a sera posso accamparmi lì, e lavarmi, rilassarmi e mangiare, il tutto accompagnato dal classico ma sempre efficace “mi casa es tu casa”. Sotto la doccia penso che non mi dispiacerebbe che mi scopasse. Comincio a toccarmi infilando tre dita dentro la fica di colpo, immaginando il suo cazzo che mi fotte. L’acqua bollente mi scivola addosso, mi faccio cullare dall’acqua e dalla schiuma, continuo a toccarmi la fica mentre mi insapono le tette. Lo sento bussare alla porta. “Tutto bene?”. Sì sì, scusa avevo solo bisogno di rilassarmi un po’ , rispondo imbarazzata mentre afferro un asciugamano. “Dai vieni ti ho preparato delle tortillas di patate”. Mi fiondo in cucina solo con addosso solo l’asciugamano, realizzando solo dopo che ho davvero una gran bella faccia tosta. Ed è Ricardo a scusarsi per me ma sembra anche piuttosto divertito. “Scusa, davvero, non volevo darti fretta…ti ho sentito mugolare e pensavo non stessi bene…” Impallidisco. No no, abbozzo, era solo un po’ di stanchezza del viaggio. “Immagino!” e ride come un bambino, è in piedi dietro la mia sedia e mi bacia il collo. Ride di nuovo. “Sai di buono!” e mi mette davanti un piattone di tortillas “Mangia niña, che mi vengono in testa pensieri strani!”. Rido anche io, cominciamo bene!Più lo guardo e più mi sembra di impazzire, Ricardo è pieno di quel fascino virile che non mi fa capire più nulla…Mi vesto prima di combinare disastri e mi addormento sul divano. E lui, lo sfacciato, si corica dietro di me. Mi abbraccia, e mi riempie di carezze, caste ma non troppo. Struscia la mano sul collo, sul petto, mi stringe ma non mi tocca le tette. Il bacino è suo, lo accarezza dolcemente ma non va più giù. E’ piacevole ma anche un po snervante lo ammetto. La smette solo quando fa finta di dormire mentre sento dietro la mia schiena premere la sua splendida erezione. Restiamo come due bambini così per non so quanto tempo, probabilmente alla fine ci siamo addormentati entrambi. E’ lo squillare del telefono a crocifiggerci le tempie, rompere l’incanto e creare un po’ di sano imbarazzo. Ricardo si alza e grugnisce un “Hola”. E poi comincia a discutere animatamente, fermandosi solo per ridere, con la sua risata chiassosa. E’ Mireia, mi spiega, è appena ritornata e fra un paio d’ore ti porto da lei. Perfetto, penso, il tempo di agghindarmi un po’ e di godermi la compagnia di questo adorabile sconosciuto.

Casa di Mireia è esattamente come lei: bellissima, sfacciata e chiassosa. Per l’occasione riempita di cibo, cerveza e gente fino all’inverosimile “…per darti un bel benvenuto!”, e sorridente e per niente stanca, esattamente come l’ho lasciata qualche mesetto fa. Mi ritrovo a stringere mani e a consumarmi le guance di baci, coppiette accasciate per terra su cuscinoni, musica altissima, chiacchiere che mi stordiscono. Ad un certo punto esausta mi infilo nella sua camera da letto, cerco asilo politico buttandomi sul suo letto, un enorme ed accogliente matrimoniale ora sommerso di giacche e cappotti. Ricardo mi ha seguito e dopo aver chiuso la porta mi scivola accanto. Poggio la testa sul suo petto, per un attimo mi sento protetta, sicura ed è una splendida sensazione. Mi passa la mano fra i capelli. Lo bacio, chissenefregaditutto. Profuma di birra e sigarette, è così stupendamente uomo. Lui comincia ad accarezzarmi, nulla a che fare con le carezze fatte nel pomeriggio. Sono forti, concitate, come se avesse fretta di conoscere tutto il mio corpo, ora, come se non potesse più resistere. Gli salgo sopra, a cavalcioni e mi muovo per sentire il suo cazzo attraverso i suoi jeans. Continuiamo a stringerci e a succhiarci le labbra. Mireia sbuca accanto a noi e ci urla divertita  “Porcelloni! Sapevo che vi avrei torvati qui!”. Non ci siamo accorti che lei è entrata. Mi stacco da Ricardo e con un balzo finisco sull’altro lato del letto imbarazzatissima, guardo per terra sperando di assumere lo stesso colore del pavimento. E lei di tutta risposta mi prende il viso fra le mani e comincia a baciarmi. Rimango un attimo interdetta e non riesco ad oppormi quando comincia a strizzarmi piano le tette. Ricardo si è finalmente ripreso ed ora ride come un dannato “…bè…me l’avevi detto che lei ti stava moooolto simpatica…ma non pensavo…”. “Zitto, cavròn”-lo redarguisce- risparmia il fiato e leccamela!”. Magari avrò capito male, penso, infondo il mio spagnolo non è poi così perfetto. E invece Mireia non perde tempo, si sbottona i panaloni e li fa scivolare via, divarica le gambe aspettando Ricardo. Che non si fa attendere: si accuccia a terra e le infila la faccia nella fica. Mireia continua a baciarmi, mi sbottona i pantaloni e mi fa un ditalino, mi infila nella fica il medio e poi pizzica il clitoride, per poi ritornarmi dentro con tre dita e scoparmi forte. La sento mugolare di piacere, la stronza, sono gelosa: Ricardo le sta leccando la fica ed ha cominciato ad aprirle il culo con le dita. Lei continua a masturbarmi, e poi mi abbraccia, mi bacia ed urla più forte. Approfitto del suo orgasmo per sgattaiolare da Ricardo, mettermi a pecora accanto a lui e spompinarlo. Gli accarezzo le palle e schiudo la sua cappella nella mia bocca, per poi cominciare a succhiargli forze il cazzo finche non mi sembra così duro da scoppiare. E’ stupendo, bello grosso e pieno di vene, che gli lecco ed accarezzo tutta bagnata. E lui allora comincia a sculacciarmi il culo, due schiaffi forti mentre grida che lo faccio impazzire. E anche lui comincia a farmi uno splendido ditalino. Mireia si accuccia accanto a noi, beata, gli sfila le dita dalla mia fica e comincia a leccargliele. Stronza! Mi lascia così bagnata che non posso fare altro che saltare sul cazzo di Ricardo e cominciare a chiavarlo. Mi stringe il culo fra le mani e mi lecca le tette mentre io continuo ad andargli su e giù, bagnandogli anche le palle. Mireia mi accarezza la schiena e poi si stende diero e comincia leccarmi il culo. Continuo a scopare Ricardo finchè non mi riempie della sua sborra. Lo abbraccio, adoro il suo cazzo dentro. E poi mi stacco da lui e mi stendo per terra cercando conforto sul pavimento ghiacciato. Mireia è su di lui a leccargli il cazzo e poi finisce per terra accanto a me. Crolla dal sonno chissà quanto avrà bevuto prima.

Cerco i miei vestiti seminati sul letto, Ricardo poggia Mireia sul letto e la copre con i cappotti per non farla infreddolire troppo, mentre lei dorme come un sasso, come se non fosse successo niente. Ricardo mi prende per mano, e mentre usciamo dalla mia stanza, comincia a baciarmi e di nuovo quel profumo “di uomo” mi intontisce. “Eres muy guapa, guapissima” e ride di gusto, adorabile.


fantasticato da DolcaMorgana | il mio blog | alle 21:27 | commenti (3)


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domenica, dicembre 03, 2006

Sono quella che sono/ sono fatta così/ se ho voglia di ridere/ rido come una matta/ amo colui che m’ama/ non è colpa mia se non è sempre quello/ per cui faccio follie/ sono quella che sono/ sono fatta così/ che volete ancora/ che volete ancora da me
Sono fatta per piacere/ non c’è niente da fare/ troppo alti i miei tacchi/ troppo arcuate le reni/
Troppo sodi i miei seni/ troppo truccati gli occhi/ e poi/ che ve ne importa a voi/ sono fatta così/ chi mi vuole son qui
Che cosa ve ne importa/ del mio proprio passato/ certo qualcuno ho amato/ e qualcuno ha amato me/ come i giovani che s’amano/ sanno semplicemente amare/ amare, amare…/ che vale interrogarmi/ sono qui per piacervi/ e niente può cambiarmi
Sono quella che sono- J. Prévert
 
Mi si è presentata con un forte accento americano, così adorabilmente sguaiato. Ed ho subito pensato che a nessun altra creatura sarebbe calzato così perfettamente il suo nome, Donna, e nessun altra potrebbe mai portarlo in modo più femminile. Eravamo in un locale ed i miei amici, dopo averla vista tutta sola al bancone hanno cominciato con le loro teorie maschiliste sulle “tardone” (…come se poi fosse una prerogativa solo degli uomini e del vino quella di migliorare col tempo!). Si è fatto subito avanti da lei Marcello ( “…una così o è una troia o è una che si è separata da poco, ma insomma, che si faccia pagare o no, non dovrebbe fare troppe storie nel darla via!”), e mi sono gustata da lontano la scena. Lui ha resistito cinque minuti e dopo averla stordita con le sue chiacchiere le ha poggiato una mano su un fianco e poi, convinto del suo successo ha cominciato lentamente a scender sul culo. Lei lo ha fulminato con uno sguardo che, sarebbe stato meglio per la dignità di Marcello, se gli avesse allungato un sonoro schiaffone. Lui è ritornato da noi con in lui masculo orgoglio ferito ed io ne ho approfittato per andare da lei e porgerle delle tardive scuse.
E’ così che ho conosciuto Donna. Ricordo ancora l’abitino azzurro che aveva addosso quella sera, roba da far sudare anche le pietre. Mi diceva di star tranquilla, che gli italiani sono così, dei grandi chiacchieroni con la fissa delle tette, e che in generale gli uomini sono così. Non me la sentivo in quel momento di dover fare l’avvocato del diavolo. Eppure non mi è mai sembrata neanche un minuto una “frustrata” e neanche una che se la tira. Non era rancore quello che le illuminava gli occhi, solo una specie di strana rassegnazione, “ho capito come va il mondo, e scusate se è poco”. Quando gli altri stavano andando via mi ha allungato una cartolina, con un angelo disegnato, “It’s seems so sad!” ho detto guardandolo. Mi ha sorriso lieve ed ha replicato che no, non lo era, è solo uno dei quadri della sua mostra e che le farebbe tanto piacere se l’andassi a visitare. Marcello poi non ha perso occasione per rinfacciarmi che era geloso di me e profondamente stizzito. “Prima impara a trattar le donne e poi ne riparliamo”, ed ho chiuso così il discorso con lui.
Il giorno dopo per curiosità mi sono presentata all’indirizzo che c’era scritto sulla cartolina. Il locale era piccolo ma gremito di gente. E’ stato il silenzio surreale a colpirmi. All’ingresso c’erano delle foto di Donna, lei che cammina su una spiaggia, lei che dipinge, lei che si affaccia da un balcone fiorito. Leggo qualcosa su di lei: la sua vita sembra tratta dal “Libro Cuore”: nata a Seattle, suo marito è scappato di casa, suo figlio è morto  durante una tempesta in barca, lei si è salvata. E’ guarita da una malattia ed ha cominciato a disegnare angeli. Purtroppo faccio parte di una generazione a cui hanno propinato disgrazie già nei cartoni animati mattutini e una volta cresciuti, siamo tutti decisamente irritati dal pietismo. Mi guardo intorno diffidente ma poi ammetto che i suoi quadri mi piacciono davvero tanto. Mi sbuca alla spalle e mi abbraccia, come se fossimo due grandi amiche, “Sono così contenta di vederti!”, mi prende per mano e mi trascina a fare il giro dell’esposizione. Ha indosso dei pantaloni ed una mogliettina, tutta di bianco vestita sembra un angelo uscito dai suoi quadri, ha poco a che vedere con la bomba sexy dell’altra sera, ma è innegabilmente, tanto, troppo affascinante. “Sai vorrei dipingere anche te”, mi sussurra nell’orecchio mentre sono affascinata da un angelo con la tunica arcobaleno. Scoppia in una risata cristallina dopo aver visto la mia faccia, evidentemente sbalordita. “Hai qualcosa di angelico…”, bah, Donna, se lo dici tu… “e sento la tua old soul!”. Potrei esser tua figlia, Donna, e dici che ho “l’anima vecchia”? Cosa ci trovi in me, Donna? Cosa vuoi? Le lascio il mio recapito, sentiamoci in questi giorni, sì, sì volentieri, davvero.
E qualche giorno in effetti è passato da quando sono venuta a trovarti, hai pensato bene di chiamarmi proprio stasera. “Sono dalle tue parti, posso venire a trovare te?” con quella vocina da bambina, e quel italiano maccheronico, irresistibile. Trovi sul tavolo resti di una cena cinese presa al take away, una stecca di fondente già mangiata per metà, una bottiglia di Marzemino quasi finita ed un'altra di scotch doppio malto appena aperta. Speravo non facessi troppi commenti sulle mie disastrose abitudini alimentari ed alcoliche, ma te la sei cavata comprensiva con un “Giornata difficile?”. Sì Donna, più di quanto tu possa immaginare.  Mi sono accasciata sul divano, senza troppa voglia di stare a fare gli “onori di casa” e ti sei seduta accanto a me. Ho poggiato il viso sulle tue spalle ed hai cominciato ad accarezzarmelo, affettuosamente. Mi hai arruffato i capelli e dato un bacio sulla guancia. Ed hai estratto dalla borsa un blocco dove hai cominciato a buttar giù i tuoi schizzi. Sono rimasta stesa sul divano, a guardarti fisso con gli occhi sgranati. Che bella che sei, Donna. Ti mordi le labbra quando sei concentrata e poi sorridi per dirmi che va tutto bene. Nessun uomo potrebbe resisterti, io non ci riesco! Mi sono persa in questo genere di pensieri e sicuramente li avrai captati tutti. Poggi per terra blocco e matita, “Ma io ti piaccio?”, non riesco a risponderti, non perché non sappia la risposta, ma mi hai preso troppo di sprovvista. E per fortuna non mi dai il tempo di inventar balle, mi prendi di nuovo la testa fra le mani, ma questa volta è per un bacio sulle labbra. Sento il tuo respiro, i tuoi capelli sulla mia fronte, il tuo profumo. Amo la tua lingua, la morbidezza della tua pelle. Continui a baciarmi mentre mi spogli, mi sfili il reggiseno ed io faccio lo stesso con te. Mi sembra di scoppiare, hai delle tette enormi e magnifiche. Le accarezzo con le mie guance, ne succhio i capezzoli e passo la lingua nell’incavo. Le stringo e continuo a succhiarle, sono in estasi. Anche tu mi tocchi le tette, ma sei più dolce, quasi adorante. Mi fai sentire una donna splendida. Lecchi i miei capezzoli e poi scendi giù fino al bacino. Me lo massaggi, mi culli mi sbottoni i pantaloni e me li sfili. Mi scosti le mutandine e cominci a succhiarmela. Anche io voglio succhiartela, Donna, vorrei poter avere un cazzo solo per sborrarti dentro. Prendo la tua fica fra le mani, è bellissima e tutta depilata da sotto. Sopra ci sono degli adorabili riccioli biondi che aggroviglio fra le mani e tiro un po’ mentre ci affondo la lingua dentro. Sei dolcissima e così bagnata. Vorrei passare il resto della mia vita fra le tue cosce e stare sempre lì ad annusartela e berti tutta. Mi dici di girarmi e faccio finta di non sentirti. Ed allora cominci a farmi un ditalino. Hai infilato dentro due dita e le muovi sempre più forte, ci infili in terzo e con l’altra mano mi spingi sul clitoride, lo premi, me lo massaggi. Vengo donna, vengo. Eccoti il mio orgasmo, eccoti tutti i miei umori sulle tue mani. Ti faccio stendere e ti struscio la mia fica sulle gambe, sulle cosce. Allunghi un piede e continui a masturbarmi così, mentre ti sono sopra a leccarti le tette. Allungo una mano e ti scopo così anche io, mentre ti succhio i capezzoli ti ritrovo sempre più fradicia sulle mie mani. Godi angelo mio, voglio sentirti cantare di piacere. Mi fermi e mi lecchi le dita. Io ti lecco l’alluce che sa ancora di me. Mi arrotolo accanto a te. Ti accarezzo la pancia e ti stringo. Incrociamo le gambe e restiamo attorcigliate. Continuo a strusciarmi addosso a te, non riesco a smetterla, sono sempre più eccitata. Ne vorrei ancora e ancora. E tu ricominci a masturbarmi, con il palmo della mano spingi sul mio stomaco, mentre le dita mi fanno scoppiare la fica. Ci siamo addormentate così sul mio divano piccolissimo e mi è sembrato un sogno. Il dormiveglia è solo una scusa per annusarti e stringerti ancora più forte. E dirti che sei mia e bellissima, bellissima e mia, come per convincermene.
Due giorni, dopo mi è arrivato a casa una rosa bianca ed un pacco enorme. E’ la tela che hai disegnato per me. E’ un angelo steso, completamente nudo. Da un lato ha un arco e dall’altro delle frecce. Mi riconosco in quei capelli sparpagliati su un cuscino e in quegli occhioni verdi, sgranati, che sembra stiano ancora aspettando qualcosa.

fantasticato da DolcaMorgana | il mio blog | alle 14:45 | commenti


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domenica, novembre 19, 2006

“Che terribile nottata, sempre sveglio…/senza la presenza benedetta/ del tuo caro corpo accanto a me,/ senza la bocca tua tanto baciata/ malgrado la tua astuzia illimitata/ e l’ininterrotta malafede,
 
 senza la tua bocca tutta falsa/ ma così franca allorché ci penso, che consolarmi sa sotto l’aspetto e sotto la specie di una fragola/-e, buona commedia!- di un parlare/ molto plausibile sicuramente,/
 
e soprattutto senza il pentacolo/ dei tuoi sensi, senza il miracolo/ unico e molteplice, fiore e frutto, dei tuoi occhi implacabili di strega/ dolci e implacabili alla tua maniera…/Oh, mio Dio, che terribile nottata!”
 
Canzoni per lei-P. Verlaine
 
“…forse tu non sai chi sono io!”, dio quanto trovo divertente chi infila questa frase nei suoi discorsi, soprattutto nella fase della presentazione. Ero lì lì per scoppiare in una grassa risata ma hai subito continuato, perorando la tua causa “…se lo sapessi, se sapessi quanto sono importante non faresti così tanto la preziosa!”. Qualcuno dovrebbe spiegare a certi giovinastri dal petto depilato che organizzare eventi mondani non vuol dire essere Senatori a vita o premi Nobel per la pace. “Personalmente penso che tu sia un grande, un grandissimo spocchioso”. Giro i tacchi e subito mi hai tirato un braccio, in modo decisamente poco galante. Mi hai allungato un bigliettino da visita ed un ingresso gratis per quello che prospettano l’evento del secolo. Oh oh oh! Dovrei forse sentirmi onorata? Il fatto è che spesso, in passato, ho scelto uomini interessanti, spesso brillanti, più che dei tori delle grandissime vacche. Ciò che mi attirava era quello che sembrava essere forza, confidenza in se e la loro libertà. E soprattutto le loro tecniche per spogliarmi velocemente. Poi però ho capito che il gioco non valeva la candela ed ho iniziato una cura “disintossicante”. Capiti nel momento sbagliato, ciccio.
La sera dopo un sms. Numero sconosciuto, come testo una lunghissima fila di puntini di sospensione. Per curiosità ho confrontato il numero con quello del tuo biglietto da visita. Proprio non demordi, eh? Rispondo con una serie altrettanto lunga di punti interrogativi. La tua risposta non tarda ad arrivare: “In quello spazio sei autorizzata a pensare tutto quello che vuoi. Mi piacerebbe sapere però cosa hai pensato”. Che palle ‘sti giochetti da asilo. “Ho pensato che chi manda messaggi vuoti soffre di grosse crisi di egocentrismo”. Un altro tuo messaggio, arrivato con calcolato ritardo “Avrei preferito che avessi pensato qualcos’altro. Comunque non sei andata troppo lontana.” Allora sei davvero più grave di quanto temessi! Ho iniziato il mio silenzio stampa, decretando che no, decisamente, non ne valeva decisamente la pena. La situazione mi ha comunque innervosito e non capisco perché, infilo il cappotto sul pigiama e afferro le sigarette, convinta nel farmi una passeggiata per sbollire un po’. Esco dal portone come una furia e la mia testa ha un incontro ravvicinato del terzo tipo con un petto muscoloso. Un paio di bicipiti mi stringono e prima che iniziassi ad urlare come un’aquila sento “Oh, miss preziosa!”. Mi scappa un “Cazzo!Tu che ci fai qui?”. Mi guardi divertito. Ripeto la domanda, in modo più educato ma sottintendendo che ora, oltre che come egocentrico ti avrei bollato anche come maniaco pedinatore. “A quanto pare siamo vicini!”. Che fortunella che sono… “Volevo proprio invitarti a cena…”. Sei anche decisamente inopportuno. Vorrei poterti spiegare che se una donna ha una stima decisamente bassa di te e del tuo Q.I. ci saranno poche possibilità che lei ti dica di sì. Ma poi penso che tutto sommato è una situazione divertente. Miss Preziosa però deve cambiarsi e non ci pensa neanche a proporti di farti salire da lei, quindi resti giù a farti ghiacciare il culo, un po’ di freddo e di attesa agli uomini non hanno mai fatto male. Il risultato di un velocissimo make up è a dir poco sorprendente (è inutile, l’odore del sesso è sempre il miglior afrodisiaco), un abbigliamento da “mi-tiro-ma-non-troppo-e-comunque-non-lo faccio-per te” fanno il resto. Camminiamo un po’ e ci ritroviamo davanti ad un portone. Nessun insegna, nessuna luce, a meno che non sia un ristorante così esclusivo da preferire l’anonimato, dovrei dedurre che per “invito a cena” intendevi qualcosa fatto da te. Mi preparo al peggio, pizze surgelate e gelato in cassetta. Invece scopro che sei un ottimo cuoco e che quando la smetti di darti delle arie sei anche persino gradevole.
Casa tua però è esattamente, come temevo, quella di una grandissima vacca più che quella di un toro. Continua pure con i tuoi esperimenti culinari, ti lascio solo, ti dispiace se sto un po’ sul divano? Il tempo di stendermi e patatrac, crollo a dormire, colpa di queste giornate in cui non ho il tempo manco per respirare. Ecco però cosa succede ad addormentarsi a casa di “conosciuti”: si viene svegliati da una lingua in gola e da due mani che ti strizzano le tette. Con una zampata mi tiri via la maglietta, mi sembra decisamente troppo tardi per obiettare. Però ho cominciato a prenderci gusto a succhiarti le labbra. Profumi di buono. Anche la tua maglietta è via, posso strusciare le mie tette sul tuo torace, magnifico, glabro. La tua pelle sembra ebano,comincio a leccarti i capezzoli e ad accarezzarti il petto. Tu fai lo stesso. E giù via anche la gonna, ho addosso solo autoreggenti e scarpe, altissime, che non sembri intenzionato a sfilarmi. Comincio a frugare con la mano nei tuoi pantaloni, dio se sei arrapato! Ti sono grata per questa splendida erezione, per il tuo cazzo che già mi fa impazzire. E lo prendo subito tutto in bocca e ti accarezzo le palle. Succhio, succhio, succhio. E poi ti bacio la cappella, succhiandone solo la punta mentre ti faccio una sega. “Che gran porca che sei!”. Sì dimmelo, ancora. Ci guardiamo negli occhi, mi piace vedere che ti faccio impazzire. Mi sposti dal tuo cazzo, stavi davvero per scoppiare, se voglio so essere davvero terribile. Mi apri le cosce e mi apri la fica con entrambe le mani, cominci a leccarmela lentamente, prima solo il clitoride, masturbandomi. E poi ci affondi tutta la lingua dentro, mi apri ancora di più e me la succhi. Grido. Ti supplico di scoparmi. E tu mi infili un dito in culo. Per poi farmi girare a pecora e cominciare a sfottermi da dietro. Il buchetto è già così aperto…Mi fai male, mi fai malissimo, giuro non ce la faccio. Ma tu continui, finché il tuo cazzo non è completamente in culo. Muovo il bacino, Mi sembra di non resistere. E mi blocchi, poggiando una mano sulla mia nuca, immobilizzandomi come una cagna in calore, mordo cuscini e voglio piangere di piacere. E con l’altra mano cominci a masturbarmi la fica, facendomela venire più bollente. Non riesco più ad opporre nessun tipo di resistenza, ed arriva il mio orgasmo, paralizzante, un eccitazione fortissima, un interminabile giramento di testa. Mi senti gridare, pregarti di non smettere più, che voglio essere la tua troia. E mi vieni dentro, la tua sborra nelle viscere e mentre mi scoppi dentro cominci a sculacciarmi le chiappe con entrambe le mani. Mi prendi dai fianchi, non mi consenti neanche il minimo movimento e lascio che ti svuoti dentro di me.  
Non appena molli la presa mi rifugio immediatamente in bagno, due giri di chiave nella toppa e mi siedo sul cesso. Mi sento intontita e comincio un po’ ad odiarmi. Nulla di male per carità, ma davanti ad un cazzo del genere perdo completamente la testa. Mi infilo nella doccia e passo qualche minuto sotto l’acqua piacevolmente bollente. Quando esco dal bagno ti ritrovo sul divano, addormentato. Ti studio come si fa con un insetto morto al microscopio, la tua pelle sembra meno perfetta, la tua faccia è quella di un ragazzotto un po’ stupido. Gli uomini come te mi stimolano ma solo per poco, non riuscirei mai ed esserti devota. In cucina è pronta quella che doveva essere la nostra cena. Il mio corpo è tutto un piacevole dolore. Raccolgo in fretta i miei vestiti, cerco di ritrovare una parvenza di normalità. Sgattaiolo via senza salutarti, senza lasciare un segno della mia presenza.
Capiti male ciccio, te lo ribadisco. Ora so che non sono più attirata dai tipi come te. Che sapere che preferisco gli uomini che mi spogliano lentamente!

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mercoledì, giugno 21, 2006

NOTTE. FREDDO.
UNA FIGURA SOLITARIA CAMMINA AI MARGINI DELLA STRADA.
OGNI TANTO SI FERMA PER QUALCHE ISTANTE AD AMMIRARE LE VETRINE SBARRATE DEI NEGOZI CHIUSI.
E’ UNA DONNA A GIUDICARE DAL MODO OSCENO IN CUI DIMENA IL CULO MENTRE CAMMINA.
NON E’ MOLTO ALTA E SEMBRA MAGRA MA IL CORPO E’ RACCHIUSO DA UNA SPECIE DI SOPRABITO SCURO CHE NE NASCONDE LE REALI FORME.
HA I CAPELLI NERI, ME NE ACCORGO PERCHE’ QUANDO PASSA DAVANTI A DELLE ZONE D’OMBRA TRA UNA VETRINA E L’ALTRA SEMBRA UN CORPO DECAPITATO CHE CAMMINA.
LA GUARDO MENTRE PASSA DAVANTI ALLA MIA MACCHINA SENZA ACCORGERSI DELLA MIA PRESENZA.
E’ UNA DONNA, ADESSO NE SONO SICURO, NE SENTO IL PROFUMO, CHE SI INFILA ATTRAVERSO IL FINESTRINO APERTO E PIANO PIANO MI STRISCIA ADDOSSO FINO A BRUCIARMI LE NARICI.
E’ PERICOLOSO CAMMINARE DA SOLA PER UNA STRADA DESERTA. DI NOTTE.
PER FORTUNA CI SONO IO CHE LA STO SEGUENDO.
DA QUANDO L’HO VISTA USCIRE DA UN PALAZZO A TRE ISOLATI DI DISTANZA.
PER FORTUNA E’ UNA DONNA.
SCIVOLO LENTAMENTE FUORI DALL’AUTO, SENZA PROVOCARE IL MINIMO RUMORE PER NON SPAVENTARLA. SAREBBE ANCORA TROPPO PRESTO.
CAMMINO LENTAMENTE. POGGIO COMPLETAMENTE LA SUOLA DELLE SCARPE SULL’ASFALTO BAGNATO PER EVITARE DI EMETTERE UN QUALCHE SCRICCHIOLIO CHE POTREBBE ALLONTANARLA.
POSSO SENTIRE GIA’ IL SUO RESPIRO E CAPTARE L’ANSIA CHE LENTAMENTE LE OPPRIME IL CUORE FACENDOLE CONTRARRE I NERVI E DANDO UN BATTITO A QUELL’ARTO DI PIETRA CHE LE DA’ LA VITA.
E’ A POCHI METRI.
DI SOLITO A QUESTO PUNTO L’ANSIA LE FA VOLTARE IN UNO SCOPPIO DIROMPENTE DI ADRENALINICA PAURA MESTRUALE, MA LEI NON SI MUOVE.
SONO A POCO MENO DI UN METRO DA LEI.
SENTO L’ODORE DELLA SUA PELLE, LA PAURA IMPROVVISA E INASPETTATA SCORRERE TRA LE SUE GAMBE.
PRENDO IL COLTELLO DALLA TASCA DELL’IMPERMEABILE CHE TIENE A FRENO LE MIE NUDITA’.
E’ UN SERRAMANICO. GIA’ APERTO PER RISPARMIARE QUEI POCHI SECONDI CHE SEPARANO LA MIA VITA DALLA SUA MORTE.
LE AVVOLGO IL COLLO CON UN BRACCIO E LE PREMO CONTRO IL CORPO LE DUE LAME CHE LA TRAPASSERANNO.
LEI EMETTE UN MUGOLIO DI PURO TERRORE CHE MI FA VIBRARE QUALCOSA ALLA BOCCA DELLO STOMACO CHE TRA POCO MI TORNERA’ SU.
LA MIA STRETTA E’ FORTE, SERVE A TOGLIERLE IL RESPIRO, LA VOGLIA DI LOTTARE. PER FARLE CAPIRE CHE NON PUO’ SCAPPARE. CHE LA PAURA E’ L’UNICA COSA A CUI PUO’ AGGRAPPARSI E L’ULTIMA CON CUI PUO’ FARE L’AMORE PRIMA DI MORIRE.
NON SA CHE CI VORRA’ DEL TEMPO. MOLTO TEMPO.
LA SPINGO VERSO UN VICOLO BUIO.
IL BRACCIO ATTORNO AL COLLO, IL COLTELLO CHE PREME A FONDO LA CARNE TRA LE SCAPOLE.
RITRAGGO LENTAMENTE LA LAMA PER VEDERE IL SANGUE CHE LA PULISCE E NE LAVA IL FILO, PER POI INFILARLA DI NUOVO RIGIRANDOLA NELLA FERITA CON UNA TORSIONE DEL POLSO.
L’EFFETTO E’ SEMPRE SCONVOLGENTE. IL SOPRABITO LE SI INUMIDISCE, IL DOLORE, SOFFOCATO DAL MIO BRACCIO, SI ESPRIME IN UN RANTOLO DEL MIO STESSO PIACERE.
UN PO’ DI BAVA SCARLATTA LE COLA DALLE LABBRA MACCHIANDOMI L’IMPERMEABILE.
SO GIA’ CHE NON ANDRA’ VIA CON UN PO’ DI DETERSIVO.
MEGLIO COLORARLO TUTTO A QUESTO PUNTO.
LA TRASCINO NEL VICOLO E LA SPINGO CONTRO IL MURO UMIDO. LA FACCIO GIRARE PER VEDERLA IN FACCIA.
E’ BELLA. TROPPO. IL CONTATTO DEL COLLO NUDO CON LE MATTONELLE AMMUFFITE LA FA RABBRIVIDIRE.
SO GIA’ QUELLO CHE STA PER FARE E FACCIO APPENA IN TEMPO A SPOSTARMI DI LATO.
DALLA SUA BOCCA GRAZIOSA ESPLODE UN GETTO DI BILE SANGUINOLENTA.
SARA’ PIU’ BELLO BACIARLA ADESSO.
LE PREMO LA LAMA SUL COLLO SORRIDENDO AL SUO TENTATIVO DI RITRARLO IL PIU’ POSSIBILE CONTRO IL MURO, POI AFFONDO DI PIU’ ED UN RIGOLETTO DI VINO ROSSO LE COLA DALL’ESTREMITA’ DESTRA DI UN LABBRO.
LA BACIO PENETRANDOLA CON LA LINGUA PER ASSAPORARNE LA PAURA NON ANCORA ESPLOSA CHE LE E’ RIMASTA IN GOLA.
LE APRO IL SOPRABITO MACCHIATO DI VOMITO E DI SANGUE.
SOTTO E’ NUDA. ANZI NO. INDOSSA UN PENE FINTO D’ACCIAIO INFILATO PER META’ NELLA VAGINA.
LE ESTREMITA’ DEL GLANDE D’ACCIAIO SONO AFFILATE.
MI SFILO L’IMPERMEABILE. E MI FACCIO PENETRARE DAL SUO PENE TAGLIENTE. SENTO LE LABBRA DELLA VAGINA ALLARGARMISI A DISMISURA E COLARE DI DENSITA’.
MI SVEGLIO DI SOPRASSALTO. MADIDA DI SUDORE. HO SOGNATO ME STESSA

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martedì, giugno 20, 2006

Il mio unico pensiero...sei questo per me
-Stenditi per favore
-non devi chiedermi per favore padrone
- ubbidisci su
la vedo sdraiarsi sul letto di fiori che ho preparato per lei. Nuda, nella sua morbidezza di donna. Con le gote rosse che le colorano il volto, nel suo pudore di bambina. Mi avvicino e le porgo la benda nera. Alza leggermente la testa, scostandola dalle lenzuola. Le sue dita sottili accarezzano la stoffa e la avvolgono delicatamente attorno al capo. Quando il collo poggia di nuovo, l'oscurità le dona un sussulto...un brivido che delicatamente le percorre tutto il corpo. lentamente mi avvicino. Siedo a terra, poi mi metto in ginocchio e mi delizio a guardarla. Il mio respiro ogni tanto la tocca...e il suo corpo risponde con imperccettibili movimenti di desiderio. Le punte dei suoi seni si ergono da sole. Senza che le sfiori nemmeno. La pelle scura ha un odore piacevole e al tempo stesso aspro. le mie labbra le sfiorano un fianco...per un attimo la vedo inarcare la schiena...poi un sospiro sembra tranquillizzarla...ed è di nuovo immobile. La mia bocca percorre il profilo dei suoi seni. Prima uno, poi l'altro. La lingua scivola sulla la levigatezza della sua pelle di seta.. le mie mani le aprono le gambe in un invito gentile. L'amore che prova per me le scorre tra le cosce. timidamente lo assaggio per poi assaporarlo con l'intensità del mio viso intero. entro in lei con la lingua, la esploro...bevo l'acre bevanda che il suo corpo ha deciso di donarmi, mentre la sua voce diviene la melodia che accompagna i miei movimenti...

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martedì, maggio 23, 2006

Il risveglio.

 

Nessun appuntamento preciso. Solo un vago arrivederci e un paio di chiavi. Arrivo sotto casa sua molto presto. Il sole è da poco spuntato e inizia a riscaldare.

Apro il portone e salgo le scale con il solito nervosismo pre  incontro. Apro la porta con tutta la calma possibile, entro e chiudo piano ed inizio a spogliarmi. A piedi nudi sul pavimento leggermente freddo percorro il corridoio e sono davanti alla sua camera con la porta aperta.

La finestra è aperta e si sente il calore del sole che inizia a riempire la stanza, lei è sdraiata di lato, vestita della sola maglietta e le coperte coprono giusto le gambe, rimane scoperto il sedere nudo. Mi avvicino guardandola e guardando come il sole si appoggia su di lei. Con la mano le accarezzo il fianco e scendo sulla gamba scostando del tutto la coperta e le do un bacio sulla guancia. Non so se per reazione inconscia o per una voglia di giocare subconscia si mette pancia in alto. Mi perdo un poco sul suo sguardo felice. Le vedo i capezzoli sotto la maglietta e scende il mio sguardo fino al pube rasato. Scalcia ancora un poco per togliersi le coperte dalle gambe e per farsi riscaldare dal sole… o forse per invitarmi..

Mi appoggio delicatamente sul letto, ai suoi piedi e delicatamente la bacio sulle labbra che ha offerto al sole. Le mie labbra umide incontrano le sue calde e lisce. Un bacio appassionato.

Bacio ancora con più vigore, sentendola gemere. Non so se stesse pensando ad un sogno ma i suoi movimenti portarono le sue mani sulla mia testa spingendola più dentro di lei.

Ogni goccia di questa calda rugiada di primo mattino era mia. Ed ogni gemito nostro.

Mi muovo lento e assetato dentro di lei, per bere di lei, facendomi guidare la testa dalle sue mani, e il mio ritmo dai suoi gemiti. Il calore del sole è nulla in confronto al calore che viene da lei e che stiamo creando.

La mia eccitazione è tanta che sento di dover interrompere questo bacio.

Mi alzo e mi faccio avanti, vedo i suoi occhi che si chiudono velocemente mentre mi alzo, come per far finta di dormire ancora. Ad occhi chiusi le nostre labbra si incontrano, a labbra aperte cola il suo sapore sulla sua lingua e un bacio appassionato salda i nostri corpi. I nostri sessi si fanno vicini, una scarica elettrica ci percorre quando i sessi si toccano, ma ancora più forte è quando pian piano inizio ad entrare in lei e spingendo forte con tutto il corpo una volta arrivato in fondo. Vicini come un corpo unico, e un unico movimento che muove il letto e lo fa ballare, con colpi decisi verso il muro.

Apre gli occhi ai primi gemiti decisi, “Buongiorno” mi dice e le sue gambe si legano alla mia vita per poi venir girato di lato e messo spalle al letto, ancora dentro di lei. Da preda a predatore, ora sono io che sento le sue spinte, la sento sopra ed agitata dalla passione. Gambe aperte se ne sta sulle ginocchia e mi tiene le mani sul mio petto mentre mi cavalca.

Colpi forti mi fanno sentire in paradiso, di godimento e passione, e ad ogni colpo un sussulto, uno sguardo, gemiti e urla, una miscela che cresce con l’incedere di questa cavalcata. Metto le mai sui suoi fianchi, come per seguirla meglio,  e lei lascia le mani dal mio petto per togliersi la maglia.

Mi guarda con un sorriso tagliente, incrocia il mio sorriso beato e coinvolto e spinge più forte e torna a piegare leggermente la testa indietro e io con lei. Le mie mani scivolano dai fianchi al seno, tenendolo su e palpandolo e stringendolo.

Corpi che danzano e respiri e gemiti che suonano. Mani che si muovono dal suo seno al suo collo per tornare sui fianchi e finire sul sedere e sentire le sue mani che incontrano fugacemente le mie, per graffiarle, accarezzarle, prenderle e perderle, mentre nella maestosa passione di corpi e sesso le sue dita toccano il suo visto coperto dai capelli, toccano il suo seno che salta ad ogni colpo e il mio petto caldo.

Il sole in questi minuti si è fatto alto, come per spiarci e godere con noi, il calore prendere esempio da noi e sentire il nostro sudore. Corpi nudi e pieni di passione e sesso si trovano nell’orgasmo che sta per arrivare.

Le mani sue come per spingermi contro il letto,come per trovare ancora più forze nel suo saltare e prendermi dentro, forte, forte, ancora più forte, dentro, nelle vene, nel cuore e nel pensiero.

Ogni salto è minuzioso nel arrivare appena sotto la sommità per poi scendere con forza fino in fondo, un crescendo che riempie l’aria del sudore e profumi dei due corpi, riempie il caldo mattino della melodia creata. Forte, forte ancora più forte il mio corpo è fermo in attesa del momento, sente arrivare ad ogni colpo avvicinarsi il momento, ad ogni suo gemito, forte, urla, non soffocate, sente arrivare il momento in cui si esplodono i piaceri nel loro apice.

Mi guarda per farmi capire, freno come posso il mio arrivo, forte incede, una corsa a piedi nudi, per raggiungermi e mettere il mio corpo al limite della resistenza. Forte contro di me, dentro di lei, forte ancora, il segnale, le mani che graffiano il petto ed esplode corale l’orgasmo, sentendo il fiume copioso dentro di lei scorrere nel suo orgasmo che diviene mio riempiendomi, e risvegliandomi.

Risvegliandoci.

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venerdì, maggio 19, 2006

 

 

 

 

guardarti è la mia perversione

images by iperio

 


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giovedì, maggio 18, 2006

"J'ecris poru une douzaine d'ames que je ne verrai peut-etre jamais, mais que j'adore sans les avoir vues",scriveva Stendhal. Causa problemi di connessione e logistica varia chiedo scusa per il lungo periodo d'abbandono. Ma per fortuna Fantasieerotiche è in buone mani:)

Posto qualcosina, pensieri alla spicciolata, erotici nel senso più lato del termine,giusto per salutarvi:)

C’è una dolcezza giù nella vita/ che non cambierei con niente
Di ciò che appartiene al cielo./ E’ quando chissà da che, perché cominciano
Tra due bocche estranee sino ad allora/ i miracoli tiepidi
dei baci
Giuseppe Conte


Il mio “ex storico” mi diceva sempre che puoi capire se una persona ti ama solo dopo averci fatto l’amore. Io non ci credevo, la teoria mi sembrava solo piuttosto divertente. In questi “mala tempora currunt”, fatto per lo più di incontri occasionali, la sua teoria mi è tornata in mente ed ho cominciato a far caso alla velocità con cui ci si riveste per evitare di realizzare che si è con uno perfetto sconosciuto. E che tutto sommato, arrivederci e grazie, potresti anche toglierti fuori dalle palle, ora.
Con Marco è stato diverso. Abbiamo dormito insieme. Ed è stato questo ad avermi fregata.
L’ho conosciuto ad una festa di laurea, ero gia decisamente alticcia, “andante con brio” quanto basta per risultare ancora più esuberante del solito. Lui che è bello, bellissimo, il cuore che fa un triplo salto mortale vedendolo ed il cervello, quel poco che ne era rimasto che mi diceva che era “impossibile”. Abbiamo parlato di yacht, lui che è un esperto ed io che non ci sono mai salita manco una volta su uno. Eppure la sottoscritta era lanciatissima nella discussione, al punto tale che la sera l’aspirante Onassis ha confidato ad un amico in comune quello che è stato il più bel complimento che mai mi abbiano fatto. “Lei è una persona così intelligente…sa quando star zitta e sa quando parlare…e quando lo fa, lo fa solo con cognizione di causa”. Insomma, ci siamo rivisti. Lascio a lui la scelta di un bel locale e di bella gente. Mi sembra ancora più bello ed io mi sento incredibilmente fortunata ad averlo accanto. Ancora una volta l’alcool è stata la mia scusa per piroettare fra le sue braccia e sussurrargli nell’orecchio che cominciavo già a non reggermi in piedi. Siamo finiti da me. Quando mi sono accasciata sul letto mi ha tolto via gli stivali e ha cominciato a massaggiarmi i piedi, sta bene la mia stellina? Ha acceso una candela che avevo sul comodino ed ha spento le luci. Abbiamo continuato tutta la notte a cercarci, un sonno labile, intermittente, si finiva e ci si addormentava, e ci si svegliava non appena uno dei due realizzava la presenza dell’altro accanto. Penso di aver abusato di ogni sua erezione, gli salivo addosso a cavalcioni non appena, mentre di dormiva, sentivo il suo cazzo spingermi timidamente dietro la schiena. Non so perché quella sera non mi sono ribellata al fatto che dormisse da me. La chiamano “empatia” ma potrebbe essere solo curiosità. Fatto sta che abbiamo continuato a cercarci. Tutte ottime e libidinosissime prestazioni in pista, non c’è che dire. Ma, quando il romanticismo mi pugnala alle spalle, quando penso a Marco, più che alla sex machine sorrido pensando alle notti passate insieme, a come restava avvinghiato al mio corpo e ai baci che mi dava nel sonno, e alla serenità, la sicurezza che quelle notti non sarebbero mai finite. (“You’re just a little, romantic, italian girl!”-ci dava dentro una mia amica di Chicago, come se fosse un’offesa!)
-C’è qualcosa di te che non capisco e che mi attrae misteriosamente. Penso che tu sia una gran bella persona. Ma che potresti farmi anche tanto male…-pensavo ad alta voce, testa poggiata sul suo petto, mentre aspiravo boccate di fumo.
-Stai correndo un grosso rischio, allora…lo sai?-aria da duro e sorrisino di chi la sa lunga
-Penso che ne valga la pena…gli ho risposto scrollando le spalle.
Lo penso ancora. Nonostante ad un certo punto se la sia data a gambe levate. Ma come prevedevo, più per egoismo che per cattiveria. Lo stesso egoismo che a mia volta mi spingeva ogni volta a restare a dormire con lui.
Lo stesso egoismo che mi impedisce ogni volta di rimanere sola. E per una serie di fortunate congiunzioni astrali ora c’è Roberto. Parlavo dei Clash e lui aveva la cassetta in macchina. Siamo nati lo stesso giorno. Ed abbiamo gli stessi occhi verdi che sembra possiamo entrambi guardarci allo specchio.
Dice che sembro Bambi, mentre e alle mie spalle e mi accarezza la schiena, nuda. E poi che sembro uscita da un cartone animato di quelli giapponesi, porno, dove le protagoniste sono scolarette e hanno le tette grosse. Ridiamo come pazzi, mi trovo bene a ridere con lui. A scopare con lui. Dice che il cazzo in bocca mi sta benissimo, “mai visto una ragazza a cui il mio cazzo dona così tanto”, ma secondo me è solo una scusa per continuare a farselo succhiare. E lo faccio, non potrei mai negargli nulla.
Potrei quasi innamorarmi di lui.
-L’importante è che non ti innamori di me-aria da Jhon Wayne mentre mi allunga una sua maglietta. Era la seconda sera che ci vedevamo e mi offriva ospitalità a casa sua.
Cazzo, mi legge anche nel pensiero?
L’amore è solo la scusante uterina che gli le donne affibbiano ai loro istinti da zoccola, mi verrebbe da dirgli. Ma sto zitta. E mi godo il suo abbraccio mentre faccio finta di essermi gia addormentata.
L’importante è che dormiamo insieme.


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mercoledì, maggio 10, 2006

-Muoviti adesso e non fiatare- Le sue parole mi schiaffeggiano, il vento mi scompiglia i capelli mentre l'asfalto caldo della strada mi brucia i piedi nudi. ho paura che qualcuno mi possa vedere, così nuda con le mani legate dietro la schiena, col sesso allargato dalle catenelle. -ti prego- sussurro, e la mia voce arriva da lontano. ho paura e so che verrò punita per la mia impudenza. una scudisciata mi colpisce i seni con violenza, sento il calore del sangue che mi colora la pelle e scivola lungo il mio ventre. arriviamo in un parco. semideserto. lungo il tragitto un paio di ragazzi ci hanno visti e hanno continuato a seguirmi alternando commenti feroci a risate sguaiate e volgari. Lui mi fa cenno di sedermi su una panchina. il freddo mi entra dentro e spinge le punte dei miei seni a ergersi come non avevo mai visto. mi accorgo di tremare leggermente. le gambe sembrano non volersi fermare. Lui mi guarda in quel modo penetrante che mi fa abbassare subito gli occhi e mi rende debole. poggio un piede sulla panchina, l'altro sulla ghiaia. si avvicina. apre la serratura che mi blocca i polsi. lentamente, come mi ha insegnato, faccio scendere la mano sul mio basso ventre. inizio a carezzare il sesso nudo e liscio. come lui mi ha ordinato. mi soffermo sul clitoride. un tocco leggero e lo sento indurirsi. adesso non devo attardarmi. non vuole che arrivi al piacere vuole solo che mi bagni quanto basta per penetrarmi. Chiedo timidamente il permesso di succhiarmi le dita. Lui non risponde, un altra staffilatasul seno. trattengo appena le lacrime. entro dentro di me con tre dita. e sento dolore. ma le mie espressioni e i miei gesti servono solo a renderlo felice. e mi dipingo sul volto l'immagine di una puttana. fingo di godere e inizio ad ansimare...mentre attorno a noi si raduna una folla di avvoltoi che implorano di assaggiare le mie carni. dura tutto pochi istanti. E' contento della mia umiliazione. mi fa alzare e poi piegare a terra, con il busto e i seni schiacciati sul freddo della panchina. adesso sono merce di scambio. li sento contrattare un prezzo bassissimo. si accontenta di un euro a apersona. e iniziano. uno dopo l'altro. non mi vengono mai dentro. lui non vuole. lui vuole che sia la mia bocca a dargli soddisfazione. il mio culo serve solo per velocizzare le cose. ogni volta la mia bocca si fa ricettacolo della brama e la stanchezza di chi ho davanti. non li guardo nemmeno. con le dita come stessero accarezzando le corde di un'arpa, li scopro e le mie labbra li accolgono. la mia lingua li accarezza e li avvolge. ruotando su di essi e rendendoli più duri. poi la mia bocca fa il resto. li strofino sul palato e contro le pareti della gola. fino in fondo come mi è stato detto di fare. quando li sento vibrare li allontano quel tanto che basta perchè il piacere mi arrivi sulla lingua.e poi lo guardo, ogni volta, e bevo. facendo finta di dissetarmi col nettare che ha deciso di donarmi.

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mercoledì, maggio 03, 2006

-Vorrei che trattenessi il respiro. per me. voglio guardarti mentre mi regali la tua vita. solo per obbedirmi. -lo farò- Poggia il viso sulla mia spalla, le labbra contro il mio collo. la guardo lottare con sè stessa. la sento tremare. le prendo il volto. lo tengo stretto tra le mie mani. lei mi guarda. i suoi occhi mi chiedono pietà. iniziano a lacrimare. li bacio e le dico no col capo. le sorrido come non ho mai fatto...forse perchè in questo momento sento di amarla per la prima volta. Avvicino la mia bocca alla sua e le schiaccio le labbra con le mie. così non potrà aprirle neanche volendo. Le mie dita le premono le narici tenendo chiuso il naso. vorrei accarezzarla...vorrei penetrarla così mentre mi muore addosso... una scossa violenta. un'altra. le catene che le stringono i polsi tintinnano e suonano la più bella melodia che abbia mai udito. è come un orgasmo. chiude gli occhi e non li riapre più.

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Categoria: sei la mia perversione

 

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martedì, aprile 18, 2006

La Foto

Un gioco nato per fraintendimento. Divertente, pacato, eccitante. Capire male un discorso, iniziare a spedirsi qualche foto, capire cosa di è frainteso, riderci sopra e continuare il gioco. I discorsi in equilibrio fra il detto non detto, come foto con il vedo non vedo,  quindi chiari se quelli che parlano si capiscono. Apprezzamenti velati, desideri non sempre celati ma che escono in toni tenui.

Poi una scommessa, in palio una foto,”se vinci tu mi fai la foto, decidi tu come, solo una”. Vinsi.

Lei è Donna, più grande di me, Donna vera, al 100%, scherzosamente dice di aver un fisico da rottamare, come dice al suo istruttore in palestra, ci sta lavorando per essere perfetta come vorrebbe lei, ma anche ora, con curve abbondanti, induce a pensieri peccaminosi e belli.

Arriva il giorno della foto, ma questa volta non sono autoscatti, sarò io l’artefice di un mio desiderio. eccitazione palpabile quando entriamo in casa sua. Più o meno ci siamo già detti tutto, beviamo giusto un caffè, poi ci prepariamo. Lei entra in camera e si prepara, come su mia richiesta, quando sarà pronta io entrerò e scatterò la foto, per poi uscire. La seguo con lo sguardo mentre entra in stanza, sospiro, non ricambia lo sguardo, gioca, è Gatta. Vederla vestita era relativo, sotto gli abiti eleganti, anche quando semplici, vedevo il mio desiderio.

I nostri discorsi, il nostro equilibrio toglieva gli imbarazzi, che fosse un discorso serio o scherzoso ci si trovava sempre bene, e si creava equilibrio eliminando disparità, eliminando imbarazzi, forse, come si può immaginare al primo scambio di foto. Come ora senza imbarazzo ci si preparava a questo che è per me un evento. Come ora si giocava, seguirla con lo sguardo, vederla nuda sotto gli abiti, come sentirsi i miei occhi addosso, calamitarli su di se, goderseli.

Preparo la macchina, mi batte il cuore, e batte ancora di più quando sento il mio nome, ora posso entrare.

Letto dalle lenzuola candide, scompigliato ed elegante, quadro di una stanza che è cornice di Arte (emotiva). Lei nuda, distesa. Pelle leggermente abbronzata da lampade, eccitante nudità, posa da dipinto. Su un fianco, mano che sorregge la testa, un sorriso accennato e occhi accesi, il mio sguardo segue tutto il suo corpo, seni prosperosi, il braccio disteso sul fianco tiene il lenzuolo,  senza nulla indosso, mi soffermo sul pube, seguo la mano che tiene il lenzuolo che copre dal ginocchio in giù. La luce del giorno è buona per la foto ed è fortunata ad adagiarsi su di lei. Scatto.

 

Il cuore mi batte un poco meno, abbasso la fotocamera e la guardo, e mi dice “ cosa fai lì impalato?”. Non saprò mai se volesse che uscissi o facessi quello che ho fatto. Ho appoggiato la macchina fotografica ed ho iniziato a spogliarmi, nel silenzio di quella domenica pomeriggio sentivo il suo sguardo adagiarsi su di me. Una volta nudo la guardo, lei chiude gli occhi, salgo sul letto e sono su di lei, per baciarla, sulle labbra, due volte, delicati, poi con la lingua bagnarle le labbra. Apre gli occhi, ci baciamo ancora, facendo sfiorare le lingue. Sono sopra di lei, mi appoggio con il pene al suo pube, sento la reazione che ha, lo tolgo per appoggiarlo ancora, mentre scendo pian piano con i baci, per sentirle il collo, e scendere ancora, per baciare il seno che stringo e muovo. Prendere tra le labbra i capezzoli, succhiare mentre con la lingua gioco e ci giro intorno. Una mano scivola fra le gambe, per sentire il calore, tengo la mano sopra, come per scaldarmi, e per bagnarmi,  e titillo il clitoride tornando su con i baci fino alle sue labbra, fino alla sua lingua. Dimenarsi con il corpo, lento aumentare il ritmo della mia mano e del movimento del suo corpo, aumentare come la passione dei nostri baci. Il calore è tanto. Entro con due dita e mi fermo in fondo, sento le sue reazioni, godo con lei, ed aumento il ritmo. Le sue mani sulla schiena, sul petto, sul sedere. Ancora per un poco la masturbo con tre dita. Si dividono le nostre labbra, assaporo le mie dita, mentre scendo e i nostri sguardi si incontrano  e si lasciano. Il mio respiro è lento, il cuore batte forte, batte come il suo, sento il suo respiro,come per prendere fiato.  Appoggio le labbra sul suo clitoride e tengo le mani sulla pancia, appena appoggiate, mi piace, mi piace la sua pelle, mi piace sentire che si muove. Succhio lentamente, assaporo, giro la lingua intorno. Gode lentamente, si gode ogni giro di lingua, scendo pian piano e giro intorno alle labbra, calde, bagnate, ma non entro, percorro lentamente e assaporo la sua voglia. Le mani mi fermano e mi spingono la testa contro il pube, entro con tutta la lingua di colpo, spingo forte la testa, giro con vigore lento la lingua, sento le sua mani decise allentare la spinta man mano che aumenta il trasporto e il coinvolgimento. Muove la schiena come io muovo la lingua, godo con lei, danzo con lei. Bevo di lei e ne sono inebriato. Il silenzio della domenica pomeriggio è mosso dal nostro respiro passionale, da ansimante coinvolgimento, da sesso vellutato.

Minuti che passano caldi, viene dolce, si calma la danza mentre prendo ancora qualche goccia di lei.

Percorro a ritroso il suo corpo, che si muove lentamente calmandosi come calano i miei battiti, e trovo le sue labbra aperte, prendo il suo respiro mentre si incrociano gli sguardi, beati….

I corpi attaccati e sapori che mi mescolano con il sottofondo del respiro di un bacio appassionato. Il pene appoggiato con il tronco alla vagina mi trasmette quanto è aperta e quanto è bollente. Le mani scivolano sui miei fianchi, solleticandomi. Sentiamo il sorriso intrappolato nel bacio. Sento la mano che lo prende e mi comanda, mi allontana, lo spinge poco lontano, sento le dita introno alla sommità, che mi guida dentro le sua labbra, entro piano e spingo forte, spingo prolungatamente mentre mi stendo ancora su di lei per un altro bacio, ansimante, per farle sentire il mio cuore a mille, per sentire il suo, splendido cuore. I baci diminuiscono, di intensità e numero,  man mano che sale il walzer, ora lento. Sale la musica, colonna sonora, di battiti, respiri e gemiti. Su di lei, alto, la guardo, ammiro,  guardo le sue mani sulle mie braccia, sento le sue gambe dietro la mia schiena, spingermi ancora di più dentro di lei, così faccio, mentre seguo il suo collo inarcarsi indietro e gli occhi che si chiudono come per contenere il sesso, ammiro mentre sento il pulsare del suo corpo, del suo respiro, del suo cuore dai seni che con vigore fanno godere il mio tatto. Il silenzio ora gode della nostra musica, forte, il sole si scalda del nostro calore, la primavera gode dei nostri lussuriosi profumi. Un vortice dentro e fuori, una discesa a testa in giù, con la testa che gira, che sale. Forte e forte sempre più forte dentro di lei, su di noi. Ancora più musica, calda, aperta, duro e morbido incontro intimo, sale il ritmo, il godimento. Vellutata lussuria. Ancora più forte, quasi violento, incedere, musica, gemiti e urla non strozzate, forte, ancora più forte e dentro, dentro di me, dentro di lei vengo, vengo con lei, insieme, piena di me, pieno di lei, nei miei occhi,nel mio cuore. Vellutato pomeriggio. Una foto diventata realtà, un quadro che prende forma con le emozioni.


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lunedì, aprile 10, 2006

E’ buio davvero adesso. Lo percepisco dal silenzio della strada. E dalla luce dei neon che si insinua dalla persiana. Sento il chiavistello che viene aperto. Il rumore dei suoi passi. Le sue mani mi slegano finalmente. "Come una ballerina"- aveva detto. E così sono rimasta per due giorni. Legata al soffitto. Tutto il peso del mio corpo sulle punte dei piedi. Vorrei guardalo. Per sapere se è fiero di me e del mio sacrificio per lui. Ma con una mano mi fa chiudere gli occhi. Mi prende tra le braccia come quando sa di avermi fatto male. Sento che usciamo dalla mia prigione. Entriamo nella sua stanza. Mi sdraia sul letto. E si allontana. Sono immobile. Tendo le braccia ormai libere verso i bordi del letto. Sono al centro. Immobile, perché non so se ho il permesso di muovermi. Me ne aveva parlato una volta. Di questa sua fantasia. “Ti vedo come una bambola di cristallo” - aveva detto. E le bambole non si muovono. Mai. Ho paura. Per la prima volta da quando tutto questo è iniziato. Perché il mio corpo è stanco, i miei muscoli sono tesi al massimo. Ho paura che inizino a tremare. Ho paura di sanguinare senza permesso. Ho paura di respirare. Un rumore. Sulla destra. Sento che armeggia con qualcosa. Poi mi sfiora la coscia. La mia pelle si increspa. Ma non se ne accorge. È il frustino lungo. Quello che lascia i segni e apre la carne. Quello con cui mi frusta sul sesso quando gli manco di rispetto. E commetto degli errori. E’ difficile stare immobili. Mi tocca una coscia. Scende lentamente. Mi sfila le scarpette. Spero di averlo accontentato in questo. Spero che stia guardando il mio sangue e le dita viola e che capisca il mio sacrificio. Il contatto della sua bocca calda sul dorso del piede sinistro. Per la prima volta dopo ore sento che mi sto rilassando. Ma devo restare tesa. I crampi verranno di nuovo lo so. Ma glielo devo. Perché mi ha creata per questo. La mia sofferenza è il suo piacere. Avvicina un bicchiere alle mie labbra. E sussurra al mio orecchio una domanda alla quale non so che rispondere. “hai sete?”. Le vede le mie labbra secche e sporche di sperma. Lo sa che non posso bere da quasi tre giorni perché mi ha proibito qualsiasi liquido all’infuori di quello che posso procurarmi succhiando e leccando come una puttana. “si” provo a rispondere. Ma la gola è troppo secca. E quasi mi fa male. So che sta sorridendo. “le bambole non parlano, lo sai”. Sono nel panico adesso. Il corpo inizia a tremare e irrigidirsi preparandosi per il primo colpo. Ci ha giocato a lungo per addestrarlo a reagire così, ricettivo a ogni sua parola. L’ho deluso. Il colpo arriva. Secco, tremendo. Sul seno destro. La sensazione del sangue. Come sale su un taglio. Urlo. Perché non posso non farlo. E mi muovo. E mi agito. So che è arrabbiato adesso. Mi prende per i capelli e inizia a legarmi. Una corda doppia che stringe e mi toglie il fiato. La stringe attorno ai seni fino a scoppiarli, me la avvolge in verticale attorno al collo, verso il basso attraverso il sesso aperto, e tira avvolgendo anche i polsi e di nuovo il collo. Ancora giù sulle caviglie, attorno alle ginocchia, le dita dei piedi, e poi su attorno alle spalle. E stringe, stringe. E io urlo. Ma mi tappa la bocca. Il sapore che assaggio è intenso e lo riconosco subito. E vorrei vomitare. È quello della sua urina. Ha bagnato un panno nel piscio che era nel bicchiere e me lo ha cacciato in gola. Mi benda gli occhi. E mi adorna il capo con una corona di spine intrecciate. So che adesso sono bellissima, una struggente e intensa versione porno di nostro signore Gesù Cristo. Sona la regina di tutte le puttane adesso. Sono la dea della vergogna, la santa del cazzo. Inizia a montarmi dentro l’eccitazione di quest’immagine che non vedrò mai. Voglio più sangue addosso. Voglio urlare e sentirmi farlo. Lui se ne accorge. Stringe di più le corde. Le labbra gonfie e rosse del sesso si allargano accoglienti, il clitoride viene sfregato, un contatto ruvido che mi fa immaginare una sirena col mio viso stretta tra le maglie di una rete di pescatori. Pronta per essere usata e venduta. Toccata da mani callose, costretta a scopare per compiacere e rimanere in vita. Non devo parlare per chiedere di essere colpita ancora e ancora. Le staffilate arrivano e ognuna di esse è un contrarsi di muscoli immobilizzati e nervi che si tendono. Corde che stringono. Mi sembra di lacerarmi da sola. Ha sempre avuto ragione. Se resto immobile non provo dolore. È questo che vuole farmi capire con le sue frustate morbide di gentilezza, con i suoi baci taglienti di rasoi, con le sue mani cerebrali. Mi ritrovo a piangere. Sono felice. E lui lo sa. Non mi muoverò più, amor mio. Perché so che ogni mia mancanza ti reca dolore. Non mi muoverò più mio signore. Ma il mio corpo è orami divenuto anch’esso corda. E adesso ha capito che il piacere è vicino. Continua a muoversi da solo. La mia bocca più vogliosa inghiotte e rilascia. Il mio bacino sembra in preda alle convulsioni e i colpi aumentano, e si fanno più veloci e il clitoride brucia sfiorato e stretto in una morsa ruvida che mi costringe all’immobilità. Immobile, godo dei miei movimenti rubati e inconsapevoli, sento il sangue che cola tra le gambe e mi manca l’aria per un attimo che dura ore. E un urlo che sa di sete e di dolore mi esce dalla gola e si fa strada attraverso il bavaglio. Che inizio a succhiare. Perché mi ricorda il suo sapore. Perché è uno dei suoi sapori meravigliosi. Mani da uomo mi tolgono il bavaglio. La mia lingua esce fuori tra le labbra cercando di prolungare il più possibile il contatto con la stoffa. Vengo slegata, completamente. Ma è ancora buio. È troppo che sono bendata ormai. Le tenebre mi appartengono. Voglio promettergli di non aprire più gli occhi se questo può in qualche modo renderlo felice. la sua bocca accanto alla mia. Il suo alito mi avvolge, voglio baciarlo. “Hai sete?” – chiede. La mia bocca non emette suono ma lentamente la mia testa annuisce. Mi prende tra le braccia. Di nuovo. Mi mette in ginocchio a terra. Davanti a lui. In basso. Finalmente al mio posto. Lo sento vicino, a sfiorarmi le labbra. Sono una bambola di cristallo. E ho sete

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mercoledì, marzo 29, 2006

Noir Desire

"Era desiderio quello che c'era nei suoi occhi,vedere quei due corpi unirsi in quel modo così selvaggio e carnale,vedere quelle bocche come mangiarsi,le lingue unirsi in danze senza fine,lui dentro lei e lei dentro lui,era sublime invidia...sapevano che era li...aveva visto che lei aveva inquadrato lo spiraglio di porta dove lei poco furbescamente si era nascosta,la passione che stava guardando esplodere in tutta la bellezza era una calda carezza fra le gambe,un desiderio che nasceva e moriva nel centro del suo piacere,sentiva quel delizioso pizzicorio,quel desiderio assurdo di essere presa come lui stava prendendo lei,non provava quel calore da mesi,quel calore che gli dava vita...

...Si leccava le labbra in sincronia con la lingua di lui sul collo di lei,la sua mano si muoveva piano sbottonando la camicetta nera che portava,bottone dopo bottone,il latteo seno faceva capolino,piano scostava i lembi e sfiorava i capezzoli che subito divennero turgidi,la lingua seguii piano i contorni delle labbra che sapevano di lucidalabbra alla fragola,il desiderio di aprire la porta e di unirsi a loro era fortissima,si sentiva come una tigre in una gabbia troppo stretta,che si dimenava in continuazione in preda da febbrile eccitazione....

...Vedeva lui che scostava le spalline dell'abito rosso di lei abbassandole,che prendeva a coppa i seni e con la lingua giocava con loro e il desiderio cresceva,si sentiva cera liquida pronta per essere modellata,per essere presa e saziata da quel desiderio che non cessava di farsi strada nel suo sangue,nel suo cervello...e fra le sue gambe,seguiva incantata i movimenti di lui,che alzava l'abito sui fianchi,le gambe di lei in bella vista,splendide chilometriche fasciate da autoreggenti nere di pizzo,le mani avevano preso a giocare con i nastri che tenevano legato il perizoma di lei,fiocchi di raso nero che maliziosamente gingillava ricevendo in risposta piccoli morsi sulle labbra da lei,il gioco che vedeva nei loro occhi era disarmante per lei,respirava a fatica tanto era l'eccitazione...

...La sua mano ora si era spostata verso la cerniera dei jeans che ad un tratto sentiva troppo stretti,voleva quei corpi,voleva essere là a giocare con loro,alzò gli occhi giusto il tempo per vedere lui tirare i fiocchi e liberarla da quel microscopico perizoma e immergersi in lei nel suo piacere,le gambe erano allargate tenute dalle mani di lui forti e abbronzate,lo sguardo volò sul viso di lei e ciò che vide la fece esplodere di paura mista ad eccitazione,la stava guardando,aveva gli occhi puntati su di lei,annebbiati dal piacere ma la stava guardando,vedeva i respiri affannosi,la lingua che inumidiva le labbra,aveva voglia di baciarla di posare le sue labbra su di lei e rapinarla dei respiri e giocare con la sua lingua,mentre lui si prendeva la sua dose di paradiso...

...Gemiti esplosero da quelle splendide labbra,non riusciva a respirare bene,infilò la mano negli slip e piano scese alla ricerca del suo piacere,il suo clitoride lo sentiva pulsare,sfiorarlo appena era come una tortura,sentiva il corpo tendersi come corde di un violino che stava suonando nel miglior teatro del mondo,sentava rimescolare in se farfalle di lussuriosi pensieri,voleva e non voleva entrare in gioco,voleva patire quel calore là senza giocare,voleva vivere quell'emozione guardando e godendo da se,cone le sue mani,guardando e desiderando...

...Occhi negli occhi si rapivano e lei spettatrice si sentiva partecipe,cominciò a scoprirsi sempre più desiderosa di strappare alla sua anima gemiti,cominciò una lenta guerra fra sensi e ragione,vinsero i sensi,cominciò a sfiorarsi il clitoride osservando senza mai staccare gli occhi da loro,che nel frattempo si erano spogliati tranne lei...che aveva addosso ancora le autoreggenti,erotica,sublime,gonfia di desiderio comincio a gemere...gemiti uniti a quelli di lei...su quel letto,con lui dentro...

 

...Calde gocce di desiderio stavano imbrattando le sue dita immerse in lei,si muoveva giocando,colpendo e ansimando...e guardava,mangiava con gli occhi ogni singolo loro movimento,si muoveva a loro ritmo,ad ogni colpo di lui le sue dita la scopavano,era come se lui stesse scopando anche lei...ogni colpo dentro lei lo era anche dentro a lei,seguiva tutti i movimenti e scendeva nell'inferno delle sue emozioni e ne risaliva ansimando prendendo boccate d'aria a fatica,sentiva che stava per raggiungere il piacere,ma voleva arrivare con lei...gemere forte con lei gridando davvero...

...Stava per arrivare...vedeva le sue labbra aprirsi in cerca di respiri,vedeva i suoi occhi chiusi,le sue dita graffiare e aggraparsi forte e lei attendeva,il suo piacere era sul burrone...pronto a prendere un volo volontario.
E il suo gemito arrivò,riempendo l'aria,ed anche lei gridò facendo uscire davvero il suono incurante che la potessero sentire,stremata sorrise e scivolò seduta a terra per riprendersi...non aveva più gli occhi su quello splendido spettacolo ma su se stessa e sulla voglia di riprendere a respirare normalmente.si ricompose facendo attenzione a non fare troppo rumore,mentre la sua mente stava cercando di capire come uscire dall'armadio senza che i due amanti si accorgessero di lei,sbirciò nella stanza e non c'era nessuno...si alzò di scatto strabuzzando gli occhi e stava per aprire la porta quando essa venne spalancata dalla donna...bionda splendidamente nuda,impossibile non guardarla,non seguire le curve...vedere i segni lasciati dai morsi gentili di quell'uomo,deglutì senza avere la forza di dire nulla...

La donna sorrise...prese la mano di lei...e si portò alle labbra le dita che aveva usato per masturbarsi...aprì le labbra e fece scivolare dentro le dita...lambendole con la lingua...e prese a succhiarle piano,il gioco era diventato reale... "

The End


 

 

 


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venerdì, marzo 10, 2006

Il cielo è di un azzurro intenso. Sola, davanti allo specchio. Posso guardarmi. È la prima volta dopo settimane. Oggi l’uomo che amo ha deciso di togliere la benda che mi rendeva suo oggetto. L’ho sentito entrare, come ogni mattina, nella mia prigione fatta di cuscini e catene e incensi all’oppio. Ho sentito le sue mani forti toccarmi le braccia, scendere fino ai polsi e slegarli. È stato strano. Per un attimo essere libera mi ha procurato dolore. Ha ragione quando dice che senza di lui non riuscirei neanche a respirare. Non mi è permesso di vestire il mio corpo da mesi, eppure solo oggi mi sono sentita nuda. Ma io sono solo un corpo creato per donargli piacere. La mia bocca è sua. Il mio sesso è suo. Ogni parte di me gli appartiene. Eppure spesso, quando sono da sola, penso che sia lui a servire me. Ogni mattina mi porta da mangiare, ogni notte alle 11 mi prende tra le braccia, mi solleva, amorevole come un padre, e mi porta in bagno. Mi guarda, nel momento più intimo, come si fa con una bambina, mi pulisce, e mi lava, mi pettina i capelli, mi spalma creme profumate su tutto il corpo, e mi riscalda tra le gambe fino a farmi tremare. Poi si ferma. Semplicemente perché gli appartengo. e non mi è concesso provare piacere. Non è questo il mio ruolo e devo imparare a liberarmi dai miei istinti. Quando mi riaccompagna nella mia stanza, mi saluta con un bacio sul piede e poi mi lascia sola. Se gli capitasse qualcosa morirei di fame. Ma se gli capitasse qualcosa non vorrei più vivere. Dipendo totalmente da lui. Sono sola davanti allo specchio adesso. Mi ha spiegato che è il mio compleanno e che questo giorno sarà solo mio. Mi guardo e non mi riconosco. Ho i seni più tondi, forse perché sono più magra e risaltano di più. I capezzoli sono accesi di rossetto. Non mi sono accorta di essere stata truccata. Ho i fianchi stretti, belle spalle, gambe dritte e muscolose. Sorrido alla ragazza che ho davanti trovandola bellissima. Ha dei bei denti bianchi. Gli zigomi pronunciati, la fronte larga e candida, i capelli color cenere, e occhi scuri, intensi dal taglio quasi orientale. Allargo leggermente le cosce e mi guardo il sesso liscio. Sembra quello di una bambina piccola. Sento una malinconia strana che mi fa venire voglia di piangere. Non so stare da sola a guardarmi…vorrei che ilmio amore mi stringesse tra le sue braccia e allontanasse la mia tristezza. Avvicino la mano all’ombelico e poi più giù. È così tanto che non lo faccio. Immagino che la mia mano sia la sua. Vorrei chiudere gli occhi per rendere più reale la mia finzione. Ma lui mi ha chiesto di non farlo. Ha delle dita sottili lui. Quasi come le mie. Ma le mani più grandi. Inizio a sfiorarmi lentamente. Cercando di stare attenta alle risposte inconsapevoli del mio corpo. Sento le mie/sue dita che percorrono il mio sesso dal basso vero l’alto. Sorrido nell’istante in cui mi accorgo che sono bagnate. Il mio respiro è più lento. Mi sdraio sui cuscini che sono a terra. Piego le ginocchia e mi guardo le labbra rosse aperte. E mi guardo sfiorarle. E mi guardo entrarci dentro. Per un istante sospiro. Poi vedo le mie mani intrecciarsi in un lento movimento di cui non mi sono mai accorta. Dita candide sfiorano la mia bocca più voluttuosa. Calde del mio miele salgono fino a sfiorarmi il centro delle mie emozioni più forti. Con una mano, avida cerco e stringo un seno. Fino a farmi male. Aumenta la percezione del mio corpo. Sono solo un corpo che ha bisogno di essere soddisfatto. Sono solo un corpo che chiede di essere soddisfatto. Inizio a entrare dentro di me con forza, mentre le mie cosce iniziano a tremare. Il mio peso è sui talloni, sulle dita dei piedi, di nuovo sui talloni. Il mio petto si alza e si abbassa e i miei seni vengono stretti spasmodicamente. Prima uno poi l’altro. Velocemente. Dov’è la bambina adorata dal mio amore? Lo vedo con la sua bocca che mi lecca, e che mi penetra con la lingua. Mi fa urlare questa sua esplorazione. Sento che beve da me. Che beve tutta la mia voglia di cazzo. Entrami dentro, entrami dentro… E vengo attorno alle mie dita. voglio assaggiarle. Mi ritrovo a succhiarle come vuole che faccia con lui. È buono il mio sapore. Mi è sempre piaciuto. Mi distendo su un fianco. E ansimo. Sorrido e ansimo. Sono sudata. Poi sento la porta che si apre dietro la mia schiena. Passi che conosco mi sfiorano l’anima. una mano che conosco mi sfiora i capelli. Vengo bendata di nuovo. Grazie amore mio.

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venerdì, marzo 03, 2006

Per un ideale di bellezza

Apro la pesante porta di legno. Senti girare la chiave nella serratura. Il chiavistello produce un rumore assordante per te che sei stata nel silenzio più assoluto per due giorni.
Senti i miei passi che si avvicinano. Non puoi vedermi perché la benda nera che ti avvolge gli occhi è legata troppo stretta. Una leggera pressione sulle tempie che si è tramutata in dolore estenuante dopo il primo giorno.
L’odore del sudore di cui il tuo corpo è madido mi entra dentro, regalandomi una leggera ed intensa scossa di piacere che mi si propaga fino al cervello. Ho voglia di farti del male e tu lo sai.
Ti sto davanti. Lo avverti dall’angoscia sottile che inizia a crescerti dentro e ti stringe il cuore in una morsa di paura.
Avvicino le mie labbra al tuo collo. Docilmente me lo porgi. Ti bacio a labbra aperte la pelle. Senti la mia bocca che ti sfiora la pelle bagnata, poi ti mordo. Forte come farebbe un vampiro. Inizi a dimenarti, ma così facendo aggiungi dolore a dolore.
Le corde che ti stringono i polsi e che sono fissate al soffitto iniziano a torcersi e la punta dei piedi, con la quale cerchi di reggerti in equilibrio, scivola procurandoti una fitta lancinante che dalle braccia si propaga alle reni. Quindi decidi di stare immobile. Sai che voglio che ti umili e finito il mio bacio di sangue con un filo di voce mi ringrazi.
Mi piace il modo in cui il tuo corpo mi viene offerto dalla posizione in cui sei costretta. Sembri una ballerina che danza sulle punte. La prima volta che ti legai così eri davanti a uno specchio. Fosti d’accordo con me nell’affermare che il tuo corpo era meraviglioso teso in quel modo. Ma dopo la prima ora il dolore ai piedi era cresciuto, e ai crampi alle gambe si erano aggiunti quelli alle braccia, al collo, il sangue che ti scorreva lungo polsi…
Mugolavi all’inizio, poi cominciasti a piangere…alla fine il suono stesso dei tuoi lamenti era diventato estraneo, impossibile da sostenere persino per te. Ed il silenzio ti aveva avvolta con la sua coltre protettiva.
Iniziasti un lungo dormiveglia mentre il sudore caldo rivestiva completamente il tuo corpo.
Prendo i morsetti con i pesi che ho lasciato sul tavolino vicino alla tua gamba destra. Ti applico il primo alla punta del seno sinistro, tenendo però il piccolo peso sospeso tra le mani, poi ti stringo anche l‘altro capezzolo col secondo. Anche questa volta tengo il piccolo peso sollevato. Tu stringi i denti per il dolore, decisa a trattenere tra le labbra anche il più leggero dei lamenti. Sorrido, anche se non puoi vedermi. Mi piace umiliarti e rendere vani i tuoi sforzi.
Lascio all’unisono tutti e due i pesetti. Sono appesi a due piccoli elastici che iniziano a farli oscillare e quasi rimbalzare. I capezzoli ti si allungano a dismisura per poi tornare normali quando l’elastico risale nel suo violento moto oscillatorio. Un urlo ti esce dalle labbra. Inizi a piangere come la bambina che vorresti essere. Vorresti che ti abbracciassi, che allontanassi il tuo dolore. Che ti nascondessi dalla vergogna, dal dolore, dal piacere che colpevolmente provi in questi momenti.
Ti accarezzo le costole esposte dal lungo digiuno cui volontariamente ti sei sottoposta e che adesso è un rimpianto. Apro un flacone che riconosci dal rumore. Ne verso il contenuto in un cucchiaio capiente. Te lo avvicino alla bocca che assetata spalanchi in modo osceno. Bevi tutto il contenuto e ti passi la lingua sulle labbra. Sai che non berrai nient’altro almeno fino a stanotte. Quando forse ti sarà concesso anche di poter andare in bagno. Sempre davanti ai miei occhi che sai ti scruteranno violentando la tua intimità. La prima volta che ti avvicinai il cucchiaio pieno di sperma alla bocca quasi mi picchiasti. Ma poi è sopraggiunta la sete. E con essa la consapevolezza della tua dipendenza da me. In tutto. Ti ho sempre legato le braccia dietro la schiena o sulla testa come adesso. All’inizio il disagio era enorme poi hai compreso il tuo ruolo. Hai iniziato ad abbandonarti alle mie cure. A sentirti la bambina ancora in fasce che hai sempre desiderato tornare ad essere. Che di nascosto, quando tu stessa non te ne rendi conto, sogni ancora di essere.
Mi inginocchio davanti a te, il tuo sesso è aperto. Slaccio la piccola cintura che tiene bloccato il vibratore tra le tue labbra più rosse. È intriso dei tuoi umori nascosti. Vergognosamente grondante di un piacere che vorresti nascondermi. L’estrazione del fallo di gomma lo vivi come una liberazione. Finalmente senti di tornare a possedere il tuo corpo. Ma poi l’idea che esso non ti appartenga più ritorna. Non appartieni più a te stessa. Hai deciso di donarti. Questa è la tua vita. Questa è la vita che hai scelto.
Ti avvicino il finto fallo alle labbra. Tu inizi a leccarlo come sai che voglio. Lentamente, con piccoli e rapidi tocchi della lingua. Come se fosse il mio pene a cui stai donando piacere. Come se dalla perfezione dei movimenti della tua bocca dipendesse il tuo stesso piacere. La tua stessa vita. Ti guardo, mi affascina come sempre osservare il tuo amore manifestarsi. Ti amo e questo mi spaventa. È per questo che ti lascio spesso da sola…è per questo che devo farti male. Perché la tua bellezza ne fa a me. Perché ciò che mi fai provare risveglia il dolore che cerco di soffocare nelle mie viscere. Il fallo ti viene allontanato dalla bocca e per pochi istanti la tua lingua si muove nel vuoto. Senti il rumore di qualcosa che viene lanciato contro il muro. Avverti la rabbia di chi ti sta davanti. Non vorresti ma inizi a singhiozzare di nuovo e a tremare. Inizi ad emettere versi irritanti dalla bocca. Sai che devi stare in silenzio mentre mi dedico alla tua educazione. Afferro la bacchetta di bambù sul tavolino. E vado dietro di te. Guardo soddisfatto i segni sui glutei e sui reni delle lunghe sedute di sculacciate e frustate che ti ho regalato. Stringo la bacchetta fino a farmi diventare le nocche bianche e poi inizio a percuoterla nell’aria. Avverti il rumore e lo spostamento d’aria provocato dalla sottile e lunga bacchetta. Inizi a chiederti in cosa hai sbagliato. Forse come hai offerto il collo o perché eri troppo bagnata…domande che ti muoiono dentro quando ricevi la prima pesante scudisciata sulle natiche.
Un urlo che non sembra neppure prodotto dalla tua voce esce prepotente da dentro di te. I muscoli si flettono, la tua schiena si inarca e perdi l’appoggio.
Il peso è sostenuto solo dai tuoi polsi che iniziano di nuovo a sanguinare. Aspetti, con un’ansia che si tramuta in agonia per la lunga attesa, il secondo colpo. Senti armeggiare sul tavolino mentre faticosamente cerchi di riacquistare una posizione eufemisticamente più comoda. Poi avverti la sensazione della canapa rozza che ti stringe le caviglie. Te le stringo strette tra loro per non farti più muovere e con una cordicella te le fisso alle ginocchia. Così non potrai più poggiare i piedi a terra e sentirai il dolore che provo nel farti questo. Il secondo colpo è più duro. Sui reni questa volta. La pelle già segnata si apre in un sorriso di sangue infetto. Il terzo colpo è di nuovo sui glutei. Ti colpisco venti volte. Lentamente. Ad ogni colpo lascio la bacchetta poggiata sulla pelle bollente. Mi diverte il tentativo inconscio del tuo corpo di ritrarsi dal suo contatto. Ad ogni colpo le corde che ti sostengono ti fanno girare su te stessa. I pesetti appesi ai tuoi seni continuano ad oscillare. Le urla sono sempre più forti. Non ti rendi conto che così mi fai più male? Mi avvolgo uno straccio attorno a due dita e te lo infilo di forza nel sesso. Lo infilo e lo estraggo più volte, violentemente. Appena è sufficientemente bagnato te lo infilo in gola. In profondità. Inizi ad agitarti, la gola e la bocca sconquassati da spasmi e conati di vomito. Prendo una fascia lunga e te la lego sulla bocca per farti trattenere lo straccio bene in profondità. Superata la prima sensazione di soffocamento riesci ad abituare la gola al corpo estraneo. Ti chiedi ancora cosa hai fatto per meritare questa punizione. Poi senti la bacchetta più fina, quella che temi maggiormente sfiorarti il viso. Un istante dopo la senti colpirti i seni con forza. Non riesci a respirare per il dolore, vorresti urlare ma non puoi perché lo straccio ti toglie aria preziosa. I seni stillano lacrime di sangue, i tuoi occhi di sale. Una sensazione di torpore ti ovatta i sensi. Quasi speri di svenire…ma chi ti ama se ne rende conto e sospende il trattamento. Per qualche istante sei cosciente di tutto il dolore che provi e ti sembra di impazzire. Senti qualcosa che viene trascinato nella stanza. Sembra una sedia. Ne hai la sicurezza quando viene posta sotto le tue ginocchia. Adesso puoi poggiare il peso del tuo corpo ed abbandonare le braccia. Una fitta di dolore te le percorre ma non puoi non sussurrare un grazie impercettibile tra le labbra. Di nuovo la bacchetta che fende l’aria. Una sensazione quasi di piacere si propaga dalla pianta dei piedi e ti regala un brivido freddo che ti attraversa il corpo nella sua interezza. Poi ti accorgi che le piante dei piedi sono un nuovo bersaglio per la mia rabbia. Ricevi quaranta colpi violenti. Veloci e rapidi per toglierti il respiro. Per vederti abbandonare la testa esausta sulla spalla sinistra. Ma abbiamo solo iniziato amore mio e lo sai. Ti sfilo d’improvviso la sedia da sotto le ginocchia. Senti le mani che quasi ti vengono strappate via dalla spessa corda. Ti slego le caviglie e ti lascio libera di cercare di nuovo un equilibrio che adesso ti fa più male conservare. Hai paura. Paura che possa fermarmi.
Afferro gli altri morsetti, quelli dentellati d’acciaio. Te li applico ad ognuna delle due grandi labbra della vagina. Poi li fisso tra loro con un filo che ti faccio passare dietro la schiena. Adesso hai il sesso completamente esposto. Totalmente aperto. Mi inginocchio tra le tue gambe e ti fisso le caviglie a due ganci sul pavimento, in modo da tenerti le cosce divaricate. Infilo la lingua tra le labbra del tuo frutto proibito. Ed anche se non lo ritieni possibile senti una sensazione di piacevole calore che ti sale lungo le cosce fino a farti vibrare qualcosa dentro. Ti stuzzico con i denti il clitoride. Diviene subito turgido. Accarezzo il tuo piccolo bottoncino di carne come se fosse un piccolo pene. Voglio farti scoppiare di godimento. Inizi ad ansimare. I tuoi sospiri soffocati dallo straccio sono simili ad un raglio. Provi vergogna per quel rumore assurdo che proviene dalla tua gola. Vergogna e un imbarazzo crescente. Per la prima volta ti senti una puttana. Per la prima volta sei felice di esserlo. Afferro la frusta piccola. Quella che termina con sette piccole lingue di pelle. Ti colpisco una prima volta su un fianco. Poi ti strappo via la benda e ti estraggo il panno da dentro la bocca. L’aria entra prepotente nei tuoi polmoni. Ti sembra di essere riemersa dopo un tempo interminabile dal fondo di una piscina. Voglio sentire le tue urla. Voglio che mi implori perdono per ciò che non hai fatto. Voglio che mi regali la tua anima. Ti colpisco con violenza il sesso aperto. Una due tre volte…le lacrime ti solcano il viso, le urla quasi non mi permettono di sentire il suono della frusta che torna a colpirti un’infinità di volte. Urli Francesca, mi urli di smetterla, di poter respirare, implori la mia pietà, il mio perdono per l’umiliazione che ogni volta che ti guardo provo nel saperti libera. Mi urli di amarmi, di voler morire per me, di voler essere colpita e frustata ancora fino ad una morte consolatrice. E svieni. Come la sgualdrina che sei, ti abbandoni, stanca, esanime per il trattamento che ti ho concesso. Allora decido di slegarti. Ti sostengo quando cerchi di cadere per farmi provare una perversione che non sento di possedere. Ma so che è un trucco. So che non soffri veramente. Ti porto nella mia stanza da letto. Ti sdraio delicatamente sul materasso. E ti bacio. Entro con la lingua nella tua bocca che sa di sangue, e piacere e dolore.
Lo stesso che mi doni quando riapri gli occhi e mi fissi con quello sguardo implorante. Le mie labbra si poggiano di nuovo sulle tue e ti chiedo come ti senti…
-Adesso bene Ilaria- sussurri ed inizi a piangere tra le mie braccia.

fantasticato da mimoperparlare | il mio blog | alle 12:45 | commenti (3)


Categoria: sei la mia perversione

 

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mercoledì, marzo 01, 2006



Ho voglia di conoscere le tue labbra
I tuoi occhi
Le tue mani

Ho voglia di mordicchiare le tue labbra
Conoscere il tuo sguardo
Sentire le tue mani

Sentire il tuo sguardo su di me
Le tue labbra su di me
Le tue mani su di me

Sentirmi stringere
afferrare
tenermi stretta
sentirmi presa
tenuta

Afferrata

Stretta
serrata
al muro
bloccata

Bloccata dal tuo sguardo
dal tuo respiro
dalla tua voglia di me

Ho voglia di sentire le tue labbra
di sentirle sul viso
scendere
lente
sfiorarmi gli occhi
gli zigomi
le labbra
il mento

Sfiorarmi
il collo
la nuca
le spalle

Sentire la mia schiena che s’inarca
il corpo rigido
teso

Il mio corpo in cerca di un brivido

Sentire il respiro cambiare
da lento farsi…
rotto

Rotto per te
per il tuo guardarmi
per il tuo sfiorami
per tuo assaporarmi

Ho voglia di sentire quel morso

Allo stomaco

Il morso dell’attesa

Ho voglia di sentire il tuo sguardo

Dritto

Dritto nei miei occhi

Ho voglia di conoscere le tue labbra
le tue mani
i tuoi occhi

Ho voglia di conoscere il tuo mordermi
baciarmi
leccarmi
assaporarmi

Ho voglia di conoscere il tuo toccarmi
stringermi
sfiorarmi

Ho voglia di conoscere il tuo sguardo
il tuo tocco
il tuo sapore

Le tue mani
I tuoi occhi
le tue labbra

Su di me

Dentro di me


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lunedì, febbraio 20, 2006



Notti insonni...
con il pensiero di te
su di me

Notti insonni
con il piacere sulla pelle
con il piacere nel sangue
con il desiderio di te

Voglia di te
delle tue mani

Notti insonni
senza di te
con te
dentro di me
in me

fantasticato da ricamo | il mio blog | alle 22:57 | commenti (5)


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domenica, febbraio 12, 2006




Onorata di esser in questo mare di sensualità e passione

fantasticato da ricamo | il mio blog | alle 17:17 | commenti (4)


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Dedicato a....

 

Tutto è scaturito da un’attrazione reciproca mai dichiarata, sottocutanea, dormiente. Esplosa poi con una semplice chiacchierata, di quelle dove si parla dicendo tutto, senza pensarci, libera, spensierata.

Mi hai sempre fatto un gran sesso. È stata la cosa che ho sempre voluto dire ed è stata una liberazione dirla. Da lì è nato un vortice di ammiccamenti sempre in crescita. Telefonate cariche di desiderio, con l’aggiunta di racconti, foto, video. Benzina su un fuoco di carne e pensieri.

 

Come se nulla fosse, come un mare calmo in superficie e frenetico nel suo profondo, è arrivato il giorno che tanto aspettavamo. Vedersi e salutarsi come se nulla fosse, sguardi veloci e profondi. Nell’abbracciarsi sentire il calore e l’odore. Nel baciarsi la passione, nel prendersi per mano la sicurezza, nel appoggiarla sul cuore l’intensità. Mano nella mano fra sguardi e battute, tanto per distendere un po’ la tensione, si arrivava davanti alla casa. Nel freddo della città, poco fuori dagli sguardi di tutti. Un passo a saliamo veloci i gradini fino alla porta, che lei apre subito.

 

Subito ci baciamo con tutta l’attesa accumulata mentre ci spogliamo, senza troppi compimenti. Senza troppo attendere siamo sul letto mentre ancora ci togliamo le ultime cose. A seno nudo mentre si slaccia i pantaloni che le sfilo dolcemente mentre il mio sguardo si sposta dalle sue labbra per passare al seno e soffermarsi sulla sua fica sotto lo slip bagnato. Butto a terra i pantaloni e le allargo le gambe, scosto lo slip per bere di lei, mettendole tutta la lingua dentro, come un assetato. Il suo calore, il suo sapore, i suoi gemiti. La muovo sempre più forte e in profondità, spingo, come a scoparla con la lingua, mentre le tengo i fianchi e l’accompagno nel suo agitarsi. Quando sento la mano sulla sua testa spingermela ancora più dentro do tutto me stesso per sentirla ancora più forte. Minuti bollenti, un crescere di calore e profumi. La sue mani un poco tremanti allontanano la mia testa dalle sue gambe, dalla sua fica. Sei tutta sul mio viso. Mi alzo, mi cala i pantaloni e me li sfila, ancora in piedi la vedo splendida sotto di me, viso dolce e porco, pelle delicata, curve piene, splendidi seni. Mi abbassa il boxer mentre mi guarda il petto, il tatuaggio,  per un secondo per poi soffermarsi sorridendo sul mio cazzo, uscito come una molla, come una sorpresa, tutta per lei. Subito le sue labbra sulle mie palle, la sua lingua in mezzo, mentre con la mano inizia a masturbarmelo. Sento di volare. Ci stacchiamo per un secondo, il tempo di togliermi il boxer e di vederla mentre si sfila lo slip. Apre le gambe e si adagia con la testa sul cuscino, mi abbasso per baciarla, forte, mentre le tocco il seno. L’intensità del bacio è tanta, tanto lente e forti si muovono le lingue. Abbasso il mio bacio sul collo mentre impunto la cappella sulle sua labbra caldissime e bagnate. Lei si fa avanti per prenderlo dentro, mi metto le sue gambe dietro la vita mentre lo spingo forte fino in fondo, alzo lo sguardo per vedere la sua espressione di gioia mentre il mio cuore va a mille. Forti balliamo avvinghiati fra baci, sguardi e gemiti. Scopiamo sempre più forte. Mani sul petto mi allontana. Mi sdraio a mia volta. La guardo, splendida, mentre si mette sopra di me, sento la sua fica sulla mia cappella mentre si posiziona, tremenda e dolce attesa, piegata in avanti, a gattoni, mentre mi bacia il collo e le prendo il seno fra le mani e lo stringo. I suoi occhi bellissimi di gioia dicono mille cose. Mentre le mie mani scivolano sui fianchi e man mano lei si allontana da me, per mettersi dritta, farsi vedere nel suo splendore mediterraneo, e godere dei miei sguardi rapiti, mentre scende sul cazzo piano piano. Sento il suoi occhi su di me, mentre i miei si chiudono e inarco la schiena pervaso da mille emozioni bellissime. Mi scopa forte, vuole tutto, vuole essere la mia principessa e la mia schiava. Torno ad aprire gli occhi e vederla mentre la sua testa si inarca all’indietro nei momenti di maggiore godimento e quando torna su di me per incrociare gli sguardi. Le tengo i fianchi in maniera delicata, guardo il suo seno pieno e bellissimo e come danza su di me. Sento le sue mani sul cuore. Mille battiti. Mille. Il tempo è fermo in quella cavalcata. Godere infinito. Bellissima dea mora. La sento venire come un canto, con il tremore del corpo che si acquieta poco dopo essersi soffermata sul momento. Un suo bacio dolce finito i gemiti, mentre il respiro si calma e riprendere a scoparmi con decisione. Sente il crescendo del mio ardore. Sempre più forte. Ancora di più. Due schiaffi sul sedere e lei capisce. Si alza e io mi metto in piedi, schiena al muro. Lei in ginocchio lo prende in bocca stringendo forte le labbra, forte muovendo la lingua, tutto dentro fino in fondo. Il mio sguardo perso nel godimento, come il suo perso per l’attesa. I nostri sguardi si aprono e si chiudono nel momento in cui vengo e la mia sborra riempie la sua bocca e i suoi occhi si chiudono insieme alle sue labbra dolci ben saldate sul mio cazzo, per non far uscire nemmeno una goccia. Piano piano allontana la testa, mi guarda mentre si alza, sono senza fiato ma pieno di energia. Splendida, nuda, bellissima, dea. Liberi da tutto, senza nulla addosso, leggeri, dentro e fuori,carichi si passione e ardore. Di desiderio. Avvicina il suo corpo, la nostra pelle calda. Il profumo del sesso riempie la stanza, i nostri corpi e le nostre menti. I suoi occhi profondi si incontrano con i miei, mentre avvicina le labbra, e ci baciamo. Dolce sorpresa scoprire che la sua bocca è ancora piena di me…..

 


fantasticato da gattaca | il mio blog | alle 14:42 | commenti (2)


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lunedì, gennaio 30, 2006

Compassione ti chiedo –e pietà- e amore-sì, amore,/ un amore misericordioso che strazio soltanto non sia,/ costante, innocente, con un pensiero solo dominante/ senza veli o maschere, che anche nudo sia puro!/ Tutta, tutta, lasciami averti – mia!/ La tua forma e la tua bellezza, quel veleno dolce/ d’amore, il tuo bacio, e le mani, e gli occhi divini,/ il seno caldo, bianco, luminoso di mille piaceri-/ te stessa –la tua anima- per pietà, tutta lasciami averti,/ e non tenerti un atomo solo –o morirò-/ se vivessi sarebbe come un servo miserabile,/ dimentico, tra tanta inutile infelicità,/ ch’abbia un senso la vita- il palato della mente/ perdendo il suo gusto, la mia ambizione, la vista.”
“Compassione ti chiedo”- John Keats

Vivo, fra l’altro, con Anna e Fabrizio. Sto imparando a conoscerli pian piano ed entrambi mi piacciono. Anna non ha nulla a che fare con i prototipi anoressici di bellezza, è alta, calda, piena. Una fisicità prorompente e affascinate, quasi materna.Con rotondità che si fanno subito notare ma che lei vive con sensualità e allegria, con una risata coinvolgente e magliette scollate che mostrano il meglio di sé. Un giorno, durante un pomeriggio di cazzeggio davanti ad una Sacher gliel’ho confidato, testimone Fabrizio, “Anna, sei una ragazza che mi fa davvero impazzire…”, lei ha riso e poi ha cercato di non scomporsi e avvicinando la forchettina alla bocca ha in parte cambiato il discorso “…bè io se fossi un uomo mi farebbe impazzire scoparti…”. Se fossi, un uomo, bella precisazione. Ma ho preferito non puntualizzare. E abbiamo continuato con i nostri discorsi semi seri e con spettegolamenti vari.
Il rapporto con Fabrizio è un po’ diverso. All’inizio lo evitavo perché pensavo ci provasse, poi l’ho evitato perché ha cominciato a tirarsela troppo. E non saprei dire esattamente come siamo diventati amici. Probabilmente è stata quella sera in cui ci siamo ritrovati con una quantità industriale di vino rosso davanti al televisore, spalmati sul divano ed ubriachi fradici. Complice tutto l’alcool che circolava nelle vene abbiamo riso come matti e ci siamo confidati praticamente su tutto. Non saprei ancora dire se è davvero un mio amico, continua ad essere un rapporto strano fatto di frasi ambigue e talvolta di strusciatine. Ma mi da anche tanti consigli, ormai è diventato il mio stilista e non metto piede fuori se non mi da un parere. Mi consiglia i vini giusti da bere, le feste più in a cui andare. E l’ultima volta che ho avuto un attacco di gastrite ha dormito con me tenendomi una mano sulla pancia. E quando mi sono svegliata ha messo su, sul suo portatile, “Una donna per amico” a volume sparato. In questi mala tempora che corrono è quasi osceno il modo in cui sa godersi la vita ed è una grande qualità che gli riconosco. E che a sua volta lui vede in me: quando ci prendiamo in giro mi dà della vacca, riferendosi al ritmo con cui mi destreggio nei miei menages sentimental-sessuali; quando invece è in vena di tenerezze mi arruffa i capelli e mi dice che mi vuole bene, e che rivede in me il fancazzista che era il primo anno che è andato via da casa.
Il pretesto per far casino, stasera, è più che valido: è il compleanno di Fabrizio ed io ed Anna ce lo siamo portate in giro tutte agghindate e sorridenti. Il trio sorseggia avidamente un Porto invecchiato di 10 anni, mangia cioccolato al peperoncino e sfumacchia sigarette fuori dal locale, maledicendo il freddo che c’è. E poi corriamo in discoteca, musica già assordante e gia tantissima gente. Perdo di vista Fabrizio, mi offrono da bere e i sapori forti e pastosi che ho ancora nel palato scivolano via con intrugli che assomigliano a cocktail. “…no eh…non posso bere troppo che se no poi parto…” e come se lo avessi evocato con le mie parole compare Fabrizio, con un bicchiere in mano, già mezzo brillo con Anna che gli si struscia al suo fianco. Sembra un Dioniso post-moderno mentre mi porge il bicchiere alla bocca e dopo avermi fatto bere mi bacia, succhiandomi la lingua e leccandomi le labbra. Rimango basita. E incredibilmente poi è anche Anna a prendermi il viso fra le sue mani e a darmi un altro bacio, ma più dolce, mentre mi abbraccia. “Allora qual è stato meglio?” gorgheggia Fabrizio e dopo averlo sentito parlare capisco fino a che punto sia davvero sbronzo. Lo lascio battibeccare con Anna, io corro in bagno ad accendermi una sigaretta. Lei mi raggiunge, non ha bevuto e sembra quasi imbarazzata, per fortuna evita di darmi spiegazioni. Altrimenti mi avrebbe costretto a risponderle che il suo bacio mi aveva davvero bagnare. La serata procede, chiassosa, caotica, divertente. Conosco un po’ di gente e mi scateno senza particolari pensieri in testa. E quando è il momento di andare Fabrizio è quello che continua a stare decisamente peggio. Un nostro amico ci dà un passaggio in macchina, Anna si siede davanti e Fabrizio mi strattona una mano “…voglio la mia vaccona vicino altrimenti non ce ne andiamo…” . Dopo essersi seduto a peso morto ed appoggiato sulla mia spalla comincia a toccarmi la coscia, infilando le mani nella mia gonna, su per il mio autoreggente. Mi stuzzica, mi eccita, ma cazzo, penso con un barlume di lucidità, Fabrizio è l’ultima persona con cui mi immaginerei a far porcate. Sbuffo e faccio finta di protestare, Anna rimprovera Fabrizio e lo intima a smettere. E poi tutti e tre ci mettiamo a ridere. Il nostro amico ci lascia davanti al portone di casa, Anna mi affida Fabrizio e mi dice di metterlo a letto (“sìììììììì, a leeeeetto, mettimi a letto” ha iniziato ad urlare il cretino) e lei è andata a prenderci le brioches. Sistemo il povero ubriaco sul mio letto ed io mi stendo accanto a lui. Comincia a spogliarsi, si sfila via i pantaloni e si sbottona la camicia, fino a rimanere in boxer. Io faccio finta di non notarlo. Comincia a darmi pizzichi e a giocare con le mie tette, cerco di difendermi ma alla fine mi rassegno, mi ha sollevato la maglietta e scostato il reggiseno, succhia i miei capezzoli, fortissimo e li stringe fra i denti. Anna nel frattempo è entrata nella mia camera senza bussare, non sembra affatto imbarazzata e mentre appoggia sul tavolo le brioches si scusa divertita per averci interrotto. “Ma và, che interrotto!…è ‘sto cretino!” e tappo la bocca di Fabrizio prima che cominci a protestare. “Allora dormi con me…”-mi propone maliziosa. Ci stendiamo insieme sul lettino di fronte al mio, occupato da Fabrizio. Accoccolate sotto il plaid, mi abbraccia e mi sussurra“ma davvero ti piaccio?”. Le rispondo ricambiando il bacio che mi aveva dato prima. E’ estremamente eccitante potersi adagiare fra le sue forme, accarezzarla, sentirla così morbida e mia. Anna mi sfila la gonna e le mutandine, incastona le sue cosce fra le mie; mi sente bagnata, abusa piacevolmente di me strisciando la coscia alla mia fica. Fabrizio ci sente gemere, ci vede avvinghiate e scatta su come una molla. “Oooooooh che fate?!…almeno invitate no?” mi tira giù dal letto, sbatto il culo sul pavimento e finisco a gambe aperte davanti a lui. Rimane un attimo incredulo, non pensavo di trovarmi svestita. E mentre fa per tirarsi fuori il cazzo dai boxer Anna lancia un urlo e lo blocca. “Ma smettila porco, non ti reggi neanche in piedi!” io scivolo via dalla portata di Fabrizio, ho addosso una paura matta. Anna lo spinge sul mio letto e lui non oppone particolari resistenze. “…anzi guarda che ti facciamo…” e gli lega le braccia alla spalliera del letto con una mia maglietta, che avevo lasciata appallottolata sul comodino. Gambe aperte e piedi legati alla sbarre con il lenzuolo. “…ecco…così impari…” e ride, ritornando da me e riprendendo con le sue carezze. Ora sono ancora più eccitata, lo sguardo di Fabrizio addosso, che continua a protestare querulo e Anna, che è così bella, tutta per me. Ora sono io a sfilarle i pantaloni, a strapparle via il perizoma. Mi sento fra le sue cosce, ne rimango piacevolmente intrappolata. Comincio a leccarle la fica mentre con i i polpacci mi spinge sulla schiena. La apro con entrambe le mani, succhio il suo clitoride mentre le faccio un ditalino. Si contorce, ansima ancora più forte, sembra impazzita e anche io sono eccitata da morire. Le affondo la lingua dentro e la succhio tutta, la bevo, mentre mi urla il suo orgasmo. Mi libera dalle sue cosce, mi abbraccia, mi sconvolge, mi palpa, mi graffia, mi bacia. Ride ancora più forte e mi bacia ancora più intensamente, succhiando dalle mie labbra il suo orgasmo. E all improvviso si fa timida, e mi dice che nessuno l’aveva mai leccata così…E solo allora mi ricordo di Fabrizio e realizzo che c’è anche lui, ed era la sua voce a protestare e non una radio messa in sottofondo. Sembra sconvolte come se avesse raggiunto lui l’orgasmo, ha il cazzo che sembra scoppiare. “Sai cosa Anna?…è che però alla fine il cazzo mi piace troppo…” e lei ride ancora più forte.
Mi prendo la mia dolce vendetta con Fabrizio, abbasso i suoi boxer e mi metto a cavalcioni su di lui. Ho la fica bagnatissima, me la apro un po’ mettendomi su di lui e prendendo solo la sua cappella. Anna lo bacia e lui comincia a mugolare. Penso di averlo bagnato tantissimo. E nenanche io ce la faccio più troppo a resistere. Mi impalo su di lui, dandogli la schiena. Comincio a scoparlo davvero forte, vorrei scoparmi anche le sue palle. Anna è di fronte a me e mi guarda, estasiata. Mi guarda le tette che vanno su e giù, osserva il mio bacino che si prende tutto il cazzo di Fabrizio. E quando chiudo gli occhi lei mi abbraccia, schiaccia il suo seno contro il mio e segue il ritmo della mia cavalcata, come se fossimo in due a chiavarci un cazzo solo. Mi infila un dito in culo e mi muovo ancora più veloce, urlo, godo, e Fabrizio scoppia dentro di me con la sua sborra. Sembra davvero esanime sul letto, non ha voglia di protestare ne di fare più nulla. Non chiede neanche di essere slegato, si addormenta come un bambino. Io mi metto addosso la prima cosa che mi capita sotto tiro, Anna segue il mio esempio. Mangiamo i cornetti che aveva preso, col cioccolato raggiungo definitivamente la pace dei sensi. “…Fabrizio non lo svegliamo?” , Anna è assalita da uno stupido senso di colpa. Io le rispondo divorando anche il cornetto che sarebbe toccato al bell’addormentato.
Quando si sveglierà avrà un motivo in più per darmi della vacca.


fantasticato da DolcaMorgana | il mio blog | alle 13:16 | commenti (5)


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giovedì, dicembre 22, 2005

"Adesso voglio esporre il seguente concetto. Accade a volte che talune fanciulle, rivelino a certi ammaliati viaggiatori - i quali hanno due volte, o molte volte, la loro età - la propria vera natura, che non è umana, ma di ninfa (e cioè demoniaca); e intendo designare queste elette creature con il nome di «ninfette».[…]Quello che mi fa impazzire è la natura doppia di questa ninfetta - di ogni ninfetta, forse; questo miscuglio, nella mia Lolita, di un'infantilità tenera e sognante e di una sorta di raccapricciante volgarità […]Non sapevo proprio nulla della mente del mio tesoro, e che probabilmente, dietro gli atroci cliché giovanili, c'era in lei un giardino e un crepuscolo, e la cancellata di un palazzo - regioni velate e adorabili a me lucidamente e assolutamente proibite[…] Penso agli uri e agli angeli, al segreto dei pigmenti duraturi, ai sonetti profetici, al rifugio dell'arte. E questa è la sola immortalità che tu e io possiamo condividere, mia Lolita."
(da "Lolita", di Vladimir Nabokov)


Secondo gli antichi greci la bellezza e la bontà erano imprescindibilmente legate: “kaloskagathòs”, ciò che è bello è necessariamente buono. A mio modesto parere invece ciò che è bello contribuisce al buono: un bel quadro rende piacevole un attesa dal dentista, un bel panorama di fronte alla propria scrivania invita allo studio e una pin up succintamente vestita come sfondo del desktop alleggerisce il lavoro. Un bel professore può essere un ottimo stimolo a studiare, ho ribadito a me stessa appena sei entrato in aula. Biondo, impettito e l’aria vagamente da stronzo. Mi sei piaciuto subito, lo ammetto senza difficoltà e i pensieri nobili e filosofici hanno ben presto ceduto il posto a tanti, tantissimi altri altrettanto nobili per carità, ma decisamente meno platonici. Immaginavo come sarebbe stato accarezzarti i capelli mentre al posto della tua lezione mi avessi sussurrato nell’orecchio porcate. Come mi avresti leccato, accarezzato, morso, chiavato. E tutto mentre ero in prima fila ad annuirti fingendo attenzione. E’ cominciato come un gioco, per il semplice piacere di sgomitare e ridacchiare con le mie amiche quando entravi in aula o per sentire i commenti gelosi di qualche maschietto alle mie provocazioni. Poi il gioco è diventato una specie di ossessione accompagnato da una malsano proposito di realizzare le mie intenzioni. E forse hai notato anche tu quella ragazza sempre in prima fila, con le sue magliette scollate e gli occhi che ti avrebbero divorato. Interventi, battutine, sguardi, per chi desidera tanto qualcuno, ogni cosa è un ottimo trampolino di lancio.
E oggi ho bisogno di te. Ma davvero bisogno eh! Siamo ad una settimana dall’esame e ci sono un sacco di cose che devono ancora entrarmi in testa e…l’orario di ricevimento servirà pure a qualcosa no?! Mi sono agghindata con molta più cura del solito, partendo dall’intimo “…che non si sa mai…” mi punzecchiava nel cervellino un diavoletto. Il risultato però è stato decisamente convincente, il conflittuale rapporto con me stessa è andato a farsi fottere per lasciar spazio all’insostituibile e così femminile piacere di sentirmi irresistibile. Il ticchettare dei miei tacchi e la musica a palla del mio Mp3 mi hanno portato da te. Busso, nella stanza non ci sei ancora. Mi accascio un po’ delusa su una sedia che c’è nel corridoio. Non c’è nessuno. Tiro fuori dalla borsa il mio libro e comincio a leggere, gambe accavallate e un pugnetto che mantiene la testa, assorta. Non mi accorgo dei tuoi passi e il “Buongiorno Signorina!” quasi mi spaventa. Chiudo automaticamente il libro e mi alzo in piedi di scatto, come una marionetta rispondo al tuo saluto. Un sorriso, sai che ti si illumina il viso? Prendi il libro fra le mani e ridi adesso “Nabokov…Lolita…gran bel libro…” ora sono io che sorrido imbarazzata “…hai visto anche il film di Kubrick?” ma è la classica domanda per smorzare un po’ la tensione e non aspetti una risposta. Cominci a chiedermi come va, se mi sono iscritta all’esame e se mi sento pronta. Sei affabile, disponibile quasi. Non ti facevo così.
“Allora signorina che dubbia ha?!” ed io appoggio con fare sconsolato il mio libro pieno di post-it e di annotazioni sulla sua scrivania. “…ma signorina, non si farà mica prendere dalla paura!” e ride facendomi l’occhiolino, lo scostumato “io che la vedevo sempre così seria e sempre in prima fila…”. Non so se esser contenta confermando a me stessa che sì, mi haidavvero notato o prendermela un po’ per il tuo fare canzonatorio. Ritratto tutto, sei esattamente lo stronzetto che immaginavo.
“Su, prenda quella sedia, si metta accanto a me…” . Obbedisco. Apro il libro e comincio con le mie domande. Mi rispondi subito, spiegazione esauriente e gesticoli enfatizzando il tutto. Accavallo le gambe, non riesco a star ferma sulla sedia, il mio nervosismo + evidente. E tu come risposta poggi la mano sulla mia coscia. Non vedo nessun valido motivo per protestare. La mano è li e non accenni a togliermela mentre leggo un altro paragrafo, anzi la spingi un po’ più. Mi blocco in attesa di una tua spiegazione che tarda ad arrivare. E hai cominciato a strofinare il palmo della tua mano sul mio autoreggente con un vigore inaspettato, come se me lo volessi strappar via. Inizio a boccheggiare, all’improvviso non capisco più niente, il sangue mi martella nelle tempie e le mie guance che avranno sicuramente preso fuoco. Ma infondo era quello che volevo, no? Mi prendi la testa fra le mani e mi mordi le labbra e poi le mani scendono giù sulle spalle, afferrandole e poi ancora più giù, afferri i miei polsi e li blocchi facendomi alzare. “Signorina glielo hanno mai detto che non bisogna provocare e poi nascondersi?”. Mi sento stordita. Mi fai sedere sulla sua scrivania e chiudi con due mandate la porta della stanza. E quando ti avvicini continui a giocare con i miei autoreggenti e mi togli gli stivali. Evito il tuo sguardo, mi sembra pazzesco ciò che sta succedendo. “L’aspettavo sa? L’avevo notata e avevo anche notato le sue provocazioni…” . Mi sento imbarazzatissima e stupida. Poggi entrambe le mani sulle mie tette e me le strizzi, prendendole a piene mani. E mi sfili via le mutandine. “Lo voleva vero?” Trovo ridicolo ed insieme eccitantissimo questo tuo voler tenere su ancora le distanze linguistiche, mi fa impazzire quando mi guardi e so che mi vuole chiavare e continui a darmi del lei. Ti stacca da me all’improvviso e ti metti sulla tua sedia, sbottonandoti i pantaloni e portando giù i boxer. Hai il cazzo durissimo in mano. “Si metta su!” Eseguo senza fiatare, le mie ginocchia ti stringono il bacino e comincio a prendermi il tuo cazzo, scivolando su e giu. Mi infili un dito in culo e la mia eccitazione, già indescrivibile, arriva davvero alle stelle. Mi muovo sempre più veloce, il tuo cazzo mi sembra scoppiare dentro. “…no…no aspetta…così vengo…”. E mi scosti via da te, finisco in piedi, chinata a pecora con il mio busto sulla sua scrivania. Mi hai sollevato la gonna sulla schiena, mi accarezzi il culo mentre contempli la scena: questa giovane Lolita in auto reggenti a pecora che sembra scoppiare dal piacere e non resistendo ha anche cominciato a farsi un ditalino nella sua fichetta bagnatissima. E tu ci dai dentro, mi apri il culo ancora ti più con due dita, inzio a contorcermi a protestare, mi sembra impossibile. E tu invece continui, le sbatti tutte, facendole entrare ed uscire completamente, finchè non ho smesso di contorcermi sulla scrivania e rimango ferma,accarezzandomi la fica, con gli occhi chiusi a godermi il mio attimo lucente di piacere. “Eh no eh!…ora mi fai un pompino e mi fai venire in bocca…!”…Mi viene da ridere, è la prima volta che non mi dai del lei. Poggi una mano sul tuo fianco e l’altra mi dà il tuo cazzo. Comincio a succhiarlo e tu mi tocchi le tette, mi dai ordini, dici di andare più veloce. Ed obbedisco, prendo il tuo cazzo fino in gola, succhio di più e vado velocissimo, finche non mi sborri in bocca. Ti accasci sulla sedia ed io ne approfitto per rimettermi gli stivali e cercare di “ricompormi” un po’. Non ti lascio il tempo di dire nulla ho recuperato tutte le mie cose. Ti sei rivestito anche tu e mi sorridi, stavolta sei tu quello un po’ imbarazzato. Ti allungo la mano e stringo la tua, sorrido.
“Arrivederci professore, è stato davvero molto gentile!”


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martedì, dicembre 06, 2005

"La serata si prospettava quasi anonima,passeggiavo per le vie della mia città quasi stranita come se fossi su un altro pianeta...pensieri che si rincorrevano come treni che sfrecciano nelle stazioni...pensavo a quanto queste feste di natale per me erano tristi...cupe di brutti ricordi...amicizie finite e amori sfiorirti.
Nel mio perigrinare notturno non mi ero accorta di essere finita davanti alla casa di un mio amico che non vedevo da tempo...forse non abitava nemmeno più lì...erano circa 6 anni...che non avevo notizie sue...mi fermai e sbircia sui campanelli...eccolo stavo per suonare ma mi bloccai quando notai che accanto al suo cognome ce n'era un altro...mi morsi le labbra e strinsi meglio la cintura del cappotto...pensai a quanto eravamo stati vicini...pensieri,parole,gesti...e poi quel bacio aveva distrutto tutto...

Stava per andarsene quando sentì il portone aprirsi...alza gli occhi e si ritrova a fissare gli occhi di Filippo che la guardano sorpresi...un sorriso...il suo magnifico sorriso,mai dimenticato prende posto di quel suo sgurado e con gioia l'abbraccia stritolandola.
Mi prende le mani e mi trascina dentro l'antro del palazzo...sto per dire qualcosa...ma mi tappa la bocca dolcemente con un dito...mi trascina nell'ascensore...sono stranita...non sò che pensare,dire e fare...mi stupisce che non gridi,strepiti...lo aveva letteralmente abbandonato sparendo nel nulla.
Lui la guarda e senza avvisarla...la bacia...leccando piano le labbra...Angela è stupita,sconvolta...lo ha da sempre desiderato...ha sempre voluto quella bocca sulla sua...quelle mani attorno al viso...aprì piano le labbra...e lasciò che lui prendesse possesso della sua bocca...le lingue unite...a giocare...le mani a coppa sui seni...non si era accorta che aveva aperto il cappotto e che il calore del suo corpo si era unito a quello di lui...le mani di lui che correvano su tutto il corpo...il bacio divenne più pressante...più voglioso...la mano destra corse alle sue natiche...per spingerlo a se...e sentì...il desiderio forte pressante...abitava all'ultimo piano...le porte si aprirono...e presi dalla passione...aprirono a malapena la porta...
Il cappotto fini per terra...assieme ai loro vestiti...la fece girare...e la fece appoggiare al muro...prese a leccargli il collo piano partendo dai lobi che succhiò con passione..sussurrando il suo nome...scese sul collo lasciando una scia umida...il desiderio era forte...pressante...scivolando lungo la schiena...brividi di piacere...sentire la lingua...infilarsi nel solco del fondoschiena fu la goccia che fece traboccare il vaso,Angela si giro...lo fece alzare e lo baciò con passione...lo fece stendere per terra e con un sorriso malizioso si chinò...leccando piano i capezzoli...succhiandoli...con estremo piacere...gemiti dalla sua bocca...scese fino all'ombelico che prese a leccare...a riempire di saliva...che dopo risucchio...mentre la mano scese ad accarezzarlo...prendendolo piano fra le mani...caldo,duro,possente...accarezzando la punta...i gemiti di Filippo la stuzzicarono...le labbra scesero...e con la lingua presero a giocare con il suo desiderio...leccandolo...lasciando una scia di saliva correre fino alle palleche inseguì fino a succhiarle...tenendole in bocca...risalì...fino a leccarlo tutto e a ingoiarlo con calma...Angela prese a muovere la bocca su e giù...fino a sentirlo gemere...piacere...delizioso piacere...non voleva farlo esplodere...doveva marchiarla con il suo miele...sul corpo...lo torturò finchè..."


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venerdì, dicembre 02, 2005

Le gocce di pioggia indecise sbattono sul vetro del lucernario sopra al letto. Scandiscono inconsapevoli il ritmo della danza che si sta consumando su quell'altare di raso rosso. Scivolano in trasparenza, punte dall'aria gelida fuori, regalando piccoli riflessi vibranti delle fiamme che ardono nel camino. Il chiarore tremolante vibra nei muri e mi concede il tuo profilo. La tua pelle liscia e umida di piacere scivola in quel chiarore senza smettere di danzare. Ti volto. Voglio il tuo segreto. Ti stendo piano sulla schiena e le mie labbra curiose si insinuano tra le tue cosce, che si scostano generose. Arrivo al bruciante ardore nel vertice. Umido di desiderio. Di voglia. Regalo le mie labbra e la lingua a quell'attesa ansimante. Ne bevo ogni goccia. Ne lecco ogni anfratto e ti sento tremare. Il respiro si accorda al tremore del fuoco. Poi la tua mano si aggrappa alla mia erezione. La scorre. La stringe. Fa da guida alle tue labbra. Alla tua bocca che la circonda e la inghiotte. Ne succhia ogni ambizione. Quasi stupita di tanta velleità. Ora girati. Concedimi la rotondità delle tue natiche. Le mani decise le allargano. Le tendono scostandole. Svelando il buco del culo. Lo bagno con la lingua prima di affacciarmi con la tensione del mio desiderio. Mi insinuo lento con la punta. Poi, inatteso ed improvviso, un singolo colpo secco ti concede l'integrità pulsante umida della tua saliva. Milioni di scosse ti percorrono lungo la schiena ed in tutto il corpo. Un grido lacera il silenzio e vibra nei muri, scorre con le gocce di pioggia nel vetro. Nell'attesa di sciogliersi in un orgasmo che cola. Un orgasmo da bere.


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Prendimi così...prendimi adesso.......

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Categoria: peccato

 

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domenica, novembre 27, 2005

Non posso trattenere questo fuoco tra le gambe....non resisto,vieni mi dentro...ti prego,aprimi con la tua forza,ho bisogno di te.....stanotte....ti voglio....

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Categoria: sei la mia perversione

 

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giovedì, novembre 03, 2005

”L'amore ha fatto scoppiare il suo ermetico cuore/ Come nei campi un'ape, nera e ambra, /Rompe il bozzolo invernale, per arrampicarsi /Sull'erba intiepidita dai novelli raggi di sole.
Di malizia albeggiano i suoi occhi ora /E sull'iride colorata è un luccichio /Simile a quello sull'ali ripiegate /Dell'ape, prima del volo.
Chi, con un soffio conturbante, preciso/ Ha aperto le ali del giovane spirito timido? /Chi ha eccitato l'animo a un inesperto volo /Nei suoi occhi di giovane ape incerta?
Grave rende l'amore la sua voce; /Il ronzio delle sue ali esitanti, pesanti, /Fa tremare di consapevolezza le cose comuni /Che dice, e le sue parole rallegrano.”
“ Ragazzina”-David Herbert Lawrence
 
Com’è successo? Si potrebbe chiamare in causa il Destino o iniziare a disquisire sui casi della vita. O semplicemente potrei parlare di quell’amica che quella sera mi ha presentato quel suo amico.
E poi com’è stato?Semplice…come cantare sotto la doccia a squarcia gola quando sai che nessuno ti ascolta, o come accarezzare un gatto quando fa le fusa. O come ammalarsi.
“Dai che stasera quando finisco di lavorare passo da te”. Forse la sfiga un po’ me la sono tirata addosso, ma chi l’avrebbe mai detto che quel mio “…mi farebbe tanto piacere ma non sto benissimo” si sarebbe poi trasformato in un bel trentanove di febbre?! Il tempo di scoppiare a piangere in una farmacia per farmi visitare, per sentirmi dire un “no qui non siamo autorizzati” e di infilarmi a letto con tanto in compagnia di una tachipirina e degli antibiotici e il mio bel prode bussa alla porta. E per la prima volta in tutto il pomeriggio sono pensieri civettuoli e tipicamente femminili a preoccuparmi. Dio se questo mi vede in ‘ste condizioni scappa. Sei accompagnato da un amico che vedendomi come uno straccio pensa bene di salutarmi, con tanto di pacca sulla spalla con un “Ah la febbre!…Chissà quanto ce l’avrai calda!”
Può darsi” bofonchi mentre mi infilo a letto con aria tragica avvinghiandomi con il piumone. No, non sei ancora scappato. E’ bontà d’animo la tua o semplice educazione? Eppure mi sembra di conoscerti da sempre, si sta bene con te. Mi stordisci con le tue chiacchiere, io non posso parlare e se non fosse per te non avrei fatto che lamentarmi, da brava bimba viziata. Mi misuri la febbre, mi sistemi il letto. Sì, si sta bene con te. Poggio la testa sulla tua gamba, siamo attorcigliati, pensare che fino a poco prima mi sembrava di non conoscerti per niente ed ora mi accarezzi il viso con una dolcezza che mi fa morire. L’amico se n’è andato, non voleva disturbare, ti ha salutato urlando “…poi mi dici se ce l’aveva calda!”. Tu continui con le tue carezze. Hai il potere di farmi sentire desiderabile come una dea sexy anche se mi sento uno zombie. Pensieri grandi e assoluti, i miei, e insieme stupidi. Pensieri che fai quando cominci ad innamorarti di qualcuno. Io in quel momento pensavo che non sarei più riuscita a fare a meno di te. Le tue mani mi accarezzano la bocca ed io ti succhio le dita, tanto, a lungo. Prima ciucciandole tutte ad una ad una poi scorrendo con la lingua la punta del medio. “Colpa tua e delle tue maialate”, mi dirai in seguito per giustificare quel bacio. Bellissimo, dolce, caldo. “Ma guarda che io ho la febbre…” mi sembra la cosa più intelligente da dire per riempire quegli interminabili secondi di silenzio che lo hanno seguito. E per fortuna la cosa non ti ha intimorito e ne sono seguiti altri baci, se possibile ancora più belli, dolci, caldi. Le tue mani mi cercano il seno sotto la maglietta, e lo stringono, stuzzicano i capezzoli . Una carezza lunga, più profonda delle altre, scosta l’elastico del mio pigiama e la tua mano si ferma sul mio pube. E la carezza continua ancora più in profondità con le tue dita che cercano i miei umori e spingono sul clitoride, massaggiandolo irresistibilmente. Affondi che cominciano piano e poi aumentano, seguendo il ritmo dei miei sospiri eccitati, mentre mi avvinghi al tuo collo, pregandoti di non smettere. Mi aggrappo con le unghie alla tua schiena, ti stringo ancora più forte e grido soffocata dal piacere per le tue carezze. Arrivo sulle tue mani e ci avvinghiamo ancora di più ridendo, mentre a me gira la testa. “…Guarda che è colpa tua se mi è risalita la febbre…”, ma sono poco credibile con le mie lamentele.
-…perché non ti fai una bella doccia?…magari stai meglio…- mi porti in braccio accompagnandomi al bagno.
Il mio pigiama scivola subito via, le tue carezze sono sempre più piacevolmente invadenti. Ti sbottono i jeans, tiri via la tua maglietta, siamo uno di fronte all’altro, nudi, eccitati, stupendi. L’acqua scorre su di noi, uniti, indivisibili con quel piacevole caldo che ci accoglie, passato ogni imbarazzo, le nostre mani sono attente esploratrici. Mi insaponi premuroso il seno e poi la schiena, abbracciandomi. Faccio lo stesso anche io ma poi scivolo giù, inginocchiata a prendere il tuo cazzo in bocca, mentre ti accarezzo il petto. Mi afferri dalle spalle ed io aumento il ritmo, mi massaggi la schiena, mentre ti lecco le palle. E’ tutto così caldo e bagnato. Lecco solo la punta e gioco con le mani, l’acqua mi scorre in viso poi mi stringi le spalle più forte, un tuo gemito di piacere e all’improvviso c’è anche il tuo seme a scorrermi sul viso. Mi accarezzi ancora, con la scusa di insaponarmi bene, mi sciacqui piano la faccia e non ti perdi un centimetro del mio corpo. Ancora carezze sotto l’acqua, indescrivibili. La mia gamba avvinghiata al tuo bacino, e tu che mi tocchi, ancora, più forte, facendomi gemere e supplicare, mentre mi sembra di impazzire ancora e ancora.
Chiudi l’acqua, hai mille premure avvolgendomi nell’accappatoio. E finiamo di nuovo sul letto, bagnati ed eccitati. Sotto le coperte, ad accarezzarci di nuovo, baci frenetici e gambe che si avvinghiano fra le lenzuola. Due corpi che si cercano e gia non riescono  a fare a meno l’uno dell’altra. Finisco stesa su di te, a leccarti il cazzo mentre tu mi apri con le mani e mi succhi. Tremo e godo e continuo ad averti in bocca, il tuo cazzo è gia di nuovo durissimo, mi piaci tanto, ti voglio.
Le nostre teste posano insieme sul cuscino, sei così bello.
-…ho tanta voglia, lo facciamo?- supplico.
Un sorriso, un abbraccio-…ho tanta voglia anche io…- un altro bacio, di quelli irresisitibili.
Ti alzi verso la mia scrivania, verso il tuo marsupio, il tuo portafoglio ed i preservativi. Ho freddissimo, mi sarà risalita la febbre, ma chissenefrega. Mi infilo la mia felpona e ti vengo vicino, per sedermi sulla scrivania. Mi faccio spazio fra i libri, e divarico le gambe. Ancora un bacio e hai il preservativo. Ti fai strada e cominci a  penetrarmi piano, abbracciandomi, cullandomi. Mi stendo completamente sulla scrivania, le mie cosce ti cingono i reni. I colpi si fanno sempre più veloci e secchi, sollevi la mia felpa e ti aggrappi alle mie tette mentre ti muovi più forte. E’ stupendo vederti godere, è così bello godere con te. Grido di piacere, ti cingo il bacino ancora più forte e tu mi vieni dentro, mentre cominci a baciarmi e a stringermi. I nostri corpi attaccati ed indivisibili, il mio seno sul tuo petto. E’ davvero così bello stare con te.
Mi rifai il letto e mi aiuti a vestirmi, misuro la febbre che è salita davvero, ma chissenefrega, una dormita sopra e domani andrà meglio, vero? Tanto da oggi so che potrò sempre contare su di te, dico ridendo, il mio infermiere di fiducia.
Mi sveglio la mattina più leggera, chissà magari è davvero questa la terapia più efficace contro i malanni di stagione. “…poi ieri sera tornato a casa ho preso due Aspirine, sai per prevenire…stasera se vuoi  passo a controllare se stai meglio”. No, non capitano tutti i giorni infermieri così premurosi.

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giovedì, ottobre 27, 2005

Test e sondaggi su sesso e erotismo: Come va a sexy fantasie?

Come va a sexy fantasie? Un test che si compone di 8 domande per capire che sexy-fantasie hai e capire com'è la tua donna idele. Per ogni domanda sono previste 5 diverse risposte, tra le quali devi sceglierne una soltanto: la A), la B), la C), la D) o la E). Rispondendo alle seguenti domande poi verificate a quale lettera hai dato la maggioranza delle tue risposte, dopodiché andrai a leggere il relativo profilo:
A tavola, quale tecnica usi per mangiare la pizza?
A) la tagli prima in quattro fette e poi otto, in modo da ottenere fette regolari
B) tagli una fetta dopo l'altra, eliminando il bordo
C) la tagli in piccoli bocconi, che poi assapori lentamente
D) mangi prima la parte centrale e man mano raggiungi il bordo
E) la pieghi in due e la mangi con le mani, come se fosse un panino

Che cosa aggiungeresti a questa immagine?
sexyA) assolutamente nulla
B) una sottoveste di seta
C) un paio di gerrettiere nere
D) un tatuaggio che raffigura una farfalla
E) le tue mani, piazzate strategicamente lì

Che cosa ti viene in mente quando fai benzina al self-service?
A) la metà del costo va in tasse
B) al self-service si risparmia ma è scomodo
C) l'energia ha sempre un suo costo, ma ne vale la pena
D) al vostro prossimo incontro la stupirai con effetti speciali
E) ieri sera a letto con lei sei stato strepitoso

Come protagonista di un calendario erotico per sole donne, che mese preferiresti interpretare?
A) gennaio, tra soffici piumoni
B) ottobre, sotto la pioggia con un ombrello
C) maggio, mentre ti insaponi sotto la doccia
D) luglio, appoggiato al tronco di una palma
E) dicembre, a cavalcioni di una stella cometa

Sei a Parigi in un viaggio d'affari e le mandi una cartolina che raffigura:
A) la Gioconda
B) la collina di Montmartre
B) l'Arco di Trionfo
B) la Torre Eiffel
B) una baguette

Secondo te, per una donna il massimo dell'erotismo maschile è...
A) una figura rassicurante come Michele Cucuzza
B) un piacione come Leonardo Pieraccioni
C) un bello patinato come George Clooney
D) un tenebroso come Alessandro Gasmann
E) un muscoloso palestrato come Pietro Taricone del Grande Fratello

Un paio di guanti ti fanno venire in mente:
A) che siamo in inverno
B) che tra poco è il suo compleanno
C) che il fascino sta nei dettagli
D) che la pelle è molto piacevole da accarezzare
E) che hai finito i preservativi

Nelle tue fantasie, la immagini nuda con...
A) una collana di perle
B) un paio di occhiali da sole
C) un paio di scarpe con tacco a spillo
D) un piatto di panna montata
E) un levriero al guinzaglio
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sabato, ottobre 22, 2005

sei il mio creatore...
hai modellato i miei desideri
hai creato la eva che c'è ora
grata a te in eterno
ma grata al destino che mi ha fatto incontrare te...


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Categoria: sei la mia perversione

 

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